Nella giornata di lunedì (12 ottobre), la Marina nazionale francese ha intercettato in alto mare la petroliera DF Peak, a circa 450-500 miglia nautiche a sud dell’isola di La Réunion, nell’Oceano Indiano. La nave, battente bandiera del Benin e già sottoposta a sanzioni statunitensi, britanniche ed europee, è sospettata di appartenere alla “flotta ombra” russa, rete di petroliere con cui Mosca, sotto falsa bandiera, esporta carburanti eludendo le sanzioni occidentali.

L’operazione è stata condotta dopo che le autorità francesi avevano rilevato anomalie relative alla nazionalità dichiarata dalla nave. Un’ispezione a bordo e l’esame della documentazione hanno confermato, secondo la Procura di Saint-Denis, l’irregolarità della bandiera. Il tribunale marittimo è stato quindi informato e la petroliera è stata dirottata verso La Réunion, sotto scorta della Marina francese.

La Procura ha aperto un’indagine giudiziaria per verificare la mancata dimostrazione della nazionalità della nave da parte del comandante durante un controllo in mare. Il reato, previsto dal Codice dei trasporti francese, può comportare fino a due anni di reclusione e una multa di 300mila euro, oltre alla possibile confisca della nave.

L’inchiesta dovrà inoltre chiarire chi controlli effettivamente la DF Peak, identificando proprietario e armatore. I 21 membri dell’equipaggio, di diverse nazionalità, sono rimasti a bordo e sono sottoposti a misure restrittive della libertà per una durata iniziale di 48 ore, prorogabile su decisione giudiziaria.

Il presidente francese Emmanuel Macron ha rivendicato l’operazione, presentandola come parte della più ampia strategia di contrasto alla flotta fantasma utilizzata dalla Russia per aggirare le sanzioni occidentali sul petrolio. “La Francia è determinata a combattere la flotta fantasma, ovunque nel mondo”, ha scritto sui social, sottolineando che l’intervento è stato condotto nel rispetto del diritto internazionale del mare.

La “flotta ombra” comprende centinaia di petroliere spesso caratterizzate da strutture societarie opache, cambi frequenti di bandiera e, in alcuni casi, standard assicurativi e di sicurezza inferiori a quelli normalmente richiesti dal settore. Secondo Macron, il fenomeno avrebbe dimensioni considerevoli: in precedenti dichiarazioni il presidente francese ha parlato di una rete compresa tra 600 e 1.000 navi.

Tra Oceano Atlantico e Indiano, la Marina francese è tra le più impegnate nella lotta al traffico illecito di carburanti russo. Sul tramontare del mese di maggio, aveva abbordato l’imponente nave Tagor, allora battente bandiera guineana, rintracciandola anche grazie al portale ucraino War & Sanctions, che tiene traccia della flotta. Anche l’Italia conduce missioni simili nel Mediterraneo, che le hanno permesso di intercettare la petroliera Toa Payoh nel mese di agosto al largo di Pantelleria.

Per quanto riguarda la DF Peak, precedentemente denominata Kaliningrad, questa era già stata localizzata dalla Francia quando si trovava al largo del Madagascar, dopo una partenza dal Venezuela.

L’operazione rischia tuttavia di aprire un nuovo fronte diplomatico tra Francia e Russia. L’ambasciata russa a Parigi ha definito il sequestro una “palese violazione del diritto internazionale”, arrivando a parlare di “pirateria”. Mosca sostiene inoltre di non essere stata informata dalle autorità francesi e sta verificando l’eventuale presenza di cittadini russi tra i membri dell’equipaggio.

Per Parigi, invece, il punto centrale è la verifica della nazionalità della nave e del rispetto delle norme applicabili in alto mare. L’inchiesta giudiziaria dovrà ora stabilire se le irregolarità riscontrate siano sufficienti a determinare ulteriori responsabilità penali.

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