La Commissione europea accoglie con favore l’intenzione dell’Italia di fare ricorso ai 14,9 miliardi di euro richiesti attraverso il programma SAFE, ma avverte nuovamente sulle tempistiche, invitando il governo guidato da Giorgia Meloni a fare chiarezza e a procedere rapidamente alla firma dell’accordo di prestito.
A riaprire nuovamente il dibattito sul Safe Action For Europe (SAFE), lo strumento da 150 miliardi di euro messo a disposizione dell’UE per rafforzare la difesa europea, sono state le parole del vicepremier e ministro degli Esteri, Antonio Tajani. Intervenendo al fianco del collega della Difesa, Guido Crosetto davanti alle Commissioni Affari Esteri e Difesa di Camera e Senato, Tajani ha annunciato che il governo avrebbe deciso di utilizzare SAFE, prenotando un intervento di 14,9 miliardi. “Entro la fine dell’anno, formuleremo la nostra proposta”, ha sottolineato il ministro degli Esteri intervenendo nel dibattito nel seguito dell’informativa sugli esiti del Vertice NATO di Ankara.
Come indicato in seguito dal ministro Crosetto, il governo dovrà stabilire entro la fine dell’anno quale parte della somma utilizzare effettivamente. Per il responsabile della Difesa, l’importo potrebbe attestarsi a cinque, sei, sette oppure otto miliardi di euro, sulla base dei programmi già previsti al dicastero. I prestiti europei verrebbero quindi impiegati per finanziare programmi militari già inseriti nel bilancio, sostituendo in parte il ricorso all’emissione di Bot, Cct o altri titoli di Stato. I 14,9 miliardi di euro, rappresentano pertanto il tetto massimo del finanziamento richiesto dall’Italia, non una nuova spesa aggiuntiva.
La Commissione europea ha dato una valutazione positiva al piano italiano SAFE il 15 gennaio 2026. Successivamente, il Consiglio dell’UE ha approvato formalmente l’assistenza finanziaria l’11 febbraio 2026, autorizzando per l’Italia prestiti fino a 14,9 miliardi di euro. Tuttavia, la firma dell’accordo con Bruxelles per sbloccare i fondi è finora rimasta in sospeso per le esitazioni del governo sull’impatto dei prestiti sui conti pubblici e sull’entità del finanziamento da utilizzare, in un contesto segnato dall’aumento dei costi energetici e dalle divisioni nella maggioranza sulle spese militari.
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La Commissione chiede chiarezza e avverte: impossibile attendere fino a dicembre
Commentando le dichiarazioni degli esponenti del governo di Roma, il portavoce della Commissione UE per la Difesa, Thomas Regnier, ha sottolineato la necessità di tempistiche chiare. Se da un lato, Bruxelles considera rassicurante l’indicazione arrivata da Roma sulla volontà di mantenere l’importo assegnato, Regnier ha sottolineato che non si tratta di una somma semplicemente riservata in attesa di una decisione definitiva, ma di un finanziamento richiesto formalmente dall’Italia e già approvato dalle istituzioni europee.
“È stata l’Italia lo Stato membro che ha chiesto 14,9 miliardi di euro e l’Italia ha ricevuto da noi l’approvazione di un bilancio di 14,9 miliardi”, ha spiegato il portavoce. “Nella situazione ideale vogliamo certamente che l’Italia mantenga i 14,9 miliardi, come annunciato oggi. È uno sviluppo molto, molto positivo”.
Il passaggio decisivo, secondo la Commissione, è ora la firma dell’accordo di prestito. Soltanto dopo la sottoscrizione sarà possibile procedere con l’erogazione delle risorse e dare concretamente avvio ai progetti inclusi nel piano italiano.
“Dobbiamo procedere alla firma dell’accordo di prestito, perché dobbiamo erogare il denaro e dare avvio ai progetti”, ha affermato Regnier, sottolineando che l’industria italiana della difesa svolge un ruolo centrale per la sicurezza europea.
Bruxelles ha però respinto l’ipotesi che il governo italiano possa attendere fino a dicembre per comunicare se intende utilizzare l’intera somma, come invece si evince dalle dichiarazioni di Tajani e Crosetto. “Attendere fino a dicembre per la firma dell’accordo di prestito non è una tempistica soddisfacente per noi. Dobbiamo procedere molto più rapidamente”, ha chiarito il portavoce.
Il problema riguarda soprattutto l’eventualità che Roma decida di ricorrere soltanto a una parte dei 14,9 miliardi richiesti. In questo caso, le risorse residue dovrebbero essere messe nuovamente a disposizione degli altri Stati membri interessati ad aumentare la propria quota di prestiti SAFE.
