Difendere la politica di coesione e impedire che le nuove priorità europee, dalla difesa alla competitività, vengano finanziate riducendo le risorse destinate ai territori. È l’obiettivo del seminario “La forza dei territori – Coesione e competitività: la sfida italiana per l’Europa”, organizzato venerdì 10 luglio a Roma dalla delegazione di Fratelli d’Italia-ECR al Parlamento europeo.
La giornata ha riunito eurodeputati, rappresentanti del governo, parlamentari nazionali, presidenti di Regione e amministratori locali. Al centro del confronto, le prospettive della politica di coesione nel prossimo bilancio pluriennale dell’Unione europea per il periodo 2028-2034 e il rapporto tra riduzione delle disparità territoriali e rafforzamento della competitività.
All’iniziativa ha partecipato anche il vicepresidente esecutivo della Commissione europea con delega alla Coesione e alle riforme, Raffaele Fitto, secondo il quale la politica di coesione deve restare uno degli obiettivi centrali dell’Unione, ma deve essere adeguata alle trasformazioni economiche e geopolitiche in corso.
“Per poter realizzare interventi che puntino a bilanciare a livello europeo le prospettive bisogna mettere in campo una sintesi tra coesione e competitività e quindi adeguare e modernizzare la politica di coesione”, ha affermato Fitto. Il vicepresidente della Commissione ha sottolineato che i regolamenti proposti per il nuovo bilancio riconoscono la dimensione territoriale e il ruolo delle Regioni, nel rispetto dell’organizzazione costituzionale dei diversi Stati membri.
Il confronto si inserisce in una fase particolarmente delicata del negoziato sul Quadro finanziario pluriennale 2028-2034. Alcuni governi del Nord Europa, guidati in particolare da Germania e Paesi Bassi, chiedono di contenere il volume complessivo del bilancio e di spostare maggiori risorse dalle politiche tradizionali, come coesione e agricoltura, verso difesa, innovazione, industria e tecnologie digitali.
Sul fronte opposto, 16 Stati membri, tra cui Italia, Spagna, Portogallo, Grecia e diversi Paesi dell’Europa centrale e orientale, hanno sottoscritto a maggio una dichiarazione comune per chiedere finanziamenti adeguati e prevedibili per la politica agricola comune e per la coesione. Secondo questi governi, si tratta delle uniche grandi politiche europee che, nella proposta in discussione, rischiano una riduzione in termini reali.
Per la vicepresidente del Parlamento europeo Antonella Sberna, la coesione non deve essere considerata in contrapposizione alla competitività. “Siamo convinti che la politica di coesione sia uno dei pilastri, uno dei motivi per i quali è nata l’Europa, e quindi riteniamo che vada rafforzata e promossa”, ha dichiarato l’esponente di Fratelli d’Italia.
Coesione e competitività, ha aggiunto, rappresentano “due facce della stessa medaglia” e devono procedere insieme. Sberna ha inoltre evidenziato la necessità di mantenere una “cinghia di trasmissione” tra amministrazioni territoriali, Regioni, Parlamento europeo e Commissione, in modo che le scelte compiute a Bruxelles rispondano alle esigenze concrete dei cittadini.
Una posizione ribadita anche dal capodelegazione di Fratelli d’Italia al Parlamento europeo, Carlo Fidanza. “La priorità assoluta per Fratelli d’Italia è difendere un bilancio solido per la politica di coesione e anche il bilancio dell’agricoltura, che sappiamo essere un po’ sotto attacco da parte dei cosiddetti Paesi frugali”, ha affermato.
Il punto sostenuto dalla delegazione FdI-ECR è che le nuove esigenze dell’Unione non possano essere affrontate semplicemente sottraendo risorse ai fondi territoriali. Il rafforzamento della difesa, dell’industria e della capacità tecnologica europea richiede, secondo Fidanza, anche nuovi strumenti finanziari. Il capodelegazione si è detto favorevole a valutare nuove forme di debito comune destinate a finanziare investimenti europei per la competitività.
Il negoziato sul bilancio si preannuncia complesso. L’accordo tra gli Stati membri dovrà essere raggiunto all’unanimità e ricevere il consenso del Parlamento europeo. Una conclusione entro la fine del 2026 viene considerata politicamente auspicabile per consentire l’approvazione dei regolamenti settoriali e la preparazione dei programmi nazionali e regionali prima dell’entrata in vigore del nuovo QFP, prevista per il 1° gennaio 2028.
[Video a cura di EU Video News]

