Il trasferimento in Corea del Sud di due soldati nordcoreani catturati mentre combattevano al fianco della Russia è diventato un nuovo punto di tensione nei rapporti tra Seul e Kyiv. Secondo l’intelligence sudcoreana, il presidente ucraino Volodymyr Zelensky potrebbe aver deciso di rendere pubblica la vicenda anche con l’obiettivo di aumentare il sostegno dell’opinione pubblica sudcoreana alla fornitura di armi all’Ucraina.
Che il presidente russo Vladimir Putin abbia coinvolto nelle operazioni militari eserciti di altri Paesi alleati o partner di Mosca per combattere la guerra in Ucraina non è una novità. In particolare, la presenza di soldati nordcoreani sul fronte russo era nota già dal 2024, ma nel corso del suo intervento all’Assemblea generale delle Nazioni Unite di settimana scorsa, Zelensky ha rincarato la dose, sottolineando la portata internazionale del conflitto e denunciando il coinvolgimento di forze straniere a sostegno della Russia.
Proprio il discorso di Zelensky a New York, incentrato in larga misura sulla richiesta di sostenere l’Ucraina, sia sul piano umanitario sia su quello militare, unito all’annuncio, avvenuto poco dopo, della cattura di due soldati nordcoreani e del loro trasferimento in Corea del Sud, ha fatto sorgere dei dubbi nell’intelligence di Seul. Secondo quanto riferito oggi (30 settembre) dal deputato Yoo Yeong-ha, nazionalista del Partito del Potere Popolare, l’intelligence sudcoreana ritiene che Zelensky possa aver divulgato il trasferimento nella speranza di “generare sostegno nell’opinione pubblica di Seul per fornire all’Ucraina armi e altre forme di assistenza”.
Già poche ore dopo le dichiarazioni di Zelensky alle Nazioni Unite, il presidente sudcoreano Lee Jae-myung, del Partito Democratico di Corea, aveva espresso il proprio disappunto. Secondo Seul, la questione avrebbe dovuto essere trattata con la massima riservatezza, soprattutto per proteggere i familiari dei due prigionieri da possibili conseguenze in Corea del Nord. Lunedì (28 settembre), il ministro degli Esteri sudcoreano Cho Hyun ha convocato l’ambasciatore ucraino per esprimere “serie preoccupazioni” a riguardo.
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La ricostruzione dei rapporti tra i due Paesi presenta tuttavia alcune differenze. Il deputato Yoo ha precisato che non esisteva un accordo formale tra Lee Jae-myung e Zelensky per mantenere segreta la vicenda. La riservatezza sarebbe stata invece concordata dai funzionari diplomatici dei due Paesi nel corso delle comunicazioni relative al trasferimento. Secondo Yoo, inoltre, sarebbe stata proprio la parte ucraina a chiedere inizialmente che la questione fosse trattata in modo strettamente confidenziale. Kyiv avrebbe motivato la richiesta con il timore che la divulgazione potesse avere conseguenze sui futuri scambi di prigionieri con la Russia.
I due militari nordcoreani erano stati catturati dall’Ucraina all’inizio del 2025, nella regione russa di Kursk, mentre combattevano al fianco delle forze russe. Uno dei prigionieri ha successivamente raccontato ai media sudcoreani di essere stato arruolato a 17 anni e di aver prestato servizio in un’unità di ricognizione. I due uomini sono arrivati in Corea del Sud a metà settembre e pare che abbiano espresso la volontà di rimanervi e fatto richiesta di protezione.
Fino a ora, la Corea del Sud ha evitato di fornire direttamente armi letali a Kyiv, preferendo concentrarsi su forme di assistenza non letale, ma ha comunque valutato la possibilità di rispondere alle richieste ucraine relative ad armamenti di carattere difensivo. Seoul ha inoltre annunciato un pacchetto di aiuti da 100 milioni di dollari, escludendo le armi letali.
La questione è diventata più rilevante dopo il coinvolgimento diretto della Corea del Nord nel conflitto. Da quel momento, Kyiv ha ritenuto fondamentale il sostegno sudcoreano, anche per il significato politico del coinvolgimento di una delle principali potenze industriali e tecnologiche dell’Asia. Questo però tarda ad arrivare, e le pressioni percepite da Seul da parte di Zelensky potrebbero ulteriormente raffreddare l’ipotesi di un futuro sostegno militare.

