Unione europea e Canada possono costruire insieme una “foresta transatlantica in cui i nostri cittadini possano prosperare come popoli liberi, su terre libere, ogni singolo giorno”. Con questa visione simbolica, il premier canadese Mark Carney ha delineato la sua idea di rapporto tra UE e Canada nel suo attesissimo intervento alla plenaria del Parlamento europeo a Strasburgo. L’ex banchiere centrale, che lo scorso 20 gennaio a Davos ha chiamato a raccolta le cosiddette potenze medie, invitandole a rigettare la subordinazione e a unirsi attraverso un approccio di “realismo basato sui valori”, sfidando apertamente la logica della coercizione economica delle grandi potenze, è stato accolto dall’emiciclo da scroscianti applausi e messaggi di appoggio anche curiosi. La co-presidente dei Verdi, la tedesca Terry Reintke, si è presentata alla seduta indossando la felpa della squadra nazionale di hockey canadese. Non sono mancati gli episodi di critica, con un eurodeputato che poco prima dell’inizio del discorso del premier canadese ha gridato “USA, USA, USA”.
Al suo secondo giorno a Strasburgo, Carney ha presenziato mercoledì al discorso sullo Stato dell’Unione della presidente della Commissione europea, Ursula von der Leyen, in cui è stata annunciata una nuova formula di cooperazione, offrendo al Canada la possibilità di diventare “il primo membro associato dell’UE”.
Proprio da questa apertura offerta dalla presidente della Commissione europea, Carney ha voluto sottolineare come i rapporti tra le due realtà vadano molto al di là delle mere relazioni commerciali o diplomatiche. Il premier canadese, che prima di diventare premier nel marzo 2025 ha guidato sia la Banca d’Inghilterra sia quella canadese, ha ampiamente citato il filosofo tedesco Johann Wolfgang von Goethe per descrivere un rapporto basato da oltre un secolo su valori condivisi.
Carney è partito dalla quercia di Goethe sull’Ettersberg, vicino a Weimar, rimasta poi all’interno del campo di concentramento di Buchenwald, trasformandola nel simbolo di valori che non possono essere dati per acquisiti. Ha richiamato in particolare il finale del “Faust”, ricordando il principio secondo cui libertà e vita appartengono a chi è disposto a riconquistarle ogni giorno. “I valori non si difendono da soli”, ha sottolineato Carney: la libertà, ha ricordato, è stata conquistata dalla Resistenza europea, coltivata dai fondatori della Comunità europea del carbone e dell’acciaio, preservata dall’integrazione europea e successivamente estesa con l’allargamento seguito alla caduta del Muro di Berlino.
A un’altra quercia Carney ha affidato il racconto del legame storico tra Europa e Canada. Nel 1917, dopo la battaglia del crinale di Vimy, il giovane tenente canadese Leslie Miller raccolse alcune ghiande dal campo di battaglia devastato e le portò con sé in Ontario, dove le piantò nella sua proprietà dando origine a un bosco. Un secolo più tardi, alcuni innesti delle querce cresciute in Canada sono stati riportati in Francia e ripiantati a Vimy. “Questa è l’essenza del partenariato fra Canada e Unione europea”, ha spiegato Carney: “semi, valori, idee, commercio, persone e progresso che passano avanti e indietro attraverso l’Atlantico”.
Alla base di questo rapporto, secondo il premier, ci sono “lo Stato di diritto”, “la dignità umana”, “la libertà individuale” e “la democrazia”, insieme alla convinzione che “un’economia forte non sia un fine in sé, ma un mezzo per arrivare a una società giusta” e alla difesa del patrimonio naturale. Richiamando ancora Goethe, Carney ha parlato di una sorta di “affinità elettiva” tra Europa e Canada: non un legame determinato semplicemente dalla geografia, ma una scelta politica e culturale continuamente rinnovata.
Una risposta comune alla “tempesta” geopolitica
Questa comunanza di valori assume, secondo Carney, un significato ancora maggiore di fronte a quella che ha descritto come una vera e propria “tempesta”: cambiamenti climatici, erosione delle norme democratiche e soprattutto trasformazione dell’interdipendenza economica in uno strumento di pressione. “L’integrazione economica ormai è utilizzata come un’arma e i dazi doganali come uno strumento di pressione. I meccanismi finanziari sono utilizzati per la coercizione. Le catene di approvvigionamento rappresentano punti deboli da sfruttare”, ha affermato. Una linea che riprende direttamente quella esposta a Davos a gennaio, quando aveva parlato di una “rottura” dell’ordine internazionale e della necessità per le potenze medie di costruire insieme la propria resilienza.
A questo si aggiunge il potere crescente delle grandi piattaforme tecnologiche, che secondo Carney “aspirano alla sovranità”, cercano di stabilire le condizioni di accesso e le regole, controllano i dati e diffondono disinformazione. È di fronte a questa situazione che il premier è tornato alla metafora degli alberi: “Un singolo albero potrà essere abbattuto, ma non una foresta”. Come le radici delle querce si intrecciano e si scambiano nutrienti, Canada e Unione europea possono creare un sistema capace di proteggersi collettivamente.
Per Carney, infatti, la sovranità contemporanea non significa più soltanto essere in grado di “alimentarsi, avere combustibile e difendersi”. Significa anche garantirsi un accesso sicuro all’intelligenza artificiale, ai semiconduttori, alle materie prime critiche, ai sistemi di pagamento, alle tecnologie per l’energia pulita, ai vaccini e alle comunicazioni satellitari. Nessun Paese può colmare da solo tutte queste lacune: “L’obiettivo non è l’autosufficienza, è la resilienza collettiva”.
