L’Europa non può ignorare la crescita delle capacità belliche russe e deve accelerare sullo sviluppo delle proprie capacità militari, anzitutto preservando le risorse per resilienza, sicurezza e industria della difesa nel prossimo Quadro finanziario pluriennale 2028-2034. E’ questa la richiesta estesa dal vicepresidente del Consiglio e ministro della Difesa polacco, Władysław Kosiniak-Kamysz, e dal commissario europeo alla Difesa e allo Spazio, Andrius Kubilius, in un punto stampa a margine del Forum sulla sicurezza di Varsavia, dove ieri è emersa con chiarezza la necessità che l’Europa assuma una maggiore responsabilità per la propria sicurezza.
Nel corso del Forum, Kubilius ha infatti sostenuto che, nell’ambito della cosiddetta “NATO 3.0”, gli europei dovranno assumere la responsabilità principale della difesa convenzionale del continente, mentre gli Stati Uniti manterranno un ruolo di supporto e continueranno a garantire la deterrenza nucleare. Una trasformazione che richiederà maggiori investimenti e lo sviluppo di capacità strategiche autonome, soprattutto nel settore spaziale, per ridurre la dipendenza militare europea da Washington, anche alla luce del progressivo spostamento delle priorità statunitensi verso l’Indo-Pacifico.
“Sono favorevole a portare la produzione del settore della difesa a un regime di economia di guerra. È quello che sta facendo attualmente la Federazione Russa. Non possiamo ignorarlo. Credo che sia arrivato il momento di prepararci a difendere la nostra civiltà”, ha affermato il ministro della Difesa polacco parlando al fianco del commissario Kubilius al termine di un incontro due i due hanno discusso del rafforzamento delle capacità militari europee, del programma SAFE e dei tagli previsti dalla presidenza irlandese del Consiglio dell’UE per il prossimo Quadro finanziario pluriennale (QFP) 2028-2034.
Il ministro polacco ha avvertito che l’Europa rischia di accumulare un ritardo industriale e militare sempre più difficile da colmare rispetto alla Russia, che ha già orientato una parte significativa della propria economia verso la produzione bellica.
“Se arriveremo troppo tardi, se non moltiplicheremo le nostre capacità e il nostro potenziale produttivo, se non utilizzeremo pienamente le strutture industriali di cui disponiamo, saremo costretti a recuperare il tempo perduto. E farlo sarà molto più costoso”, ha dichiarato Kosiniak-Kamysz, sottolineando che le conseguenze di un eventuale ritardo ricadrebbero anche sulle future generazioni.
Il ministro ha richiamato l’esperienza storica polacca durante la Seconda guerra mondiale e il difficile periodo successivo al conflitto per sottolineare l’urgenza di rafforzare la preparazione militare europea. “La nostra voce viene ascoltata in Europa, ma non tutti sono disposti ad accogliere le nostre richieste quando si tratta di definire la strategia europea di sicurezza e difesa”, ha aggiunto.
Per Varsavia inaccettabili i tagli alla sicurezza nella nego box irlandese
Le dichiarazioni arrivano mentre si intensifica il confronto sul prossimo bilancio pluriennale dell’Unione europea. La nuova “negotiating box” presentata il 10 ottobre dalla presidenza irlandese prevede una riduzione complessiva di circa 159 miliardi di euro a prezzi correnti rispetto alla proposta della Commissione, equivalente a un taglio dell’8%. Particolarmente rilevanti sono le riduzioni previste per la rubrica dedicata alla competitività, alla ricerca e alla difesa, che perderebbe 75 miliardi di euro, passando da 590 a 515 miliardi. All’interno del Fondo europeo per la competitività, la dotazione destinata a resilienza, sicurezza, industria della difesa e spazio scenderebbe da 130 a 113 miliardi, con una riduzione del 13%.
