I ministri delle Finanze dell’Ue hanno raggiunto venerdì 9 ottobre a Lussemburgo un accordo politico sui principali elementi della posizione negoziale del Consiglio sul pacchetto per l’integrazione e la vigilanza dei mercati (MISP), uno dei pilastri dell’Unione del risparmio e degli investimenti. Il compromesso trasferisce all’Autorità europea degli strumenti finanziari e dei mercati (ESMA) la supervisione delle principali sedi di negoziazione e infrastrutture di post-negoziazione, ma con un perimetro più limitato rispetto alla proposta della Commissione europea. Una scelta che ha suscitato le critiche di Bruxelles e della Banca centrale europea (Bce).

Secondo il Financial Times, l’intesa prevede un’esenzione dalla vigilanza diretta europea per alcune attività di Deutsche Börse, concessa dopo le pressioni della Germania. La decisione avrebbe irritato Paesi più piccoli come Lussemburgo e Belgio, preoccupati di perdere competenze sulle infrastrutture finanziarie attive nei rispettivi territori. Il Belgio si è astenuto sul compromesso presentato dalla presidenza irlandese. Il testo dovrà ora essere perfezionato in vista dell’adozione formale da parte del Consiglio, prima di passare al negoziato con il Parlamento europeo.

L’eccezione tedesca e le tensioni tra gli Stati membri

Berlino ha ottenuto che le sedi di negoziazione di Deutsche Börse con un’attività prevalentemente nazionale restino escluse dalla supervisione diretta di ESMA fino al raggiungimento di una determinata soglia di quota di mercato. Il ministero delle Finanze tedesco ha precisato che non si tratta di un’esenzione estesa all’intero gruppo: le controparti centrali e i depositari centrali di titoli di Deutsche Börse ricadrebbero sotto la vigilanza europea fin dall’entrata in vigore del nuovo regime.

La deroga ha spinto Lussemburgo e Belgio a cercare di recuperare margini di competenza rispetto a Esma per gli operatori presenti sui loro mercati. Il ministro delle Finanze lussemburghese Gilles Roth ha tuttavia definito l’intesa un “compromesso vantaggioso per tutti” e un passo avanti verso una reale Unione del risparmio e degli investimenti. Anche il ministro irlandese delle Finanze Simon Harris, che ha guidato i negoziati, ha difeso il risultato, considerandolo preferibile all’attesa di un accordo più ambizioso ma difficile da raggiungere.

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Quali poteri passano a ESMA

Il compromesso prevede il trasferimento a ESMA della vigilanza sulle sedi di negoziazione transfrontaliere e sulle infrastrutture di post-negoziazione più significative, comprese le controparti centrali e i depositari centrali di titoli, finora sottoposti alle autorità nazionali.

Il Consiglio ha però ristretto i criteri per stabilire quali operatori debbano essere assoggettati alla supervisione europea. La Commissione dovrà verificare dopo due anni se i criteri applicati alle sedi di negoziazione siano ancora adeguati.

Secondo fonti comunitarie citate dalla stampa italiana, le sedi sottoposte alla vigilanza diretta di Esma scenderebbero da 12 a otto. Resterebbero escluse Deutsche Börse, Tradition, Tradegate e BME, mentre sarebbe inclusa Euronext, il gruppo di cui fa parte Borsa Italiana. Il Financial Times, citando persone informate sui negoziati, indica tra gli operatori soggetti alla supervisione diretta anche Nasdaq, Cboe, Tradeweb e le controllate europee del London Stock Exchange Group.

Il Consiglio ha inoltre ampliato l’accesso allo status di operatore di mercato paneuropeo (Pemo), che consente alle sedi non sottoposte alla vigilanza diretta di operare in più Paesi attraverso un’unica licenza, su base volontaria e sotto la supervisione di Esma.

Più contenuto rispetto alle ambizioni iniziali della Commissione è anche il trasferimento delle competenze nel settore delle cripto-attività: Bruxelles proponeva di affidare alla vigilanza europea tutti i fornitori di servizi, mentre il Consiglio limita il passaggio ai soggetti transfrontalieri di maggiore rilevanza.

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Una governance più complessa del previsto

Il compromesso definisce anche il nuovo assetto di ESMA. L’autorità dovrebbe dotarsi di un comitato esecutivo a tempo pieno, composto da un presidente e cinque membri indipendenti, mentre il consiglio dei supervisori manterrebbe le competenze in materia di strategia, bilancio e convergenza delle pratiche di vigilanza.

Secondo il Financial Times, che ha visionato una bozza dell’accordo, nove autorità nazionali potrebbero agire congiuntamente per contestare un progetto di decisione vincolante di ESMA. L’autorità europea conserverebbe comunque la facoltà di respingere le obiezioni. Alcuni Stati membri ritengono che questi meccanismi rischino di moltiplicare procedure e costi, rendendo più difficile costruire un sistema di supervisione semplice e rapido, sul modello della Securities and Exchange Commission statunitense. Preoccupazioni analoghe, riferisce il quotidiano britannico, erano state espresse dalla presidente uscente di ESMA, Verena Ross.