Dal CETA all’“alleanza per il futuro”
Carney ha citato il successo del CETA, l’accordo economico e commerciale globale tra Canada e UE applicato in via provvisoria dal 2017 e volto a ridurre le barriere agli scambi e agli investimenti. Dal 2017 al 2024, secondo il Consiglio UE, il commercio bilaterale di beni tra le due parti è cresciuto del 65%, raggiungendo 75,6 miliardi di euro. Nel suo intervento il premier canadese non ha però specificato le modalità giuridiche in cui si concretizzerà la proposta di rendere il Canada primo membro associato dell’UE, ma ha elencato e descritto cosa Ottawa è disposta a offrire e cosa questa futura alleanza potrà significare per le nuove generazioni e per le democrazie.
Carney ha proposto una cooperazione molto più stretta nelle capacità considerate ormai essenziali per l’autonomia strategica: materie prime critiche, difesa, intelligenza artificiale, capacità di calcolo, sicurezza energetica, spazio e sistemi di pagamento. A questo si aggiungerebbe un rafforzamento del commercio digitale nei prodotti non agricoli e nei servizi.
Particolare attenzione è stata dedicata alla mobilità dei giovani. Carney ha prospettato l’ingresso del Canada in Erasmus+, che consentirebbe agli studenti canadesi ed europei maggiori possibilità di studiare sulle due sponde dell’Atlantico, e la partecipazione canadese alla prossima generazione di Horizon Europe, mettendo insieme risorse, università e istituti di ricerca nello sviluppo delle tecnologie avanzate.
Sul fronte delle materie prime, il premier ha ricordato che il Canada dispone di giacimenti di oltre 34 minerali critici e figura tra i principali produttori di alcune delle risorse essenziali per la transizione energetica. Ottawa potrebbe quindi contribuire a garantire all’Europa forniture più affidabili, mentre l’UE offrirebbe le capacità avanzate di trasformazione necessarie per completare le catene del valore.
Anche l’energia rientra nel progetto. Carney ha offerto la disponibilità canadese a contribuire su larga scala con GNL e idrogeno alla sicurezza energetica europea, attraverso lo sviluppo di nuove infrastrutture portuali nel nord e sulle coste orientali del Canada. A questo si aggiungono la cooperazione sul calcolo ad alte prestazioni e sulle infrastrutture digitali, la definizione di standard comuni per l’intelligenza artificiale e persino l’esplorazione di un mercato più integrato dei servizi finanziari, con l’obiettivo di ridurre i costi, ampliare le possibilità di scelta e facilitare l’accesso al capitale.
Nessun “terzo blocco” per creare una potenza rivale
Anticipando le critiche da parte statunitense, peraltro già espresse con forza dal presidente degli Stati Uniti Donald Trump, che ha definito un possibile ingresso del Canada come membro associato dell’UE un potenziale “atto ostile” e ha minacciato nuovi dazi nei confronti dell’Europa, Carney ha sottolineato: “Vorrei essere chiaro su quello che non propongo: non un terzo blocco per diventare una grande potenza rivale semplicemente con migliori modi di fare. Non siamo alla ricerca del potere per dominare sugli altri. Al contrario, noi ricerchiamo la resilienza in modo che nessuno possa controllare i nostri mercati aperti, danneggiare la nostra sovranità, la nostra integrità territoriale o minare le nostre libertà, la democrazia e il nostro Stato di diritto”.
L’obiettivo, nelle parole del premier canadese, sarebbe quindi un’alleanza capace di diventare “un faro per le altre democrazie”, non definita da ciò a cui si oppone, ma da ciò che intende difendere: “libertà, solidarietà, prosperità e sostenibilità”. Un’alleanza abbastanza forte perché nessuno possa dettarne le scelte, ma allo stesso tempo abbastanza aperta da permettere ad altri Paesi di aderire sulla base degli stessi principi.
E proprio all’immagine delle querce Carney è tornato in chiusura. In Canada, ha ricordato, si dice spesso che il Paese sia diventato una nazione sul crinale di Vimy, dove migliaia di canadesi persero la vita durante la Prima guerra mondiale. Ma da quel campo di battaglia tornarono anche le ghiande raccolte da Leslie Miller, le cui querce oggi crescono sia in Canada sia in Francia: “La prova vivente che quello che coltiviamo insieme può sopravvivere agli inverni più oscuri per continuare a prosperare”.
“Quindi approfondiamo queste radici, ampliamo queste chiome di alberi”, ha concluso Carney, “creiamo una foresta transatlantica in cui i nostri cittadini possano prosperare come popoli liberi, su terre libere, ogni singolo giorno”.
Il riavvicinamento tra Canada e Unione europea
Il riavvicinamento tra UE e Canada ha registrato una forte accelerazione dopo l’inizio del mandato di Carney, nel marzo 2025. Al vertice UE-Canada del 23 giugno 2025, Bruxelles e Ottawa hanno rilanciato il partenariato strategico e firmato un partenariato sulla sicurezza e la difesa, ampliando la cooperazione a settori come il sostegno all’Ucraina, la mobilità militare, l’industria della difesa, le minacce ibride, la cybersicurezza, lo spazio, le tecnologie emergenti e la sicurezza economica.
Un ulteriore salto di qualità è arrivato nel 2026 con l’ingresso del Canada nel programma europeo SAFE. Ottawa è diventata il primo Paese non europeo a partecipare allo strumento europeo destinato a sostenere gli appalti comuni e gli investimenti nella produzione industriale della difesa: l’accordo è stato firmato il 14 febbraio 2026 e formalmente concluso dal Consiglio il 15 giugno.
Inoltre, il 4 maggio Carney è diventato il primo leader di un Paese non europeo a partecipare a livello di capi di Stato e di governo a un vertice della Comunità politica europea, in occasione dell’incontro di Yerevan.

