Di fronte alle sfide che si trova ad affrontare l’Europa in termini di competitività, l’UE “fa sul serio”. È quanto sostiene la presidente della Commissione europea in un messaggio su X pubblicato dopo l’incontro con l’ex presidente della Banca centrale europea (BCE) e autore del rapporto sul Futuro della competitività europea, Mario Draghi, avvenuto il 20 luglio a Bruxelles. “Con Mario Draghi abbiamo discusso dell’agenda europea per la competitività”, ha affermato von der Leyen, sottolineando che la tabella di marcia “One Europe, One Market”, concordata con il Parlamento europeo e il Consiglio europeo “definisce azioni concrete e un calendario chiaro per la loro attuazione”.
“Stiamo abbattendo le barriere in tutti i settori della nostra economia. Sosteniamo l’innovazione rivoluzionaria, dall’intelligenza artificiale alle tecnologie pulite. E stiamo consolidando partnership che garantiscano il futuro dell’Europa. Perché l’Europa fa sul serio”, ha assicurato von der Leyen.
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Un’attuazione che stenta a partire
Durante il briefing di mezzogiorno con i giornalisti a Palazzo Berlaymont, la portavoce capo della Commissione UE, Paula Pinho, ha spiegato che l’incontro tra Ursula von der Leyen e Mario Draghi non era legato a una ricorrenza particolare, ma alla centralità assunta dalla competitività nell’agenda dell’Unione. “Non c’è una ragione particolare. La competitività è un tema centrale nelle discussioni sulle politiche dell’Unione europea. Si tratta quindi di un’altra occasione per la presidente di discutere questo argomento con il professor Draghi”, ha affermato.
L’incontro tra la presidente della Commissione europea e Draghi – che secondo Ansa sarebbe stato richiesto dallo stesso ex presidente della BCE – è avvenuto a quasi due anni dalla pubblicazione del fondamentale rapporto sul Futuro della competitività europea, la cui piena attuazione procede però a rilento.
Secondo l’aggiornamento di luglio del Draghi Implementation Index, elaborato dallo European Innovation Council attraverso l’osservatorio DraghiWatch, soltanto 60 delle 383 misure esaminate, pari al 15,7%, risultano pienamente attuate.
Alle 60 raccomandazioni pienamente attuate se ne aggiungono 98 realizzate solo parzialmente. Nel complesso 158 misure su 383, il 41,3%, hanno prodotto almeno un intervento legislativo. Le restanti 225, pari al 58,7%, sono ancora in corso di elaborazione o non sono state attuate. Rispetto alla rilevazione di gennaio 2026, l’indice delle misure pienamente realizzate è salito dal 15,1 al 15,7%, con un aumento di appena 0,6 punti percentuali. Il dato che comprende anche l’attuazione parziale è invece passato dal 38,9 al 41,3%, in crescita di 2,4 punti.
Il progresso è sensibilmente inferiore a quello osservato tra settembre 2025 e gennaio 2026, quando l’indice complessivo era aumentato di 7,5 punti percentuali. Da gennaio sono state pienamente attuate soltanto due nuove raccomandazioni, mentre altre sette sono entrate nel gruppo delle misure parzialmente realizzate.
L’avanzamento più consistente si concentra nei settori in cui la competitività economica si intreccia con la sicurezza, la riduzione delle dipendenze strategiche e la capacità industriale europea.
Il rapporto indica tra i principali risultati il quadro vincolante per l’eliminazione graduale delle importazioni di gas russo, accompagnato da piani nazionali di diversificazione e da obblighi più stringenti di autorizzazione, monitoraggio e comunicazione dei contratti. Il provvedimento rafforza gli strumenti europei per ridurre la dipendenza energetica da Mosca, pur non costituendo ancora una strategia organica di lungo periodo sul gas.
Un avanzamento significativo riguarda anche la difesa. Il prestito europeo da 90 miliardi di euro destinato all’Ucraina, di cui una quota indicativa di 60 miliardi collegata alle capacità industriali militari, ha creato un nuovo canale finanziario comune per gli acquisti e per il sostegno alle basi produttive ucraina ed europea.
La normativa introduce inoltre procedure più rapide per affrontare le crisi, tra cui deroghe urgenti ai criteri di ammissibilità, modifiche degli accordi quadro e richieste prioritarie alle imprese. Per gli autori, queste misure mostrano come l’urgenza geopolitica riesca a produrre decisioni europee che le sole motivazioni economiche spesso non sono sufficienti a generare.