Per i primi due anni, il trasferimento delle competenze sarebbe accompagnato da squadre congiunte di esperti europei e nazionali, coordinate da ESMA. Cambierebbe anche la ripartizione dei costi: la quota a carico delle autorità nazionali per le attività non finanziate dai contributi degli operatori scenderebbe dal 60 al 40 per cento, mentre quella coperta dal bilancio dell’Ue salirebbe al 60 per cento, secondo le fonti citate dal Financial Times.

Le critiche della Commissione e della BCE

La commissaria europea ai Servizi finanziari, Maria Luís Albuquerque, ha contestato l’esclusione di quattro gruppi di sedi di negoziazione, tre controparti centrali e due depositari centrali che, a suo giudizio, avrebbero dimensioni e rilevanza tali da giustificare la vigilanza europea. Il rischio, ha avvertito, è compromettere la parità di condizioni tra gli operatori, soprattutto tra le Borse.

Albuquerque ha criticato anche il coinvolgimento preventivo del consiglio dei supervisori nelle decisioni e il ricorso sistematico ai gruppi congiunti di vigilanza. Secondo il Financial Times, la commissaria ha riconosciuto che il compromesso resta ben al di sotto dell’ambizione necessaria e non garantisce una governance sufficientemente agile. Il commissario europeo Valdis Dombrovskis ha definito l’intesa un passo importante, pur riconoscendo che il risultato è meno ambizioso di quanto auspicato dalla Commissione.

Anche la presidente della Bce, Christine Lagarde, ha condiviso le preoccupazioni sull’ambito di applicazione della riforma e sulla governance. Albuquerque ha comunque sottolineato che la partita non è chiusa e che il Parlamento europeo potrà contribuire a rafforzare il testo nel corso dei negoziati.

L’Italia difende il compromesso, ma chiede più risorse per ESMA

Il ministro dell’Economia Giancarlo Giorgetti ha definito l’accordo un “grande successo”, riconoscendo le riserve espresse da Commissione e BCE ma sostenendo che la ricerca della soluzione ideale non debba impedire di raggiungere risultati concreti.

Per Roma, il negoziato dovrà preservare l’ambizione di una maggiore integrazione della vigilanza europea, senza disperdere le conoscenze delle autorità nazionali e dei mercati locali. Il governo chiede inoltre coerenza tra il trasferimento delle responsabilità di supervisione e quello delle corrispondenti responsabilità operative, legali e finanziarie. Tra le priorità indicate da Giorgetti figurano un rafforzamento di Esma, dotandola di risorse adeguate, e un ruolo più incisivo del bilancio europeo nel finanziamento delle sue attività.

Per l’Italia, la riforma comporterebbe il passaggio a ESMA della vigilanza su Borsa Italiana, oggi esercitata dalla Consob. Il Consiglio ha inoltre formalizzato la nomina di Carlo Comporti, attuale commissario Consob, alla presidenza dell’autorità europea.

La sfida della competitività e i prossimi passaggi

Il MISP si inserisce nella strategia europea per rafforzare la competitività dell’Unione rispetto agli Stati Uniti e rendere più semplice la raccolta di capitali sui mercati europei. Secondo la Commissione, l’attuale frammentazione della vigilanza, affidata a 27 autorità nazionali che supervisionano oltre 35 Borse, 17 controparti centrali e 28 depositari centrali, riduce la liquidità e aumenta i costi di finanziamento per le imprese.

Il Consiglio stima che circa 10.000 miliardi di euro di risparmi delle famiglie europee siano ancora depositati presso le banche, spesso con rendimenti contenuti, invece di essere investiti nei mercati dei capitali. L’obiettivo della riforma è contribuire a mobilitare queste risorse per finanziare imprese e investimenti, riducendo gli ostacoli alla circolazione transfrontaliera dei capitali.

Oltre alla revisione della vigilanza, il pacchetto introduce un passaporto per i depositari, facoltativo per gli Stati membri, e semplificazioni per i gestori di fondi che operano in più Paesi. Mantiene inoltre il regime pilota sulle tecnologie di registro distribuito, ampliando il volume di attività finanziarie che possono essere trattate attraverso questi sistemi.

Il pacchetto comprende tre proposte legislative: un regolamento quadro, una direttiva quadro e un nuovo regolamento sulla definitività del regolamento titoli. Fa parte dell’agenda “One Europe, One Market”, lanciata dal Consiglio europeo nel marzo 2026. I leader Ue ne discuteranno il 15 e 16 ottobre, mentre i negoziati con il Parlamento europeo potranno iniziare soltanto dopo che l’Eurocamera avrà definito e adottato la propria posizione negoziale.

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