La Corte dei conti europea (ECA) pubblicherà il 15 ottobre un audit su Horizon 2020, il programma quadro per la ricerca e l’innovazione dell’Unione per il periodo 2014-2020, con una dotazione di quasi 79 miliardi di euro. Il rapporto verificherà se i fondi destinati al pilastro “Leadership industriale” abbiano effettivamente sostenuto l’innovazione industriale, il trasferimento tecnologico, l’ingresso sul mercato dei prodotti finanziati e la crescita delle imprese innovative, in particolare le piccole e medie imprese. Gli auditor hanno valutato anche il modo in cui la Commissione europea ha monitorato e misurato i risultati effettivamente ottenuti.
Horizon 2020 è stato l’ottavo programma quadro dell’Unione per la ricerca, articolato in tre pilastri: “Eccellenza scientifica”, “Leadership industriale” e “Sfide per la società”. Al secondo pilastro sono stati destinati circa 17,9 miliardi di euro, di cui 13,6 miliardi per la leadership nelle tecnologie abilitanti e industriali, come Ict, nanotecnologie, biotecnologie e manifattura avanzata, e i restanti fondi ripartiti tra accesso al capitale di rischio e sostegno diretto alle piccole e medie imprese. I finanziamenti sono stati erogati soprattutto tramite sovvenzioni, ma anche attraverso premi, appalti e strumenti finanziari come prestiti, garanzie ed equity, a beneficio di organismi di ricerca, enti pubblici e imprese private.
L’obiettivo dichiarato di questa parte del programma era duplice: aiutare le imprese europee a sviluppare nuove tecnologie e tradurre le idee innovative in opportunità commerciali, e migliorare l’accesso al finanziamento per i progetti di ricerca più rischiosi. L’audit della Corte dei conti si concentra proprio su quanto questi obiettivi siano stati raggiunti nella pratica, un tema che negli ultimi due anni è tornato al centro del dibattito sulle politiche industriali dell’Unione.
Il divario di innovazione nel rapporto Draghi
Il tema del ritardo europeo sull’innovazione è stato posto al centro dell’agenda politica dal rapporto sulla competitività presentato da Mario Draghi il 9 settembre 2024. Il rapporto ha indicato tra le priorità la chiusura del divario di innovazione con Stati Uniti e Cina nelle tecnologie avanzate, sostenendo che servano investimenti pubblici e privati aggiuntivi per 750-800 miliardi di euro l’anno, pari al 4,4-4,7% del Pil dell’Unione nel 2023. Draghi ha attribuito parte del ritardo alla frammentazione dei finanziamenti pubblici alla ricerca e alle difficoltà regolatorie che le imprese incontrano una volta raggiunta una certa dimensione, fattori che secondo il rapporto spingono molte aziende innovative a cercare capitali di rischio negli Stati Uniti anziché scalare all’interno del mercato unico.
Il rapporto ha inoltre segnalato la sproporzione tra gli investimenti pubblici europei e quelli statunitensi su singoli strumenti dedicati alle tecnologie emergenti, richiamando ad esempio il confronto tra il budget del Pathfinder del Consiglio europeo per l’innovazione e quello della statunitense Darpa. Parte delle raccomandazioni del rapporto Draghi è stata ripresa dalla Commissione von der Leyen nella Bussola per la competitività presentata nel 2025.
Cosa cambia per i programmi successivi
L’Unione sta preparando la nuova generazione di programmi per la ricerca e la competitività nell’ambito del prossimo bilancio pluriennale. La Commissione ha proposto un nuovo Fondo europeo per la competitività insieme a un programma che succederà a Horizon Europe, l’attuale programma quadro 2021-2027 erede di Horizon 2020. La Corte dei conti ha già esaminato dal punto di vista finanziario queste proposte, pubblicando un parere sul Fondo europeo per la competitività e un parere su Horizon Europe.
L’audit che sarà pubblicato il 15 ottobre arriva in un momento in cui decisori politici, imprese e ricercatori devono scegliere dove concentrare gli sforzi futuri. Il rapporto, secondo quanto anticipato dalla stessa Corte dei conti, dovrebbe offrire indicazioni sul percorso dalla ricerca al successo commerciale e sollevare interrogativi più ampi su come vengono monitorati i risultati dell’innovazione e su come valutare il valore duraturo degli investimenti pubblici.

