Il Consiglio dell’Unione europea, riunito in Lussemburgo nella sua composizione Affari esteri, ha raccolto l’invito della Commissione europea e ha adottato una serie di decisioni rilevanti sul fronte dell’allargamento. L’istituzione ha infatti dato il via libera politico all’apertura di due nuovi cluster negoziali con Ucraina e Moldova, nel mentre che il Montenegro ha provvisoriamente chiuso altri tre capitoli e l’Albania si prepara a concluderne uno.
La data di ieri, 13 ottobre, è stata ribattezzata da Thomas Byrne, ministro di Stato irlandese per gli Affari europei e la Difesa e presidente di turno del Consiglio, un nuovo “Super Tuesday” dell’allargamento, dopo il “Montenegro Monday” del giorno precedente. Gli Stati membri hanno concordato di procedere con l’apertura per Ucraina e Moldova dei cluster 2 e 3 dei negoziati di adesione, dedicati rispettivamente al mercato interno e alla competitività e crescita inclusiva.
I passi avanti di Ucraina e Moldova
Per Kyiv e Chișinău si tratta di un avanzamento significativo in un processo che, oltre alla dimensione tecnica, assume ormai un peso strategico per la sicurezza europea. L’Ucraina ha aperto il cluster 1, dedicato ai principi fondamentali, nel mese di giugno e il cluster 6, relativo alle relazioni esterne, nel luglio scorso. L’apertura di ulteriori aree negoziali consente ora di estendere il lavoro di allineamento all’acquis comunitario.
Il cluster 2 comprende settori centrali per il funzionamento del mercato unico: libera circolazione di beni, lavoratori, servizi e capitali, diritto societario, proprietà intellettuale, concorrenza, servizi finanziari e tutela dei consumatori. Il 3 riguarda invece la competitività e la crescita inclusiva e comprende, tra gli altri, trasformazione digitale e media, fiscalità, politica economica e monetaria, occupazione, politica industriale, ricerca, istruzione e cultura e politica doganale.
L’avanzamento è arrivato dopo che il Parlamento ucraino ha approvato una modifica alla legislazione sull’istruzione relativa ai diritti delle minoranze linguistiche. La questione era diventata uno dei principali ostacoli politici all’apertura dei nuovi cluster, in particolare per le obiezioni sollevate dall’Ungheria. Il ministro degli Esteri ucraino Andrii Sybiha aveva indicato proprio la nuova legislazione come elemento necessario per sbloccare il processo.
Montenegro e Albania sempre più vicine a Bruxelles
Parallelamente, il Montenegro continua a consolidare la propria posizione di candidato front-runner nel processo di adesione. Bruxelles e Podgorica hanno provvisoriamente chiuso i capitoli 17, 18 e 19, relativi rispettivamente a politica economica e monetaria, statistiche e politica sociale e occupazione. Con le tre nuove chiusure, il Montenegro arriva a 21 capitoli provvisoriamente conclusi sui 33 complessivi.
Il risultato arriva dopo la conferenza di adesione del 14 luglio, quando erano stati chiusi provvisoriamente i capitoli sulla politica della concorrenza e sull’unione doganale e il Montenegro aveva potuto iniziare il lavoro di redazione del Trattato di adesione. Come ribadito anche dalla stessa commissaria europea per l’Allargamento Marta Kos, “il Paese è ormai nelle fasi finali del percorso verso l’adesione”.
La chiusura resta tuttavia provvisoria: secondo le regole del negoziato, gli accordi sui singoli capitoli non sono definitivi fino al raggiungimento di un’intesa complessiva su tutti i capitoli, quando dovrà esserci voto unanime da parte di tutti gli Stati membri. L’Unione europea mantiene inoltre la possibilità di tornare sui capitoli già chiusi qualora fosse necessario, ma nulla fa presagire che questo sia il caso.
Il Montenegro, anche in virtù delle dimensioni relativamente contenute del Paese, che permettono all’amministrazione di operare in prossimità dei cittadini, ha infatti dimostrato una notevole capacità di recepire e attuare l’acquis europeo, mantenendo un ritmo di riforme che gli ha consentito di procedere più rapidamente rispetto agli altri Paesi candidati dei Balcani occidentali.
Anche l’Albania rientra nella nuova accelerazione. Il Consiglio ha concordato la chiusura del capitolo 20, dedicato alla politica delle imprese e dell’industria. Si tratta del quarto capitolo provvisoriamente chiuso da Tirana, che, come era riuscita ad aprire tutti e 33 i settori sul finire dello scorso anno, ha fatto chiaro il proprio impegno a portare a termine il proprio percorso di adesione entro il 2030.
“Accolgo con grande favore questo significativo progresso e incoraggio l’Albania a proseguire sulla strada delle riforme fondamentali per avanzare nel processo nei prossimi mesi”, ha dichiarato Byrne.
Il contributo dei candidati alla sicurezza europea
L’accelerazione negoziale arriva mentre i ministri degli Esteri europei stanno ridefinendo il significato strategico dell’allargamento. Il Consiglio di ieri ha infatti discusso per la prima volta in modo esplicito dell’impatto sulla sicurezza di un’Unione allargata, in vista del dibattito strategico del Consiglio europeo del 15 e 16 ottobre. L’obiettivo è capire come i futuri Stati membri possano contribuire alla sicurezza e alla difesa dell’Unione già prima dell’adesione.
“L’allargamento è stato per decenni lo strumento di politica estera di maggior successo dell’Unione europea”, ha dichiarato l’alta rappresentante Kaja Kallas, sottolineando il contributo già fornito da Ucraina, Moldova e partner dei Balcani occidentali alla sicurezza europea. I ministri hanno quindi concordato di approfondire la cooperazione in materia di sicurezza e difesa con i Paesi candidati, sulla base dei loro progressi e del livello di allineamento con l’Unione.
La discussione si è intrecciata con la guerra russa contro l’Ucraina. Ieri, lo stesso Consiglio ha approvato il più ampio pacchetto di designazioni sanzionatorie europee mai adottato, rivolto a quasi 1.600 persone ed entità del complesso militare-industriale russo, oltre a 77 ulteriori designazioni legate alle elezioni russe organizzate nei territori ucraini temporaneamente occupati.


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