Il risultato emerge con chiarezza dalla ripartizione settoriale. La difesa registra un tasso di attuazione piena o parziale del 78,6%, il più elevato tra i comparti analizzati. Seguono le industrie ad alta intensità energetica con il 54,8%, le tecnologie pulite con il 53,8%, i trasporti con il 51,2% e l’automotive con il 50%.
Molto più indietro restano invece l’energia, ferma al 21,7%, il settore farmaceutico al 27,8% e la digitalizzazione e le tecnologie avanzate al 29,8%. Nel comparto energetico, soltanto una delle 83 misure individuate da Draghi risulta pienamente attuata.
Il rapporto segnala inoltre progressi anche sul fronte della semplificazione normativa. La revisione degli obblighi di rendicontazione sulla sostenibilità e di due diligence ha ridotto il numero delle imprese direttamente interessate, limitato le richieste di informazioni rivolte alle aziende più piccole lungo la catena del valore e introdotto standard volontari per i soggetti esclusi dal perimetro obbligatorio.
Secondo l’osservatorio, la riduzione degli oneri amministrativi è così passata dalla retorica politica a un risultato giuridicamente misurabile. La competitività, sottolineano gli autori, non dipende soltanto da nuovi programmi di spesa, ma anche dall’eliminazione di adempimenti sproporzionati, in particolare per le piccole e medie imprese.
Altri avanzamenti riguardano il Talent Pool europeo, destinato a mettere in contatto lavoratori provenienti da Paesi terzi con imprese europee che operano in settori caratterizzati da carenze di personale, e la gestione della capacità ferroviaria. La nuova normativa sui trasporti su rotaia introduce una pianificazione europea più coordinata, sistemi digitali interoperabili e una maggiore integrazione nella gestione del traffico transfrontaliero.
Bruxelles ha rafforzato inoltre gli strumenti finanziari collegati al Global Gateway e alla garanzia per l’azione esterna, con l’obiettivo di mobilitare maggiori investimenti privati fuori dall’Unione e ridurre le dipendenze strategiche.
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Si continuano a creare architetture legislative e non risultati sul mercato
Secondo il rapporto, l’UE continua a essere più efficace nel creare “architetture” legislative e amministrative che nel produrre risultati concreti sul mercato. Citato dal Financial Times, Antonios Nestoras, fondatore di EPIC, ha dichiarato: “Draghi ha vinto la battaglia a Bruxelles… l’intero sistema si è riallineato al suo linguaggio della competitività”. Ma, ha aggiunto, “l’attuazione avviene solo nello spirito, non nella legge”.
Secondo Nestoras, le scadenze specifiche concordate a inizio 2026 da Commissione, Parlamento e Consiglio non sono sufficienti a superare le resistenze degli Stati. “Uno dei problemi principali è la resistenza degli Stati membri ad aderire a questa visione, la visione di Draghi per l’Europa, perché ciò significa che dovranno smettere di difendere i loro interessi nazionali, definiti in modo molto ristretto. È un problema di azione collettiva”, ha osservato Nestoras sempre citato da FT.
Dal rapporto emerge come restino particolarmente deboli le riforme più difficili: l’integrazione dei mercati dei capitali, la riduzione strutturale e prevedibile dei costi dell’energia, l’accelerazione delle autorizzazioni per tutte le infrastrutture strategiche, l’integrazione del mercato unico, il consolidamento delle telecomunicazioni e la mobilitazione di investimenti privati su vasta scala.
“La competitività è ormai il linguaggio organizzativo della politica europea”, osserva il documento. Ma il consenso politico sulle diagnosi di Draghi non si è ancora trasformato in una densità normativa sufficiente.
Come superare la frammentazione delle iniziative?
Per superare la frammentazione delle iniziative, gli autori propongono la creazione di un European Competitiveness Act, modellato sull’esperienza del pacchetto climatico Fit for 55. Non si tratterebbe di un singolo regolamento, ma di un insieme coordinato di provvedimenti con obiettivi misurabili su produttività, investimenti, dimensione delle imprese, costi energetici e resilienza strategica. Il pacchetto dovrebbe comprendere una lista delle priorità legislative, un calendario vincolante da completare prima della fine del mandato e un sistema pubblico di monitoraggio delle responsabilità delle diverse direzioni generali della Commissione.
I tre pilastri individuati sono l’integrazione dei mercati dei capitali, la riduzione dei costi energetici per l’industria e il superamento della frammentazione del mercato unico nei settori delle telecomunicazioni, della difesa, dell’energia, della finanza, dei servizi e degli appalti pubblici.

