Xenia Fedorova, ex direttrice di RT France ed editorialista abituale nei media del gruppo Bolloré, si è vista notificare mercoledì 29 luglio un arrêté ministeriale di espulsione dal territorio francese. Lo ha confermato all’AFP il ministero dell’Interno, place Beauvau, riportando quanto anticipato da Libération. Il suo avvocato, Emmanuel Piwnica, ha annunciato che la sua assistita presenterà “immediatamente” un ricorso contro il provvedimento.

Secondo quanto riportato da Libération, che cita il testo del decreto, il comportamento di Fedorova “porta pregiudizio agli interessi fondamentali dello Stato” e la sua presenza sul territorio francese costituisce “una minaccia particolarmente grave e attuale per l’ordine pubblico”. “Dispiegando le sue narrazioni”, si legge ancora nel documento, la giornalista “si configura come un veicolo delle campagne di disinformazione pilotate dalle autorità russe” con l’obiettivo di “destabilizzare l’ordine pubblico” in Francia.

Da quando le è stato notificato l’atto, Fedorova è sottoposta ad assegnazione a residenza e deve presentarsi quotidianamente in commissariato, secondo una fonte vicina al fascicolo citata da RTS. Non può più esercitare la sua attività professionale. Se decidesse di lasciare il territorio francese, riacquisterebbe la libertà di movimento; se restasse, il suo titolo di soggiorno non sarebbe più valido.

Le reazioni dei datori di lavoro e della politica

Canal+ e il gruppo Lagardère, che impiegano Fedorova rispettivamente su CNews e su Europe 1, hanno diffuso una nota congiunta ai dipendenti in cui denunciano “un attacco particolarmente grave alla libertà di espressione e al pluralismo delle opinioni”. Anche il suo avvocato ha insistito sulla sua qualifica professionale, definendola “una giornalista” colpita da “una decisione che costituisce un grave attacco alla libertà di espressione”.

Sul fronte politico, il deputato socialista Arthur Delaporte, che a giugno aveva già sollecitato il ministro dell’Interno Laurent Nuñez a valutare una procedura di espulsione, ha accolto con favore la misura, parlando di un atto che “sancisce finalmente qualcosa che tutti sapevano o più o meno riconoscevano”, ovvero il ruolo di Fedorova come “veicolo della propaganda del Cremlino” nei media francesi. Anche il Rassemblement National ha preso le distanze dalla giornalista: il deputato Thomas Ménagé ha dichiarato che le sue posizioni “non sono quelle del Rassemblement National” e ha invitato a “proteggersi dalle diverse ingerenze”, pur senza commentare nel merito la decisione del governo.

Chi è Xenia Fedorova

Nata Ksenia Borchik, secondo una ricostruzione di Le Monde, Fedorova ha guidato in Russia e a Berlino le tappe della sua ascesa all’interno del gruppo Russia Today prima di essere inviata a Parigi nel 2017 per lanciare RT France, l’emittente controllata dallo Stato russo. Il canale, considerato dal governo francese uno strumento di propaganda, è stato chiuso nel 2023 dopo l’ingresso in vigore del divieto europeo su Russia Today e Sputnik, deciso dall’Unione europea nel marzo 2022 in seguito all’invasione russa dell’Ucraina. Fedorova ha raccontato la chiusura come un atto di “censura” nel libro “Bannie”, pubblicato da Fayard nel marzo 2025. Secondo l’AFP, la giornalista è inoltre già interdetta dal territorio tedesco.

Da allora Fedorova è diventata una presenza fissa nei media del gruppo Bolloré, con interventi regolari su CNews ed Europe 1 e una rubrica sul settimanale JDNews. Nei suoi interventi ha ripreso più volte formule proprie della propaganda del Cremlino, parlando di “operazione speciale” anziché di guerra in Ucraina e sostenendo che sia “l’Occidente ad aver deciso di prolungare” il conflitto. Il ministro degli Esteri francese, Jean-Noël Barrot, l’aveva definita su France Inter una “propagandista patentata al servizio della disinformazione del Cremlino”.

I precedenti che hanno preceduto la decisione

Il caso Fedorova era già emerso più volte nel dibattito pubblico francese nelle settimane precedenti. A giugno Le Monde aveva rivelato che il suo titolo di soggiorno era stato rinnovato per dieci anni nel 2024, suscitando l’interpellanza di Delaporte in Assemblea nazionale. Il ministro Nuñez aveva escluso qualsiasi intervento politico nella procedura di rinnovo, precisando tuttavia che il possesso di un titolo di soggiorno non impedisce l’apertura di un procedimento di espulsione “qualora si accertino turbative dell’ordine pubblico”.

A fine maggio, sempre Le Monde aveva rivelato la partecipazione di Fedorova a un pranzo dell’Institut de l’Espérance, il circolo di riflessione fondato dal miliardario Vincent Bolloré, cui aveva preso parte anche la ministra dell’Agricoltura Annie Genevard. L’entourage della ministra ha sempre sostenuto che Genevard non fosse a conoscenza della presenza di Fedorova tra gli invitati e che non vi avrebbe partecipato se lo avesse saputo; il primo ministro Sébastien Lecornu l’aveva contattata direttamente dopo le rivelazioni. La senatrice socialista Laurence Rossignol aveva definito l’episodio “sintomatico della porosità tra una parte della destra e l’estrema destra”, accusa respinta dalla portavoce del governo Maud Bregeon.

Il contesto: la stretta dell’esecutivo sulle ingerenze straniere

Il provvedimento contro Fedorova si inserisce in una linea più ampia annunciata dal presidente Emmanuel Macron, che il 16 aprile 2026 aveva presentato un progetto di legge e nuove misure regolamentari per rafforzare la protezione del dibattito democratico e delle elezioni francesi dalle ingerenze straniere, in vista delle presidenziali del 2027. Il dispositivo prevede tra l’altro un inquadramento più stringente dei contenuti sui social network e un contrasto rafforzato all’acquisto di falsi account nei periodi elettorali, con l’obiettivo dichiarato da Macron di portare le stesse misure a livello europeo, dopo le ingerenze denunciate in occasione delle elezioni in Moldavia, Romania, Germania e Ungheria.

Il caso di Xenia Fedorova diventa così il primo provvedimento di espulsione individuale collegato in modo esplicito, nel testo dell’arrêté, alla disinformazione pilotata da uno Stato straniero, e segna un salto di qualità rispetto alle misure fin qui annunciate, concentrate su regolazione dei social network e trasparenza elettorale.

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