La Polonia porta a Bruxelles lo scontro con Meta sulle pubblicità fraudolente che circolano sulle sue piattaforme. Il ministro per gli Affari digitali Krzysztof Gawkowski ha chiesto oggi (27 agosto) alla Commissione europea di imporre al gruppo statunitense una multa da 250 milioni di euro, accusandolo di non aver adottato misure sufficientemente efficaci per proteggere gli utenti polacchi da truffe, pubblicità ingannevoli e contenuti dannosi.
“Questo Far West sulla piattaforma deve finire”, ha dichiarato Gawkowski, chiedendo inoltre a Meta di introdurre “immediatamente strumenti in grado di eliminare le truffe, la pubblicità falsa e la promozione di applicazioni illegali”. Il ministro ha accompagnato la richiesta con una lettera, datata 26 agosto, indirizzata alla vicepresidente esecutiva della Commissione europea Henna Virkkunen, responsabile per la Sovranità tecnologica, la Sicurezza e la Democrazia.
La nuova offensiva di Varsavia arriva dopo una serie di episodi che hanno riportato al centro del dibattito il ruolo delle piattaforme nella diffusione delle frodi online. Tra i casi più recenti c’è un video generato con l’intelligenza artificiale che raffigurava il presidente polacco Karol Nawrocki mentre promuoveva un inesistente programma di investimento. Il contenuto, secondo le autorità, ha iniziato a circolare senza freni su Facebook.
Un caso analogo ha coinvolto il miliardario Rafał Brzoska, fondatore della società di consegne InPost, la cui immagine è stata utilizzata senza autorizzazione per pubblicizzare presunte opportunità di investimento. Brzoska ha criticato pubblicamente Meta, mentre Gawkowski ha sostenuto che il problema riguarda la sicurezza di milioni di cittadini esposti a deepfake e truffe finanziarie.
A rafforzare le accuse polacche sono i test condotti da CERT Polska, il team nazionale di risposta agli incidenti informatici. Secondo i dati citati da Gawkowski, su 122 pubblicità identificate come fraudolente, Meta ne avrebbe rimosse soltanto dieci. In 106 casi, pari all’86,8%, la piattaforma avrebbe deciso di non intervenire, mentre in altri sei non sarebbe arrivata alcuna risposta.
Meta presenta però un quadro differente. L’azienda sostiene di aver rimosso circa 137.000 annunci provenienti dalla Polonia tra luglio 2025 e giugno 2026 perché contrari alle proprie regole contro frodi e truffe. Oltre l’88% sarebbe stato eliminato prima ancora di essere segnalato dagli utenti.
Per Gawkowski, tuttavia, questi numeri non bastano. Il ministro accusa la società di non aver indicato strumenti “convincenti ed efficaci” per eliminare le truffe, le pubblicità false e la promozione di applicazioni illegali.
Platformy cyfrowe muszą ponosić pełną odpowiedzialność za swoje działania i dlatego zawnioskowałem o nałożenie na Metę kary w wysokości miliarda złotych.
Po analizie materiałów, w tym tych otrzymanych od Meta, a także kolejnych doniesień medialnych o braku kontroli nad… pic.twitter.com/1zSZg8MGf4
— Krzysztof Gawkowski (@KGawkowski) August 27, 2026
La richiesta polacca si inserisce in un confronto più ampio tra l’Unione europea e le grandi piattaforme digitali sulla responsabilità nella moderazione dei contenuti e sulla tutela dei consumatori. Varsavia chiede ora a Bruxelles di trasformare le contestazioni in un’azione concreta, sostenendo che una sanzione da 250 milioni di euro potrebbe rappresentare un deterrente adeguato rispetto alla dimensione del problema.
La Commissione europea dovrà quindi valutare se e come intervenire. Per la Polonia, il tema non è più soltanto quello della moderazione dei contenuti: è diventato una questione di responsabilità delle piattaforme e di sicurezza digitale dei cittadini europei.

