Gli Stati Uniti stanno aumentando la pressione sull’Ucraina affinché interrompa gli attacchi contro le raffinerie e le altre infrastrutture energetiche russe. Secondo quanto riferito dal Kyiv Independent, citando funzionari ucraini, Washington avrebbe minacciato di sospendere sia la condivisione di informazioni di intelligence sia le forniture di armamenti acquistate attraverso il programma Prioritised Ukraine Requirements List (PURL).

Le minacce sarebbero state rivolte direttamente ad alcuni dei principali esponenti militari e governativi ucraini. Tra i funzionari che avrebbero ricevuto telefonate dagli Stati Uniti figurano Pavlo Palisa, vicecapo dell’Ufficio del presidente responsabile per gli affari militari, e Mykhailo Drapatyi, comandante in capo delle Forze armate ucraine. La Casa Bianca, tuttavia, non ha confermato pubblicamente i contatti né le minacce riportate dalla stampa.

Al centro della disputa c’è il nuovo “cessate il fuoco energetico” annunciato da Donald Trump domenica (11 ottobre). Il presidente statunitense ha dichiarato che Russia e Ucraina avrebbero concordato di interrompere immediatamente gli attacchi contro le rispettive infrastrutture energetiche. Kyiv, però, ha sostenuto di non essere stata informata in anticipo dell’accordo e di aver appreso dell’intesa attraverso l’annuncio pubblico di Trump. Anche Mosca non ha fornito una conferma chiara dei termini dell’intesa.

La questione assume particolare rilievo per l’Ucraina perché gli attacchi contro le infrastrutture energetiche russe rappresentano uno dei pochi strumenti efficaci utilizzati da Kyiv per colpire la capacità di finanziamento e produzione militare di Mosca.

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La fragilità dell’iniziativa statunitense è emersa poche ore dopo l’annuncio. La Russia ha infatti colpito una centrale termoelettrica a Kharkiv, mentre ulteriori attacchi hanno provocato vittime e danni alle infrastrutture ucraine. Zelensky ha quindi ribadito che l’Ucraiba è disponibile a rispettare una tregua energetica, ma soltanto se sarà reciproca e comprenderà l’intero sistema energetico, non soltanto le raffinerie.

“In Ucraina abbiamo una sola raffineria”, ha ricordato il presidente ucraino, sottolineando la disparità tra i due Paesi. La Russia dispone invece di una vasta capacità di raffinazione e di esportazione petrolifera. Per Kyiv, dunque, un accordo limitato alle raffinerie rischierebbe di congelare uno degli strumenti di pressione sull’economia russa senza garantire la protezione delle infrastrutture ucraine.

A rendere la situazione ancora più delicata è il ruolo del PURL. Lanciato dalla NATO nel 2025, il meccanismo consente agli Alleati di finanziare l’acquisto di armamenti statunitensi destinati all’Ucraina. Secondo la NATO, oltre due terzi degli Alleati hanno aderito all’iniziativa, finanziando più di 6 miliardi di dollari di equipaggiamenti statunitensi.

La pressione statunitense si lega inoltre alla volontà di Trump di ridurre i prezzi dell’energia in patria, in vista delle elezioni di mid-term che vedono i suoi repubblicani sfavoriti nei sondaggi. Il presidente statunitense ha recentemente sostenuto la necessità di fermare gli attacchi ucraini alle raffinerie russe, collegandoli anche alle tensioni sui prezzi del diesel negli Stati Uniti.

Per l’Europa, il rischio è che il nuovo approccio americano apra un ulteriore fronte di divisione all’interno del sostegno occidentale a Kyiv. L’Unione europea continua a chiedere garanzie sulla reciprocità di qualsiasi cessate il fuoco, mentre l’alto rappresentante Kaja Kallas ha espresso dubbi sulla disponibilità della Russia a rispettare l’intesa.

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