Il processo di adesione di Ucraina e Moldova all’Unione europea compie un nuovo passo avanti, ma insieme ai progressi negoziali emergono con maggiore chiarezza le difficoltà politiche, economiche e istituzionali che accompagneranno l’eventuale ingresso dei due Paesi nel blocco. Il tema dell’agricoltura è quello che preoccupa di più alcuni schieramenti politici europei, a partire dalla destra francese guidata da Marine Le Pen.
Ieri (7 ottobre), gli ambasciatori dei 27 Stati membri – riuniti nel Coreper – hanno dato il via libera alla prosecuzione della procedura per l’apertura del Cluster 2, dedicato al mercato interno, e del Cluster 3, dedicato a competitività e crescita inclusiva, per entrambi Ucraina e Moldova. Il gruppo ha approvato gli esiti dello screening e autorizzato l’invio a Kyiv e Chișinău delle lettere che chiedono di presentare le rispettive posizioni negoziali.
Se i prossimi passaggi procederanno secondo i piani, le posizioni comuni dell’Unione europea potrebbero essere approvate dal Coreper lunedì (12 ottobre), aprendo la strada all’avvio formale dei due cluster durante le conferenze intergovernative previste a margine del Consiglio Affari generali del giorno successivo.
Il risultato ha anche un forte significato politico. Per mesi Budapest aveva rallentato l’avanzamento dei negoziati, legando il proprio consenso ai progressi di Kyiv sui diritti della minoranza ungherese in Ucraina. La questione riguarda in particolare l’istruzione in lingua ungherese e i diritti culturali della comunità magiara della Transcarpazia.
Il governo del premier Péter Magyar ha però mostrato un atteggiamento più favorevole rispetto all’esecutivo precedente e ha indicato nella riforma dei diritti educativi una condizione per sbloccare i negoziati.
La vicenda dimostra quanto il percorso di adesione resti esposto alle dinamiche politiche interne all’Unione. Per l’Ucraina, infatti, il superamento dell’ostacolo ungherese non rappresenta soltanto un passaggio tecnico: è la conferma che il processo può avanzare nonostante le divergenze tra gli Stati membri.
L’accelerazione riguarda anche la Moldova. Fin dalla candidatura di questa, Bruxelles ha infatti mantenuto collegati i due percorsi attraverso il cosiddetto package approach. La scelta ha consentito di mantenere una linea politica comune verso i due Paesi, ma ha anche fatto sì che i progressi di uno potessero essere condizionati dagli ostacoli incontrati dall’altro.
L’obiettivo dichiarato da entrambi i Paesi è quello di aprire tutti e sei i cluster negoziali entro la fine dell’anno. Ma proprio qui emerge il principale interrogativo politico: quanto a lungo sarà possibile mantenere sincronizzati due percorsi che presentano caratteristiche, dimensioni e problemi molto diversi?
Per ora, a Bruxelles non sembra esserci la volontà di separarli. La vera prova potrebbe arrivare nella fase successiva, quando i Paesi dovranno dimostrare di rispettare i parametri intermedi necessari per iniziare a chiudere provvisoriamente i capitoli.
Cosa prevedono le pre-enlargement policy reviews della Commissione europea
Se il mercato interno e la competitività rappresentano un passo avanti, il dossier agricolo rischia invece di diventare uno dei principali ostacoli all’integrazione ucraina.
Nelle pre-enlargement policy reviews, presentate martedì scorso (6 ottobre) dalla commissaria europea per l’Allargamento Marta Kos, si è fatta aperta menzione alla necessità di modificare alcune politiche, il funzionamento delle istituzioni e gli strumenti finanziari. Per l’Ucraina, la Commissione propone specifiche misure di salvaguardia per limitare il sostegno finanziario e l’accesso al mercato per alcuni prodotti agricoli sensibili, tenendo conto delle dimensioni e dell’elevata produttività del settore agricolo ucraino.
Il tema ha già assunto una dimensione politica nazionale. In Francia, Marine Le Pen, leader di Rassemblement National (RN | PfE) ha attaccato l’ipotesi di adesione ucraina sostenendo che l’agricoltura del Paese potrebbe danneggiare i produttori francesi. Le preoccupazioni riguardano non soltanto la concorrenza sul mercato, ma anche la distribuzione dei fondi della Politica agricola comune (PAC).
La questione è destinata a essere delicata anche per altri Stati membri. L’Ucraina dispone di una capacità agricola enormemente superiore a quella della maggior parte dei Paesi candidati che l’hanno preceduta, e il suo ingresso richiederebbe quindi un ripensamento significativo della PAC e della distribuzione delle risorse.
Sul tema si è esposto il ministro dell’Agricoltura ucraino Taras Vysotsky. “Comprendiamo la sensibilità di determinati comparti per gli agricoltori europei”, ha dichiarato il ministro, “tuttavia non condividiamo l’approccio secondo cui l’integrazione dell’Ucraina viene considerata esclusivamente una minaccia per gli agricoltori europei”.

