Nel suo intervento al Meeting per l’amicizia fra i popoli di Rimini 2026, manifestazione annuale che si svolge da oltre quarant’anni, Roberta Metsola ha mandato un messaggio chiaro ai leader europei: unirsi ed affrontare insieme le sfide di questo secolo o perire gestendo da soli il declino. Il monito della presidente del Parlamento europeo arriva in un periodo delicato per la politica europea. Da oltre quattro anni gli Stati membri sostengono – ormai in larga parte da soli – lo sforzo bellico dell’Ucraina contro la Russia, mentre l’amministrazione statunitense ha progressivamente ridotto il proprio impegno nella difesa del continente, complicando i rapporti con Bruxelles su più fronti. A questo si aggiunge una crisi in Medio Oriente su cui l’Unione fatica a trovare una posizione comune, oltre alle sfide strutturali della competitività, dell’ascesa di nuovi attori nel commercio mondiale, dell’intelligenza artificiale e della crisi climatica.
“La rapidità con cui il mondo è cambiato ci pone davanti a due sole strade” ha detto Roberta Metsola in apertura al suo discorso. “I Paesi dell’Unione Europea possono guidare insieme il cambiamento o affrontare da soli il proprio declino. Il rassicurante rifugio di una terza via, ambigua e intermedia, non esiste più”.
Parlando dopo il vicepremier e ministro degli Affari esteri, Antonio Tajani, la presidente dell’Eurocamera ha fatto appello al coraggio che questo momento storico richiede ai leader politici, una qualità che appare sempre più rara nell’atteggiamento dei capi di governo, in una fase in cui gli esecutivi nazionali sono sempre più fragili e all’orizzonte si profila un 2027 politicamente decisivo: in Francia si voterà, infatti, per le presidenziali il 18 aprile, con eventuale ballottaggio il 2 maggio, dopo la fine del secondo mandato di Emmanuel Macron. Un appuntamento che, secondo diversi osservatori, potrebbe vedere le forze nazionaliste in una posizione di forza mai avuta prima, mettendo alla prova la tenuta del cordone sanitario.
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Metsola ha anche mandato un messaggio forte al vicino d’oltreoceano rivendicando l’autonomia d’azione dell’Unione europea: “In Europa, questo lo dico sempre, facciamo le cose a modo nostro. Lo facciamo senza esitazioni e senza doverci giustificare con nessuno. Perché sappiamo che in un mondo in cui i tiranni sono ancora troppi, l’empatia e la gentilezza rappresentano una forza e non una debolezza”.
Tra le priorità per rendere l’Europa davvero capace di essere un “faro” nel nuovo mondo, Metsola ha richiamato con forza la necessità di superare la frammentazione del mercato unico per riportare “la produzione industriale in Europa e costruire campioni industriali di domani sotto la bandiera europea”. “O andiamo avanti insieme, oppure non andremo da nessuna parte” ha detto senza mezzi termini.
Metsola ha anche parlato di una nuova prospettiva per il mondo, che non sia “né americana né cinese” rispetto all’intelligenza artificiale, “l’Europa deve svolgere il proprio ruolo nella corsa globale all’intelligenza artificiale perché è in grado di dare un’anima a questo dibattito”. Da anni l’Unione europea si colloca come terza via nella tutela dei dati dei propri cittadini e, dal 2024, regola anche l’uso dell’intelligenza artificiale attraverso l’AI Act.
Nel corso delle ultime due legislature il Parlamento europeo ha mandato dei chiari segnali ai governi, che hanno però scelto di ignorare la richiesta di rivedere i Trattati per superare quei limiti – come il voto ad unanimità – che rendono impossibile per l’Ue essere davvero un attore globale che sia in grado di dare le risposte ai propri cittadini. Come richiamato dalla presidente Metsola, servono leader coraggiosi così come lo furono i padri fondatori, capaci di immaginare un futuro di pace e prosperità.

