La Russia si prepara a testare un nuovo tipo di missile balistico in grado, secondo le stime dell’intelligence militare ucraina, di raggiungere obiettivi fino a 800 chilometri di distanza. A riferirlo è stato Vadym Skibitskyi, vicecapo dell’Intelligence della Difesa ucraina (DIU), durante una riunione del Consiglio interparlamentare tra Ucraina e NATO.
“Secondo le nostre stime, la Russia prevede di effettuare i test finali di un nuovo tipo di missile balistico, con una gittata fino a 800 km, entro la fine di quest’anno”, ha dichiarato Skibitskyi. La DIU non ha fornito ulteriori dettagli sul sistema in questione, né sul suo nome o sulle caratteristiche tecniche.
L’elemento più preoccupante per Kyiv riguarda tuttavia le modalità con cui Mosca potrebbe condurre i test. Secondo l’intelligence ucraina, le forze russe potrebbero tentare di colpire obiettivi nell’Ucraina occidentale durante le prove del nuovo armamento. Una gittata di 800 chilometri permetterebbe al nuovo sistema di raggiungere una porzione molto ampia del territorio ucraino, compresi centri e infrastrutture situati lontano dalle attuali linee del fronte.
La capacità di colpire in profondità rappresenta una delle principali caratteristiche della strategia russa di pressione sull’Ucraina. Mosca ha progressivamente combinato missili balistici, missili da crociera e droni per saturare le difese aeree ucraine e aumentare i costi della protezione delle infrastrutture strategiche.
L’arsenale russo comprende già diversi sistemi balistici. Tra questi figurano i 9M723 utilizzati dagli Iskander-M, oltre ai missili KN-23 e KN-24 forniti dalla Corea del Nord. La Russia impiega inoltre sistemi come Zircon e Kinzhal, insieme a una vasta gamma di missili da crociera e droni. La nuova arma si inserirebbe quindi in un processo di progressivo ampliamento della capacità russa di effettuare attacchi a lunga distanza.
Il possibile sviluppo del nuovo missile va letto anche alla luce dell’aumento della produzione militare russa. Secondo i dati forniti dalla DIU ad agosto, la Russia stava raggiungendo livelli di produzione pari al 110-120% degli obiettivi mensili programmati per le principali categorie di missili. Alcuni sistemi avrebbero registrato incrementi ancora più significativi: nel mese di luglio la produzione di Kh-101 avrebbe raggiunto il 140% dell’obiettivo, quella dei Kalibr il 111% e quella dei Kh-35 il 200%.
La stessa intelligence ucraina ha stimato che Mosca disponesse, all’inizio di agosto, di circa 130 missili 9M723 destinati ai sistemi Iskander-M, mentre le scorte comprendevano anche circa 120 Zircon, 100 Kh-101 e 50 Kinzhal.
Per Kyiv, dunque, il problema non riguarda soltanto l’introduzione di un nuovo sistema d’arma. La preoccupazione è che la Russia stia costruendo una capacità industriale sufficientemente ampia da sostenere campagne missilistiche prolungate. Skibitskyi ha infatti collegato l’aumento della produzione all’obiettivo russo di intensificare gli attacchi contro l’Ucraina, con l’intento di esercitare una pressione crescente sull’economia e sulla società.
La crescente capacità missilistica russa arriva mentre l’Ucraina deve affrontare una carenza di intercettori per la propria difesa aerea. Il sistema Patriot rimane uno degli strumenti più importanti a disposizione di Kyiv contro i missili balistici russi; se la Germania ha annunciato l’invio di ulteriori intercettori provenienti dalle proprie scorte, la stessa certezza non è stata assicurata dagli Stati Uniti, partner fondamentale della difesa ucraina.
L’Unione europea ha intanto predisposto un meccanismo che consentirà all’Ucraina di utilizzare una parte del sostegno finanziario europeo per acquistare componenti fondamentali per i sistemi Patriot. La Commissione europea ha indicato in circa 3,2 miliardi di euro le risorse destinate a questa finalità.
Parallelamente alla difesa aerea, Kyiv insiste sulla necessità di limitare la capacità russa di produrre nuovi missili. Skibitskyi ha chiesto ai Paesi partner di rafforzare le sanzioni contro Mosca, concentrandosi in particolare sull’accesso ai componenti stranieri utilizzati dall’industria militare russa.
È un fronte delicato per l’Unione europea. Molti sistemi d’arma moderni dipendono infatti da componenti elettronici, macchinari industriali e tecnologie che possono essere prodotti al di fuori della Russia e successivamente acquisiti attraverso intermediari e reti commerciali.
Per Bruxelles non si tratta dunque soltanto di ampliare le liste dei prodotti soggetti a restrizioni, ma di individuare e interrompere le catene di approvvigionamento attraverso cui componenti e tecnologie occidentali continuano a raggiungere l’industria militare russa.

