Raphaël Glucksmann ha ottenuto ieri (11 ottobre) una netta vittoria al primo turno delle primarie socialdemocratiche, conquistando il 66,13% dei voti (79.613 schede) su circa 120.300 voti validi espressi.
La votazione online, organizzata da Parti Socialiste, da Place Publique e dalla Gauche Républicaine et Socialiste, è stata interrotta da un attacco informatico iniziato fin dall’apertura delle urne, che ha costretto gli organizzatori a prorogare le votazioni fino a domenica sera. Gli organizzatori hanno affermato che l’integrità dei voti registrati è stata preservata e che l’attacco consisteva in un tentativo di saturazione del sistema attraverso l’utilizzo di bot.
Il risultato designa Glucksmann come candidato della sinistra non mélenchonista. Ha ottenuto un ampio vantaggio sugli altri candidati: Olivier Faure si è fermato al 14,48%, Ségolène Royal al 7,62%, Emmanuel Maurel al 5,92% e Jérôme Guedj al 5,83%.
Glucksmann ha impostato la propria candidatura su una netta rottura con La France insoumise e Jean-Luc Mélenchon. Tuttavia, la portata delle primarie rimane limitata: circa 140.000 persone si sono registrate, una frazione dei milioni di elettori che avevano partecipato alle precedenti primarie socialiste. La consultazione ha quindi misurato soprattutto le preferenze di una platea ristretta composta da militanti, iscritti ai partiti e partecipanti online paganti, piuttosto che quelle dell’elettorato nel suo complesso.
I sondaggi nazionali continuano a indicare Marine Le Pen in netto vantaggio al primo turno, generalmente nella fascia tra il 30% e il 35%. Nei recenti sondaggi, Glucksmann si è attestato tra il 9% e il 13%: una posizione competitiva all’interno dell’area socialdemocratica, ma nettamente dietro sia a Le Pen sia, in molti scenari, a Mélenchon.
Nei test relativi a un eventuale secondo turno, Le Pen ha battuto Glucksmann con margini compresi tra circa 10 e 20 punti percentuali, ottenendo approssimativamente tra il 55% e il 59% dei voti contro il 41–45% di Glucksmann. Questi dati riflettono un vantaggio strutturale del Rassemblement National che una primaria limitata a una sola componente della sinistra non è in grado di eliminare automaticamente.
Lo stesso schema di frammentazione si osserva al centro e nel centrodestra. Édouard Philippe, Gabriel Attal e Bruno Retailleau restano in competizione, senza che sia ancora stato individuato un meccanismo condiviso per riunire le diverse candidature. La presenza di più candidati continua a dividere un potenziale voto anti-Le Pen, così come le divisioni a sinistra – tra l’area socialdemocratica e LFI – limitano la capacità di entrambe di contrastare efficacemente l’estrema destra al primo turno.
Una vittoria di queste proporzioni alle primarie chiarisce gli equilibri all’interno dell’area socialdemocratica e offre a Glucksmann una piattaforma dalla quale sostenere l’idea di una sinistra capace di governare senza Mélenchon. Non risolve, tuttavia, la più ampia equazione delle elezioni presidenziali del 2027.
A meno che il centrosinistra e il centrodestra non riescano a superare le rispettive divisioni interne e a presentare alternative più chiare e competitive, l’attuale vantaggio di Le Pen nei sondaggi potrebbe tradursi in un risultato molto forte al primo turno e in una dinamica favorevole al secondo turno.
Il risultato delle primarie è concreto; trasformarlo in un percorso credibile verso l’Eliseo richiede però una più ampia ricomposizione politica, che al momento non si è ancora realizzata.
Tradotto da Cesare Ceccato. Articolo originale pubblicato su EUAlive disponibile qui.

