L’obiettivo del presidente del Consiglio europeo, Antonio Costa, di trovare un accordo sul Quadro finanziario pluriennale 2028-2034 entro la fine del 2026 si fa sempre più difficile. Nei giorni scorsi i Paesi cosiddetti “frugali”, guidati dalla Germania, hanno messo nero su bianco in una lettera indirizzata alla presidenza irlandese del Consiglio dell’UE le loro principali linee rosse: un taglio di centinaia di miliardi alla proposta della Commissione da circa 2.000 miliardi; no a un ulteriore aumento del bilancio UE per finanziare le nuove priorità; più risorse a difesa, competitività e innovazione; riduzione del peso di PAC e fondi di coesione; no a nuovo debito comune europeo; forte cautela sulle nuove tasse europee.
Il bilancio è finanziato in gran parte dai contributi degli Stati membri e i sei firmatari – Germania, Paesi Bassi, Svezia, Danimarca, Austria e Finlandia – rappresentano circa il 40% delle entrate del bilancio UE. Il QFP 2028-2034 richiede l’approvazione unanime dei 27. La presa di posizione dei sei rende più complesso l’obiettivo indicato dal Consiglio europeo del 18-19 giugno: un accordo prima della fine del 2026 consentirebbe l’adozione degli atti legislativi nel 2027, necessaria per garantire che i finanziamenti UE raggiungano i beneficiari senza interruzioni dal gennaio 2028. I leader avevano inoltre chiesto alla presidenza irlandese di far avanzare il negoziato in vista del Consiglio europeo del 15 ottobre. Costa punta a chiudere il dossier prima che le elezioni previste nel 2027 in Francia, Italia, Spagna e Polonia possano complicare ulteriormente il negoziato.
La lettera dei sei arriva mentre la presidenza irlandese lavora alla cosiddetta “negotiating box”, la cornice negoziale chiamata a restringere progressivamente le opzioni sul tavolo. Nella proposta della Commissione il bilancio è articolato in quattro grandi aree: agricoltura e coesione, competitività e sicurezza, azione esterna e costi di funzionamento delle istituzioni UE. I governi restano però divisi sia sulla dimensione complessiva del QFP sia sulle risorse da assegnare a ciascun capitolo.
Bilancio UE, l’Irlanda prova a sbloccare lo stallo tra Paesi “frugali” e alleati della coesione
Il confronto prosegue anche sul piano tecnico. Oggi, 29 settembre, si riunisce a Bruxelles il gruppo di lavoro ad hoc del Consiglio sul Quadro finanziario pluriennale dedicato al Fondo europeo per la competitività. All’ordine del giorno figura il regolamento istitutivo del Fondo, che comprende anche il programma specifico per le attività di ricerca e innovazione nel settore della difesa. La riunione si inserisce direttamente nel braccio di ferro sulla riallocazione delle risorse verso competitività, innovazione e sicurezza, una delle richieste centrali dei sei contributori netti.
La maggior parte dei Paesi del Nord punta infatti ad aumentare il peso di difesa, innovazione e competitività, mentre gli “amici della coesione” insistono sulla necessità di preservare i finanziamenti per l’agricoltura e le regioni meno sviluppate. Per individuare una possibile via di compromesso, la presidenza irlandese sta chiedendo ai governi quali elementi debbano essere considerati prioritari e quali possano invece essere ridimensionati all’interno delle diverse categorie di spesa.
Nella lettera i leader dei sei Paesi affermano che il bilancio dell’UE “deve essere riformato radicalmente”, sottolineando che “tutte le rubriche di spesa dovranno contribuire a questi risparmi”. Secondo i firmatari, l’aumento nominale di circa il 60% proposto dalla Commissione “semplicemente non è realistico. Né dal punto di vista economico, né da quello politico. E certamente non in un momento in cui le finanze pubbliche di diversi Stati membri sono motivo di seria preoccupazione”.
Netto anche il no al debito comune: “Il bilancio dell’UE è in ultima analisi finanziato dai cittadini europei. Questo resta vero qualunque meccanismo di finanziamento o risorsa propria possiamo inventare. Nemmeno il ricorso al debito comune può essere la risposta. Non si può quindi evitare la difficile questione della dimensione complessiva del bilancio”.
I sei ribadiscono inoltre l’intenzione di riorientare le risorse verso la difesa e le imprese innovative per rispondere alle crescenti sfide economiche e di sicurezza, riducendo al contempo il peso dei finanziamenti destinati agli agricoltori e alle regioni più povere, che tradizionalmente assorbono una quota rilevante del bilancio dell’Unione.
Una linea contestata da una parte degli economisti. Zsolt Darvas, senior fellow del think tank Bruegel, ha criticato la pressione costante dei frugali per ridurre il bilancio, sostenendo che la questione centrale dovrebbe essere quali beni pubblici sia più efficiente finanziare a livello europeo. “Le nostre ricerche mostrano che il bilancio dell’UE potrebbe svolgere un ruolo importante nel colmare il gap di investimenti dell’Europa, come individuato nel rapporto Draghi, e che per colmare quel divario servirebbe un bilancio più grande di quello proposto dalla Commissione europea nel luglio 2025, non più piccolo”, ha osservato Darvas in un’intervista pubblicata il 2 settembre da EU Perspectives.


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