Il tema dell’allargamento a est dell’UE presenta un nodo strutturale poco conosciuto ma molto delicato: l’influenza e la presenza – anche militare – della Russia nei territori dei paesi candidati all’ingresso nell’Unione.

La questione ha radici storiche: dopo la caduta dell’Unione Sovietica, l’Ue ha avviato un processo di allargamento di tipo parziale, accogliendo i paesi dell’est più vicini al cuore dell’Europa e rinviando l’adesione dei paesi più lontani facendoli diventare di fatto una sorta di stati cuscinetto tra l’UE e la Russia. E così Bielorussia, Ucraina, Moldavia, Georgia, Azerbaigian, alcuni dei quali avevano già chiesto di entrare nell’Unione, sono rimasti esclusi dal grande allargamento del 2004-2007.

Tra le conseguenza più pericolose e meno note di questa decisione c’è appunto il fatto che nel corso degli anni, e ancor più dopo l’invasione dell’Ucraina, la Russia si è assicurata una notevole influenza su questi paesi con metodi non sempre ortodossi anche ricorrendo alla presenza militare, come in Transnistria o in Ossezia, o peggio ricorrendo direttamente alla occupazione manu militari, come in Crimea e in altri territori ucraini ancor prima dell’invasione del 2022.

Se l’Unione europea ha veramente l’intenzione di procedere con l’allargamento a est, non potrà ignorare tutto questo.

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