Nel secondo trimestre del 2026 il prodotto interno lordo dell’area euro è cresciuto dello 0,4% rispetto al trimestre precedente, secondo la stima flash preliminare diffusa da Eurostat giovedì 30 luglio. Il dato supera le attese degli analisti, che secondo un sondaggio Reuters indicavano una crescita dello 0,2%, e segna un’accelerazione rispetto al primo trimestre, quando il PIL dell’area euro era rimasto stabile. Su base annua, la crescita si è attestata all’1,0% nell’area euro e all’1,2% nell’Unione europea nel suo complesso, che nel trimestre ha registrato un’espansione dello 0,5%.
Il risultato arriva nonostante la persistente volatilità dei mercati energetici legata al conflitto tra Stati Uniti e Iran, che nelle ultime settimane ha alternato fasi di tregua a nuove ondate di attacchi, con ripercussioni dirette sul prezzo del petrolio. Il capo economista di Bank J. Safra Sarasin, Karsten Junius, ha definito il dato “assolutamente notevole” alla luce dell’incertezza geopolitica e dei prezzi energetici elevati, aggiungendo che il deprezzamento dell’euro sul dollaro nel periodo considerato avrebbe probabilmente sostenuto il settore dell’export europeo.
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Tra le maggiori economie dell’area euro, Germania, Francia e Italia hanno registrato tutte una crescita dello 0,2% rispetto al trimestre precedente, mentre la Spagna ha nettamente sovraperformato con un +0,7%, confermandosi anche in questo trimestre l’economia più dinamica tra i grandi Paesi dell’area euro. Il capo economista di ING, Carsten Brzeski, ha commentato il dato osservando ironicamente che la Spagna non è solo campione del mondo nel calcio ma anche campione d’Europa per crescita economica, pur avvertendo che, con i prezzi dell’energia ancora elevati, sarà difficile per la Banca centrale europea non alzare i tassi di interesse nella riunione di settembre.
Il rialzo più marcato tra i Paesi per cui sono già disponibili i dati si è registrato in Irlanda, dove il PIL è cresciuto del 3,9%, dopo la forte contrazione segnata nel primo trimestre che aveva pesato sulla performance complessiva dell’area euro. I dati sul PIL irlandese sono notoriamente volatili, poiché risentono dei flussi finanziari transfrontalieri legati alle multinazionali che hanno sede europea nel Paese, e vanno quindi letti con cautela come indicatore della reale attività economica interna.
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Il contesto energetico e le prospettive della BCE
Alla fine del secondo trimestre, Stati Uniti e Iran avevano concordato una proroga della tregua in corso, riportando il prezzo del petrolio Brent sui livelli precedenti al conflitto; da allora, tuttavia, le quotazioni sono tornate a salire sopra i 90 dollari al barile dopo che la tregua si è di nuovo incrinata, con le forze statunitensi che mercoledì notte hanno condotto una nuova serie di attacchi contro l’Iran. Il capo economista per l’area euro di Oxford Economics, Rory Fennessy, ha invitato a non “sopravvalutare” questa sorpresa positiva sulla crescita, dicendo di non attendersi un’accelerazione significativa dell’economia nei prossimi trimestri proprio alla luce delle rinnovate tensioni in Medio Oriente.
La Banca centrale europea ha lasciato invariati i tassi di interesse la scorsa settimana, fissandoli al 2,25%, ma solo dopo che all’interno del Consiglio direttivo si è discusso di un possibile rialzo. Gli operatori di mercato scommettono ora su un aumento di un quarto di punto, il secondo dell’anno, in occasione della riunione di settembre o di ottobre, dal momento che l’inflazione resta sopra l’obiettivo di medio termine del 2% fissato dalla BCE. I dati Eurostat sull’inflazione dell’area euro per il mese di luglio saranno pubblicati venerdì. Il mese scorso la BCE aveva rivisto le proprie proiezioni di crescita del PIL per il 2026, stimando un’espansione dell’area euro dello 0,8%, in miglioramento all’1,2% l’anno prossimo. Sui mercati valutari, l’euro non ha reagito in modo significativo alla pubblicazione del dato sul PIL, restando in lieve calo (-0,1%) sul dollaro, a 1,145.