“Se esiste anche solo una possibilità che l’Italia prenda meno di questi 14,9 miliardi di euro, abbiamo una scadenza giuridica prevista dal regolamento che obbliga la Commissione a lanciare un nuovo bando e a riassegnare il denaro ancora quest’anno”, ha precisato Regnier. Un’operazione che, ha aggiunto, non potrebbe essere organizzata “in un paio di giorni a dicembre”.
Interpellato sulla possibilità che il governo italiano fornisca una risposta definitiva a ottobre, il portavoce non ha indicato una data alternativa, insistendo tuttavia sulla necessità di ottenere un chiarimento immediato. “La soluzione migliore sarebbe oggi o domani. Abbiamo bisogno di chiarezza il prima possibile”, ha affermato.
“Dobbiamo passare alla fase di attuazione ed effettuare i pagamenti, anche alle autorità italiane e all’industria italiana della difesa”, ha proseguito Regnier. La Commissione deve inoltre assicurare che un’eventuale redistribuzione delle risorse avvenga in modo equo nei confronti di tutti gli Stati membri, compresi quelli che hanno maggiore necessità di rafforzare rapidamente le proprie capacità militari.
La decisione italiana potrebbe incidere anche sul ruolo delle imprese nazionali nei programmi di acquisizione congiunta finanziati da SAFE. Secondo il portavoce, ricorrere all’intero prestito consentirebbe infatti a Roma di avere un peso rilevante nella selezione dei progetti e delle aziende coinvolte.
“Se uno Stato membro prende un importo significativo come 14,9 miliardi di euro, è al posto di guida”, ha spiegato Regnier. “Ha la possibilità di determinare quali progetti realizzare e con quali imprese e può offrire una certa rassicurazione all’industria italiana sul fatto che riceverà una parte significativa di quel bilancio attraverso gli appalti congiunti con altri Stati membri”.
L’eventuale rinuncia a una parte dei fondi potrebbe quindi ridurre anche l’ammontare delle risorse destinate alle aziende italiane. La scelta sulle modalità di impiego del finanziamento, ha comunque precisato il portavoce, spetta alle autorità italiane.
Regnier ha infine ricordato che il piano presentato da Roma è stato valutato positivamente e approvato rapidamente sia dalla Commissione sia dal Consiglio. “Abbiamo ricevuto un piano molto solido dalle autorità italiane”, ha concluso. “Passiamo dunque alla firma dell’accordo di prestito e alle fasi successive”.
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Opposizioni divise
Le opposizioni hanno attaccato il governo da posizioni profondamente diverse. Il Partito democratico, Azione e +Europa contestano soprattutto l’incertezza dell’esecutivo e chiedono di utilizzare rapidamente SAFE, considerandolo uno strumento conveniente e funzionale alla costruzione di una difesa europea comune. Il vicepresidente della Commissione Difesa della Camera, Piero Fassino, ha invitato il governo a “uscire da un’ambiguità che pregiudica la credibilità del nostro Paese” e ad annunciare “con chiarezza l’utilizzo del SAFE”, sottolineando che i finanziamenti europei sono concessi “a condizioni molto più favorevoli dei Bot e di altri titoli di Stato” e favoriscono investimenti comuni tra più Paesi. Il capogruppo del PD nella Commissione Politiche dell’Unione europea della Camera, Piero De Luca, ha invece parlato di un governo “nel caos” e di una maggioranza incapace di esprimere “una linea comune” su un dossier strategico.
Sulla stessa linea il vicesegretario di Azione, Ettore Rosato, secondo cui “quelle risorse servono” per garantire ai militari “più dotazioni, strumenti e garanzie” e per costruire “capacità militari italiane come contributo alla difesa dell’Europa”. Il deputato di +Europa Benedetto Della Vedova ha definito “grottesca” la distinzione tra fondi prenotati e fondi effettivamente utilizzati, chiedendo al governo di “decidere alla svelta se usarlo o no” e avvertendo che, in caso contrario, le risorse saranno redistribuite agli altri Paesi.
Di segno opposto le critiche del Movimento 5 Stelle e di Alleanza Verdi e Sinistra, che non si limitano a contestare la gestione del dossier, ma mettono in discussione la scelta stessa di aumentare la spesa militare. Il vicepresidente del M5S, Stefano Patuanelli, ha osservato che SAFE “non regala un solo euro all’Italia” perché “è un prestito europeo” e ha accusato il governo di avere scelto “il debito e il calendario elettorale”, preparando nuovo deficit per la difesa dopo aver “affamato gli italiani”. Il co-portavoce di Europa Verde e deputato di AVS, Angelo Bonelli, ha parlato di una “follia” e di una “corsa al riarmo”, sostenendo che “più armi non significano più pace” e accusando Meloni e Tajani di scegliere gli armamenti “invece che il lavoro, la sanità, la scuola e la transizione ecologica”.

