Dalla sala stampa del Parlamento europeo a Strasburgo, la commissaria europea per l’Allargamento Marta Kos ha presentato oggi le pre-enlargement policy reviews, il meccanismo attraverso il quale la Commissione, facendo il punto sullo stato di preparazione all’adesione dei Paesi candidati, intende agevolarne e migliorarne l’integrazione. Nello specifico, la Commissione si è dedicata agli Stati che si sono mostrati più solerti nel portare avanti le riforme necessarie: Montenegro, Albania, Ucraina e Moldova.

“Un’Unione più ampia è un investimento a lungo termine nella pace, nella sicurezza e nella prosperità dell’Europa”, nonché un’occasione per rafforzarla “sotto il profilo economico, della democrazia e della solidarietà”, ha dichiarato Kos, in linea con quanto più volte affermato dalla presidente della Commissione europea Ursula von der Leyen, secondo la quale l’allargamento è una priorità politica del suo mandato.

Sebbene l’Unione europea non abbia proceduto ad alcuna riforma interna, la Commissione europea reputa le proprie istituzioni pronte all’allargamento e, con la strategia denominata “Preparing for a wider Union”, che inizia proprio con le nuove policy reviews, dice di volersi dedicare alla preparazione degli altri attori coinvolti, cioè gli Stati candidati e gli Stati membri.

Le reviews sono state riassunte in cinque punti da Kos. Il primo riguarda le “soluzioni pratiche su governance, Stato di diritto e politiche”. La commissaria ha annunciato che un’Unione più ampia potrà aumentare il ricorso alle clausole passerella e al voto a maggioranza, ove previsto dai Trattati. Non solo, secondo Kos la flessibilità deve diventare centrale e questo può dare vita a cooperazioni rafforzate, nelle quali alcuni Stati procedano più rapidamente nell’integrazione, lasciando la possibilità agli altri di entrare in un secondo momento.

Il secondo punto presentato è stato quello dell’integrazione graduale, di cui si parla ormai da mesi. “Sulla metodologia dell’ampliamento avevamo tre opzioni: il mantenimento dello status quo, l’integrazione graduale o la reverse membership”, ha dichiarato Kos. La scelta è ricaduta sull’integrazione graduale, alla luce dello scetticismo di alcuni Stati sulla terza alternativa.

La reverse membership fa riferimento a un modello nel quale un Paese candidato potrebbe partecipare ad alcune istituzioni o meccanismi dell’Unione prima di diventare formalmente membro a pieno titolo. In questo modo, si rovescia la logica tradizionale dell’adesione: non è l’ingresso nell’Unione europea a precedere l’integrazione, ma l’integrazione parziale a precedere l’adesione formale.

“L’integrazione graduale non è un sostituto della partecipazione a pieno titolo, ma un ponte tra necessità geopolitiche e un ampliamento effettivo basato sul merito”, ha chiarito la commissaria. Ma se è appurato che per accedere all’integrazione graduale serve che uno Stato candidato proceda a determinate riforme, nonché ad allinearsi con i valori e gli interessi strategici dell’Unione, resta ancora vago a quali progetti e strumenti europei i candidati potranno accedere. La commissaria ha semplicemente accennato ad alcuni settori strategici, ossia energia, trasporti, digitale e difesa.

Con le pre-enlargement policy reviews, l’Unione europea ripensa l’allargamento senza ripensare sé stessa

Kos ha proseguito con la proposta di “un quadro comune per la salvaguardia di adesione di tutti i candidati futuri”. Attraverso tale iniziativa, la Commissione vuole evitare che l’Unione europea del domani sia composta da Stati di “Serie A” e di “Serie B”.

I futuri trattati di adesione dovrebbero dunque includere garanzie più forti contro gravi arretramenti rispetto agli impegni assunti durante i negoziati e, allo stesso tempo, le istituzioni europee dovranno intensificare la vigilanza sul rispetto delle normative e dei diritti da parte degli Stati già membri. Il primo Paese nel quale sarà applicato il quadro comune sarà il Montenegro, già impegnato nella redazione del Trattato di adesione.

Riguardo all’impatto dell’adesione sulle politiche dell’Unione, poi, Kos ha dichiarato che “ci sono campi in cui dovremo aggiustare le cose”, facendo apertamente riferimento alla politica agricola ucraina. Accordi mirati con Kyiv dovrebbero limitare significativamente il sostegno finanziario e l’accesso al mercato per i prodotti agricoli sensibili, aiutando al contempo l’Ucraina a recuperare l’accesso ai suoi tradizionali mercati di esportazione nei Paesi terzi.

Infine, la commissaria ha annunciato le tabelle di marcia per i Paesi più avanzati nel loro percorso di adesione, cioè Montenegro, Albania, Ucraina e Moldova. “Questi Paesi hanno dimostrato di aver fatto dei progressi significativi e di essere molto più pronti negli ultimi anni”, ha dichiarato Kos. “Presenteremo per loro delle tabelle di marcia con obiettivi definiti, ma ricordiamo che il percorso continuerà a fondarsi sui risultati individuali dei candidati e non ci saranno scorciatoie”.

Le tabelle saranno presentate a fine ottobre, insieme alla Relazione sull’Allargamento, ma nel contempo la commissaria ha invitato il Consiglio europeo, il cui prossimo vertice si terrà tra due settimane, a sostenere il processo di adesione di questi candidati “promuovendo discussioni, preparazioni istituzionali e misure politiche”. Sempre a fine ottobre dovrebbero emergere più dettagli sull’integrazione graduale.

“L’ampliamento oggi è possibile”, ha concluso Kos, “ma ci sono ambiti in cui intravediamo sfide che dobbiamo affrontare: istituzioni più efficienti, maggiore flessibilità e maggiore efficacia nel processo decisionale”.

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