Il 31 luglio la Commissione europea ha inviato a PDD Holdings, la società cinese proprietaria della piattaforma di e-commerce Temu, e alla controllata irlandese WhaleCo Technology una comunicazione degli addebiti (Statement of Grounds) per una possibile ostruzione avvenuta durante un’ispezione a sorpresa condotta lo scorso dicembre negli uffici di Dublino. Secondo le conclusioni preliminari della Commissione, Temu non ha collaborato attivamente su più aspetti legati allo svolgimento dell’ispezione, condotta tra il 2 e il 5 dicembre 2025, nell’ambito di un’indagine distinta sulle sovvenzioni estere di cui l’azienda potrebbe aver beneficiato.

Si tratta soltanto della seconda ispezione a sorpresa condotta dalla Commissione dall’entrata in vigore, nel 2023, del Regolamento sulle sovvenzioni estere (FSR), lo strumento con cui l’Unione punta a colmare una lacuna regolatoria: mentre gli aiuti concessi dai governi degli Stati membri sono soggetti a un controllo stringente sugli aiuti di Stato, quelli erogati da governi extraeuropei erano finora sfuggiti a qualsiasi verifica. Se le conclusioni preliminari fossero confermate, la condotta costituirebbe una violazione degli obblighi procedurali previsti dall’articolo 14 del regolamento, punibile con un’ammenda fino all’1% del fatturato complessivo di PDD Holdings nell’esercizio precedente — una base di calcolo che, considerati i circa 55 miliardi di euro di ricavi dichiarati dal gruppo nel 2025, lascia intravedere una sanzione potenzialmente impattante.

L’ispezione di dicembre va inquadrata in un contesto di crescente pressione da parte dell’Unione Europea in merito alle piattaforme di e-commerce a basso costo di origine cinese. Negli ultimi mesi Bruxelles ha già multato Temu per 200 milioni di euro a seguito di un’indagine distinta sul Digital Services Act, con la motivazione di non aver fatto abbastanza per prevenire la vendita di prodotti illegali; ha introdotto dal 1° luglio 2026 una tassa di gestione di 3 euro sui piccoli pacchi in arrivo dalla Cina; infine, punta ad abolire entro fine anno la soglia di esenzione doganale di 150 euro sotto la quale sono finora transitati senza controlli milioni di pacchi provenienti da piattaforme come Temu, Shein e AliExpress — entrambe, peraltro, già sotto indagine per lo stesso tipo di sovvenzioni.

Cosa contesta Bruxelles a Temu

Secondo la Commissione, gli ispettori si sono recati senza preavviso negli uffici di WhaleCo a Dublino per raccogliere elementi utili all’indagine principale sulle sovvenzioni estere, ma Temu non avrebbe fornito alcune informazioni di base richieste durante il sopralluogo: dati sull’organizzazione e la gestione delle attività europee del gruppo, dettagli sui sistemi informatici utilizzati e specifici libri contabili e documenti relativi alle attività nell’Unione. Il mancato accesso a questi elementi, spiega la Commissione, ha impedito agli investigatori di esaminare fonti di prova potenzialmente rilevanti per il caso.

La Commissione ha precisato che il procedimento riguarda esclusivamente la condotta di Temu durante l’ispezione di dicembre, e non pregiudica l’esito dell’indagine principale sulle presunte sovvenzioni, che prosegue parallelamente. L’invio della comunicazione degli addebiti, primo passo formale della procedura, non anticipa dunque alcuna decisione: l’azienda ha ora accesso al fascicolo della Commissione e potrà replicare alle contestazioni prima che venga adottata una decisione finale.

Il precedente di Pechino e la partita sui dati fuori dall’Unione

Temu ha reagito respingendo con fermezza le conclusioni della Commissione. “Temu non concorda con le conclusioni preliminari della Commissione”, ha dichiarato l’azienda in una nota diffusa il 1° agosto, sostenendo di aver rispettato tutte le richieste ricevute durante l’ispezione e di confidare in un riesame della posizione da parte di Bruxelles. La società ha inoltre negato categoricamente di aver ricevuto sovvenzioni estere in grado di distorcere il mercato interno, sostenendo di finanziare le proprie attività europee esclusivamente con la liquidità generata dalla propria attività commerciale.

Il precedente più rilevante per il caso Temu riguarda però un’altra azienda cinese. La prima ispezione a sorpresa condotta in base al FSR, nell’aprile 2024, aveva riguardato Nuctech, produttore di sistemi di sicurezza per aeroporti e porti, a cui la Commissione aveva chiesto accesso a email e dati conservati su server in Cina. Nuctech si era rivolta al Tribunale dell’Unione europea e poi alla Corte di giustizia per bloccare le richieste, ma entrambi gli organi giurisdizionali avevano confermato il potere della Commissione di accedere a quei dati, secondo quanto riportato dal South China Morning Post. Lo scorso maggio, dopo che Bruxelles aveva avviato un’indagine approfondita su Nuctech, il ministero della Giustizia cinese ha ordinato a tutte le aziende e i cittadini del Paese di non collaborare con le richieste europee, definendo lo strumento un caso di giurisdizione extraterritoriale impropria, secondo quanto riportato da China Daily.

Resta aperta la domanda su quanto le autorità europee riusciranno effettivamente a far valere questi strumenti nei confronti dei grandi gruppi cinesi dell’e-commerce, proprio mentre la pressione politica sale su più fronti: i rivenditori europei denunciano da tempo lo svantaggio competitivo legato all’afflusso di pacchi a basso prezzo dalla Cina, mentre la Commissione ha ampliato il proprio team dedicato alle indagini sulle sovvenzioni estere, segnale che nei prossimi mesi potrebbero arrivare altri casi simili a quello di Temu.

Nell’immediato, Temu potrà consultare il fascicolo della Commissione e presentare le proprie osservazioni prima che venga adottata una decisione definitiva sulla condotta contestata durante l’ispezione. Prosegue invece parallelamente, senza una scadenza definita, l’indagine principale sulle presunte sovvenzioni ricevute dal gruppo, il cui esito determinerà se e in che misura l’attività di Temu nel mercato unico sia stata effettivamente sostenuta da aiuti di Stato cinesi.

, , , ,
Per approfondire
Latest Posts from Focus Europe

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *