L’Iran si prepara a istituire una nuova zona marittima soggetta a restrizioni nel Golfo e a definire un nuovo corridoio internazionale attraverso lo Stretto di Hormuz. Secondo quanto sottolineato dal portavoce del ministero degli Esteri iraniano, Esmaeil Baghaei, in conferenza stampa, l’accordo tra la Repubblica islamica e l’Oman sarebbero nella loro fase finale, e le nuove rotte potrebbero essere comunicate nei prossimi giorni all’Organizzazione marittima internazionale. L’annuncio giunge dopo un fine settimana segnato da nuovi attacchi contro petroliere e unità militari. Sabato le forze statunitensi hanno colpito tre petroliere iraniane, anche nei pressi dell’isola di Kharg, dopo attacchi iraniani contro la portaerei USS George Washington e un cacciatorpediniere statunitense impegnati nella regione. Secondo il Comando centrale americano, entrambe le navi hanno evitato gli attacchi e non si sono registrati danni o feriti. Washington ha risposto il giorno successivo colpendo tre petroliere iraniane.
A delineare il piano di Teheran era stato nel fine settimana Mohsen Rezaei, segretario del Consiglio supremo per la sicurezza nazionale iraniano. In un’intervista alla televisione di Stato, Rezaei aveva spiegato che la nuova zona partirà dalla linea dove comincia il blocco navale imposto dagli Stati Uniti all’Iran e si estenderà verso alcune aree del Golfo. Parallelamente, l’Iran si prepara a rendere pubbliche le mappe di un nuovo corridoio internazionale per la navigazione attraverso Hormuz. Secondo Rezaei, il tracciato interesserà acque iraniane e omanite e la sua gestione vedrà un ruolo centrale di Teheran. “Le mappe di un nuovo corridoio internazionale che si estende nelle acque iraniane e omanite e che sarà gestito dall’Iran sono state concordate e dovrebbero essere firmate nei prossimi giorni”, ha affermato.
Già il 25 agosto Iran e Oman avevano annunciato ufficialmente di stare negoziando un corridoio temporaneo attraverso Hormuz, insieme a un progetto congiunto per lo sminamento dello Stretto. Mascate aveva spiegato che i colloqui tecnici avrebbero dovuto successivamente definire un corridoio permanente, un sistema di gestione del traffico e meccanismi di condivisione delle informazioni.
Riprendono gli attacchi tra Iran e Stati Uniti
L’annuncio arriva in una nuova fase di escalation del conflitto. Dopo la relativa pausa nelle operazioni militari durante gran parte di agosto, nel fine settimana Stati Uniti e Iran sono tornati a colpirsi sul mare. Il Comando centrale americano (CENTCOM) ha dichiarato sabato di aver attaccato tre petroliere iraniane, una delle quali al largo dell’isola di Kharg, principale terminal petrolifero iraniano, in risposta al lancio di missili balistici iraniani contro la portaerei USS George Washington e un cacciatorpediniere statunitense impegnati nella regione. Secondo CENTCOM, però, entrambe le unità hanno evitato i missili e non risultano né impatti né feriti americani.
La Marina dei Guardiani della Rivoluzione ha sostenuto a sua volta di aver preso di mira tre petroliere che avrebbero percorso rotte non autorizzate nello Stretto e altre tre unità americane.
Il blocco navale americano sta infatti progressivamente restringendo gli spazi per le esportazioni iraniane. Secondo il Centcom, fino a domenica le forze statunitensi avrebbero dirottato 92 navi commerciali, disabilitato tre imbarcazioni e abbordate altre due per far rispettare il blocco. L’Iran, terzo produttore dell’Opec, prima della guerra esportava circa il 90% del proprio greggio attraverso Kharg.
Il traffico a Hormuz ai minimi da maggio
La nuova escalation sta avendo conseguenze sempre più visibili sul traffico marittimo. Secondo i dati citati lunedì da Reuters, negli ultimi dieci giorni hanno attraversato Hormuz in media appena 10 navi commerciali al giorno, il livello più basso da maggio. Prima della guerra attraverso lo Stretto transitava circa un quinto delle forniture petrolifere mondiali.
Washington sostiene tuttavia che il flusso energetico stia progressivamente recuperando grazie alla protezione militare americana e agli oleodotti che aggirano lo Stretto. Il segretario all’Energia Chris Wright ha dichiarato domenica alla CNN che attraverso Hormuz transitano ormai più di 9 milioni di barili al giorno e che, considerando anche le pipeline alternative, i flussi complessivi sarebbero tornati ad almeno due terzi dei livelli precedenti al conflitto.
Wright ha però riconosciuto che la navigazione non è ancora tornata alle condizioni precedenti alla guerra e che il passaggio delle navi continua a richiedere il sostegno militare americano. Alla domanda se una compagnia possa attraversare Hormuz in sicurezza, il segretario ha risposto che può farlo se opera in coordinamento con la Marina statunitense.
La tensione si è immediatamente riflessa sui mercati. Nelle prime ore di lunedì il Brent ha raggiunto 97,93 dollari al barile, prima di ridurre parte dei guadagni e tornare attorno ai 96 dollari. Il WTI ha superato temporaneamente i 93 dollari. Nella settimana precedente il Brent era già salito di circa l’8%, mentre il greggio americano aveva guadagnato quasi il 10%.
[a cura di Simone Cantarini]