In merito, il ministro della Difesa polacco ha duramente contestato l’impostazione della presidenza irlandese, sostenendo che la proposta non riservi alla difesa e alla sicurezza un ruolo adeguato rispetto alle minacce attuali. “Nella proposta irlandese, la difesa e la sicurezza non occupano il posto che dovrebbero avere. Per noi questo è inaccettabile”, ha dichiarato.
Il ministro ha collegato questa divergenza alle differenti percezioni della minaccia russa tra gli Stati membri, osservando che i Paesi geograficamente più lontani dal fianco orientale della NATO non sempre condividono le preoccupazioni di quelli direttamente esposti.
“Comprendo che l’Irlanda sia un Paese neutrale, geograficamente separato dal resto del continente e che possa non avere piena consapevolezza delle minacce alla nostra sicurezza”, ha affermato, ribadendo che Varsavia e Kubilius condividono la necessità di rafforzare gli investimenti militari.
“Non è accettabile ridurre le spese destinate alla sicurezza. Al contrario, dobbiamo aumentarle”, ha insistito.
Da parte sua, Kubilius ha ribadito la necessità di preservare la proposta originaria della Commissione. “Sarebbe estremamente importante mantenere quanto proposto dalla Commissione: una dotazione cinque volte superiore a quella attuale, pari a 130 miliardi di euro”, ha dichiarato il commissario UE.
“Si tratta di una somma considerevole, ma è fondamentale non ridurla. Attraverso l’impiego dei fondi dell’Unione europea, insieme agli Stati membri possiamo ottenere risultati importanti nello sviluppo delle capacità militari di cui abbiamo urgente bisogno”, ha aggiunto.
La Polonia è un esempio per tutta l’Europa
Il commissario europeo alla Difesa ha espresso apprezzamento per il ruolo assunto dalla Polonia nel rafforzamento della sicurezza continentale, riconoscendo a Varsavia una funzione centrale sia sul piano degli investimenti militari sia nell’attuazione delle nuove iniziative europee.
Ad oggi la Polonia è il Paese europeo e NATO che ha investito maggiormente nel settore della difesa destinando al comparto tra il 4,68% e il 4,8% del suo Prodotto Interno Lordo (PIL) nel 2026. Non solo, Varsavia è anche il principale beneficiario del programma di finanziamento della difesa SAFE (Security Action for Europe) dell’UE, avendo ottenuto uno storico stanziamento di 43,7 miliardi di euro. “La Polonia svolge un ruolo cruciale, estremamente importante”, ha dichiarato Kubilius, ringraziando personalmente Kosiniak-Kamysz e il governo polacco per gli sforzi compiuti a favore della difesa europea.
Il commissario ha richiamato anche le recenti dichiarazioni del comandante supremo delle Forze alleate in Europa, il generale statunitense Alexus Grynkewich, sulla cosiddetta “teoria della vittoria” della NATO, secondo la quale l’obiettivo dell’Alleanza è impedire a un eventuale aggressore di raggiungere i propri obiettivi militari.
“Ascoltando ieri le dichiarazioni del generale Grynkewich, è apparso molto chiaro che la Polonia avrà un ruolo fondamentale nell’attuazione di questa strategia”, ha affermato Kubilius.
L’ex premier lituano ha inoltre indicato Varsavia come un esempio per gli altri Stati membri nell’utilizzo delle risorse europee per la difesa, sottolineando l’importanza delle capacità militari necessarie a proteggere il fianco orientale. Tra le priorità discusse figurano i cosiddetti strategic enablers, ossia le capacità strategiche di supporto indispensabili per condurre operazioni militari complesse, e la mobilità militare, sulla quale Bruxelles si prepara a proseguire i negoziati relativi al nuovo pacchetto legislativo europeo, la cosiddetta nuova Schengen Militare, presentata dalla Commissione nel novembre 2025 e fondamentale per consentire il rapido trasferimento di truppe e mezzi militari attraverso il territorio dell’Unione europea in caso di crisi.
