La presidente della Commissione europea Ursula von der Leyen prova a disinnescare la crisi diplomatica nata dopo l’arrivo di circa 60.000 migranti a Ceuta, enclave spagnola situata sulla costa nord dell’Africa, difendendo la gestione dell’emergenza da parte del governo di Pedro Sánchez e rilanciando la necessità di rafforzare la politica migratoria dell’Unione europea.
In una lettera inviata oggi (3 agosto) al premier spagnolo, von der Leyen ha riconosciuto che le autorità spagnole e marocchine hanno gestito la situazione “in modo efficiente ed efficace”, riuscendo a evitare ulteriori spostamenti irregolari verso la Spagna continentale e il resto dell’Europa. Secondo la presidente della Commissione, l’intervento delle autorità di Madrid è stato determinante per evitare un peggioramento della crisi e scongiurare “la tragica e inutile perdita di ulteriori vite umane”.
La presa di posizione arriva dopo una fase di forte tensione tra gli Stati membri, con i governi di Italia e Danimarca che hanno pesantemente criticato la risposta spagnola e, più in generale, l’approccio del governo Sánchez sulla gestione dei flussi migratori. “La solidarietà e l’empatia sono opzionali. Il rispetto dei Trattati europei e dei dati, no”, aveva risposto primo ministro spagnolo, prima di elencare i numeri di Frontex sugli ingressi irregolari nei Paesi europei mediterranei degli ultimi cinque anni, che vedono Italia, Balcani e Grecia molto più in difficoltà di Madrid.
La discussione si è intensificata dopo una lettera firmata da 22 leader europei e indirizzata alla presidente della Commissione, nella quale veniva chiesto alla Spagna di migliorare la gestione della frontiera esterna dell’Unione. Nel documento, i governi hanno messo direttamente in discussione la politica migratoria del governo spagnolo, considerata troppo aperta rispetto alla necessità di controllare gli ingressi irregolari.
Pur difendendo la gestione spagnola della crisi, von der Leyen ha utilizzato l’episodio come occasione per rilanciare la necessità di un ulteriore rafforzamento della politica migratoria europea. Secondo la presidente della Commissione, quanto accaduto dimostra l’esigenza di intensificare i controlli nelle aree più vulnerabili delle frontiere esterne dell’Unione, attraverso un monitoraggio più capillare e, laddove ritenuto necessario, anche mediante l’impiego di barriere fisiche.
Queste ultime sono tornate progressivamente al centro del dibattito politico europeo come possibile strumento per contenere i flussi migratori, sebbene il fenomeno migratorio abbia una dimensione strutturale, difficilmente affrontabile attraverso misure esclusivamente di controllo territoriale. Nell’opinione pubblica, il ricorso alle barriere richiama spesso il concetto di “Europa fortezza”, una visione che entra in tensione con l’idea di un’Unione aperta alla protezione internazionale e al rispetto del diritto d’asilo.
Allo stesso tempo, il rafforzamento delle frontiere e la priorità attribuita ai rimpatri – anche attraverso una maggiore cooperazione con i Paesi terzi – rappresentano elementi centrali della strategia proposta dalla destra europea. Un approccio che, in alcuni casi, si sovrappone alla retorica dei movimenti più radicali, che promuovono il concetto di “remigrazione”, ossia il ritorno forzato o incentivato di persone di origine straniera nei Paesi di provenienza.
Von der Leyen ha indicato cinque priorità per il futuro: una cooperazione più stretta con le autorità locali, il rafforzamento delle frontiere esterne europee, la costruzione di sistemi di allerta precoce, il contrasto alle reti criminali che gestiscono il traffico di migranti e procedure di rimpatrio più rapide per chi non ha diritto alla permanenza. La presidente della Commissione ha comunque difeso anche il quadro europeo attuale, sostenendo che le politiche adottate negli ultimi anni abbiano prodotto risultati. Secondo i dati citati nella lettera, gli arrivi irregolari verso l’Europa sarebbero diminuiti del 55% negli ultimi due anni e del 37% dall’inizio dell’anno.
Un elemento centrale della crisi riguarda anche il rapporto con il Marocco, Paese di origine o transito per molti dei migranti arrivati a Ceuta. Von der Leyen ha definito Rabat un “partner strategico” dell’Unione europea, soprattutto nella lotta contro il traffico di esseri umani e la migrazione irregolare. Allo stesso tempo, però, von der Leyen ha lanciato un avvertimento: l’Unione europea non accetterà che la migrazione venga utilizzata come strumento di pressione politica nei confronti di uno Stato membro.
Seppur il Patto sulla Migrazione e l’Asilo, che i governi europei hanno accolto con entusiasmo definendolo un superamento del Regolamento di Dublino, sia ufficialmente entrato in vigore da poco più di un mese e mezzo, l’Unione europea appare ancora in seria difficoltà sul tema.
Come ha fatto presente Sánchez, la solidarietà che dovrebbe essere valore fondante dell’Unione e attorno al quale ruota tutto il nuovo Patto, non è stata in alcun modo dimostrata nella crisi di Ceuta degli ultimi giorni. La permanenza della migrazione tra le competenze condivise tra Bruxelles e gli Stati membri continua inoltre a rappresentare un elemento di fragilità, rendendo più complessa l’attuazione di una risposta realmente comune e mettendo in discussione la capacità dell’Unione di trasformare gli impegni politici in strumenti effettivi di gestione delle emergenze.
I ministri dell’Interno dell’Unione europea si riuniranno online nella giornata di domani per discutere di quest’ultima crisi, mentre la Commissione ha proposto che una discussione strategica tra i leader europei sulle migrazioni si sviluppi nel corso del prossimo Consiglio europeo, che si terrà a ottobre.

