I ministri delle Finanze dell’Ue hanno raggiunto oggi a Lussemburgo un’intesa politica sui principali elementi della posizione negoziale del Consiglio sul pacchetto per l’integrazione e la vigilanza dei mercati (Misp), uno dei pilastri dell’Unione del risparmio e degli investimenti. Il compromesso presentato dalla presidenza irlandese ha raccolto il consenso di 25 Stati membri, mentre il Belgio si è astenuto.
L’accordo prevede di affidare all’Autorità europea degli strumenti finanziari e dei mercati (Esma) la supervisione delle principali sedi di negoziazione e infrastrutture di post-negoziazione, ma con un ambito più limitato rispetto a quello inizialmente proposto dalla Commissione europea. Sia l’esecutivo Ue sia la Banca centrale europea hanno espresso riserve sul compromesso.
La commissaria europea ai Servizi finanziari, Maria Luís Albuquerque, ha definito l’intesa “un segnale sbagliato” per i mercati, criticando l’esclusione dalla vigilanza europea di quattro categorie di sedi di negoziazione, tre controparti centrali e due depositari centrali. Albuquerque ha contestato anche il meccanismo che prevede una discussione preliminare delle decisioni all’interno del consiglio dei supervisori, ritenendo che possa rallentare i processi decisionali e rendere meno chiara la ripartizione delle competenze. Secondo la commissaria, anche il ricorso sistematico ai gruppi di vigilanza congiunti rischia di generare sovrapposizioni. La presidente della Bce, Christine Lagarde, ha condiviso le preoccupazioni relative alla governance e al perimetro della supervisione. Albuquerque ha comunque sottolineato che il negoziato è ancora aperto, indicando nel Parlamento europeo il prossimo interlocutore su cui fare affidamento.
Il ministro dell’Economia Giancarlo Giorgetti ha invece salutato l’intesa come un “grande successo”. Pur riconoscendo le perplessità sollevate dalla Commissione e dalla Bce, il ministro ha sostenuto che la ricerca della soluzione ideale non deve impedire di raggiungere un accordo concreto. L’Italia intende mantenere nel negoziato alcuni punti centrali: rafforzare la dimensione europea della vigilanza, valorizzando al tempo stesso le competenze delle autorità nazionali e la conoscenza dei mercati locali, e assicurare che il trasferimento delle responsabilità di supervisione sia accompagnato da un’adeguata ripartizione degli oneri operativi, legali e finanziari. Giorgetti ha inoltre indicato come priorità il potenziamento dell’Esma attraverso risorse sufficienti e un maggiore contributo del bilancio europeo. Nella stessa riunione, il Consiglio ha formalizzato la nomina di Carlo Comporti, commissario della Consob, alla presidenza dell’Esma.
Come cambia la vigilanza dell’Esma
La posizione negoziale del Consiglio prevede il trasferimento all’Esma della supervisione sulle sedi di negoziazione con attività transfrontaliere e sulle infrastrutture di post-negoziazione considerate più rilevanti, comprese le controparti centrali e i depositari centrali di titoli, finora sottoposti alla vigilanza delle autorità nazionali. Il compromesso modifica i criteri che determinano quali soggetti ricadano sotto la supervisione europea e incarica la Commissione di verificarne l’adeguatezza dopo due anni, con particolare riferimento alle sedi di negoziazione.
Secondo fonti comunitarie, il numero delle sedi sottoposte alla vigilanza diretta dell’Esma scenderebbe da 12 a 8. Resterebbero escluse Deutsche Börse, Tradition, Tradegate e Bme, mentre rientrerebbe Euronext, il gruppo di cui fa parte anche Borsa Italiana.
Il Consiglio ha mantenuto anche lo status di operatore di mercato paneuropeo (Pemo), previsto dalla proposta della Commissione. Il meccanismo permetterebbe alle sedi di negoziazione non sottoposte alla supervisione diretta dell’Esma di operare in più Paesi Ue attraverso un’unica licenza, su base volontaria e sotto la vigilanza dell’autorità europea. Il testo concordato chiarisce e amplia i requisiti per accedere a questo regime.
Cambia anche l’approccio alla vigilanza sui fornitori di servizi per le cripto-attività. La proposta iniziale della Commissione prevedeva di affidare all’Esma la supervisione dell’intero settore; il Consiglio limita invece il trasferimento ai principali operatori attivi a livello transfrontaliero. Secondo le fonti citate, i soggetti interessati potrebbero essere circa una decina.
La riforma interviene inoltre sulla struttura decisionale dell’Esma. È previsto un comitato esecutivo permanente, composto da un presidente e cinque membri indipendenti, cui spetteranno le decisioni relative agli operatori sottoposti direttamente alla vigilanza europea. Il consiglio dei supervisori, che riunisce le autorità nazionali, manterrà invece le competenze principali in materia di regolamentazione, strategia, bilancio e convergenza delle pratiche di vigilanza.
Per accompagnare il passaggio delle competenze, nei primi due anni opereranno gruppi misti di esperti europei e nazionali coordinati dall’Esma. Al termine di questa fase transitoria, la cooperazione proseguirà attraverso accordi permanenti. Sul fronte finanziario, il compromesso riduce dal 60% al 40% la quota dei costi delle attività non finanziate dai contributi degli operatori a carico delle autorità nazionali, aumentando contestualmente dal 40% al 60% la parte coperta dal bilancio dell’Ue, secondo le stesse fonti.
Gestori del risparmio e nuove tecnologie
Il pacchetto punta anche a semplificare le attività dei gestori di fondi che operano in più Paesi europei, riducendo gli ostacoli amministrativi e le complessità per i gruppi attivi all’interno dell’Unione. Tra le novità figura il cosiddetto “passaporto del depositario”, che consentirebbe ai fondi di affidare la custodia degli attivi a un depositario stabilito in un altro Stato membro. L’introduzione del meccanismo resterebbe facoltativa per i singoli Paesi.
Per quanto riguarda le nuove tecnologie finanziarie, il Consiglio conferma l’impostazione della Commissione sulle tecnologie a registro distribuito (DLT) e interviene sul relativo regime pilota, ampliando il volume di attività finanziarie che possono essere gestite attraverso questo sistema. L’obiettivo è favorire una maggiore diffusione delle applicazioni basate su queste tecnologie nei mercati dei capitali.
Il contesto e i prossimi passi
Il ministro irlandese delle Finanze Simon Harris ha riassunto l’obiettivo dell’iniziativa affermando che “l’Europa ha i risparmi” e che “ora è il momento di metterli al lavoro”. Secondo le stime del Consiglio, circa 10.000 miliardi di euro di risparmi delle famiglie europee sono attualmente depositati presso le banche, spesso con rendimenti contenuti, anziché essere investiti nei mercati dei capitali.
Il Misp comprende tre proposte legislative: un regolamento quadro, una direttiva quadro e un nuovo regolamento sulla definitività del regolamento titoli. Il pacchetto rientra nell’agenda “Un’Europa, un mercato”, lanciata dal Consiglio europeo nel marzo 2026, che punta a realizzare le misure previste, ove possibile, entro la fine del 2026 e comunque entro il 2027. I leader europei torneranno a discuterne durante il vertice del 15 e 16 ottobre.
La posizione negoziale del Consiglio sarà ora completata in vista dell’adozione formale. Il confronto con il Parlamento europeo potrà iniziare una volta che anche l’Eurocamera avrà definito e approvato il proprio mandato negoziale.