“Siamo pronti a valutare come poter contribuire alla realizzazione delle capacità strategiche di cui l’Europa ha bisogno”, ha spiegato Kubilius, aggiungendo che il sostegno polacco sarà fondamentale anche per l’avanzamento delle proposte europee sulla mobilità militare.
Intervenendo la scorsa settimana alla conferenza Military Schengen 2026 organizzata ad Amburgo, Kubilius aveva lanciato un invito ai Paesi UE a non indebolire il proprio sistema di emergenza con deroghe nazionali perché, in caso contrario, ad essere compromessa sarebbe l’intera deterrenza europea. Al centro delle preoccupazioni del commissario vi è soprattutto il futuro dell’European Military Mobility Enhanced Response System (EMERS), il nuovo meccanismo europeo di risposta rafforzata che dovrebbe permettere, in circostanze eccezionali, di superare le normali procedure amministrative e garantire ai trasporti militari un accesso prioritario alle infrastrutture europee.
Lo scorso giugno, il Consiglio UE ha adottato la propria posizione negoziale, introducendo però alcune modifiche alla proposta originaria con l’obiettivo dichiarato di garantire maggiore flessibilità agli Stati membri. Tra le novità figura anche la possibilità per il Consiglio di attivare il meccanismo EMERS, su richiesta di uno o più Paesi, entro 72 ore, anche senza una proposta preventiva della Commissione.
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SAFE, altri 20 miliardi disponibili per rafforzare le capacità militari
Un altro punto centrale dell’incontro ha riguardato SAFE (Security Action for Europe), lo strumento europeo da 150 miliardi di euro in prestiti destinati a sostenere gli investimenti nella difesa, favorendo gli acquisti congiunti di armamenti e il rafforzamento dell’industria militare europea.
La Polonia è il principale beneficiario del programma, con un finanziamento massimo autorizzato di 43,7 miliardi di euro, che Varsavia intende utilizzare integralmente, come ricordato dallo stesso ministro della Difesa, il quale ha ricordato che i primi equipaggiamenti acquistati nell’ambito di SAFE stanno già arrivando alle forze armate polacche.
Kubilius ha elogiato il governo polacco per la rapidità con cui sta impiegando lo strumento, sottolineando che Varsavia rappresenta un modello per gli altri Stati membri.
“Avete svolto un ottimo lavoro con i prestiti SAFE, assumendovi una grande responsabilità nell’impiego di una quantità considerevole di finanziamenti”, ha dichiarato il commissario, congratulandosi per l’arrivo dei primi armamenti.
La novità riguarda però le risorse ancora disponibili. “Abbiamo circa 20 miliardi di euro di prestiti SAFE non utilizzati, che possono essere impiegati nuovamente per rafforzare le capacità di difesa di diversi Paesi, compresa la Polonia”, ha annunciato Kubilius.
Si tratta di fondi che potrebbero essere oggetto di una seconda tornata di assegnazioni. Il 25 settembre la Commissione europea aveva già indicato la disponibilità di circa 20 miliardi, dopo la riduzione delle richieste di finanziamento da parte di alcuni Stati membri. In particolare, l’Ungheria aveva ridimensionato la propria richiesta da 16,2 a 5,4 miliardi di euro, mentre l’Italia aveva ridotto l’importo inizialmente previsto di 14,9 miliardi a poco più di 8 miliardi.
Come indicato più volte in questi mesi dalla Commissione, queste risorse non costituiscono nuovi stanziamenti aggiuntivi rispetto ai 150 miliardi complessivi di SAFE, ma una quota della capacità di prestito esistente che potrebbe essere redistribuita. La Commissione ha previsto una nuova procedura di assegnazione entro la fine dell’anno.
Kosiniak-Kamysz ha confermato l’interesse polacco a valutare ulteriori finanziamenti, precisando tuttavia che non è stata ancora adottata una decisione da parte del governo. Un ruolo determinante spetterà al ministro delle Finanze Andrzej Domański, chiamato a valutare le condizioni per l’eventuale accesso a nuove risorse.

