Il Taoiseach (il premier irlandese) Micheál Martin ha escluso che la riforma del Triple Lock, il meccanismo che vincola l’invio di truppe irlandesi all’estero all’autorizzazione delle Nazioni Unite, possa indebolire il sostegno dell’Irlanda all’Unione europea. Lo ha detto martedì 7 luglio a Strasburgo, dove ha tenuto un discorso davanti al Parlamento europeo sulle priorità della presidenza di turno irlandese del Consiglio UE e, in una conferenza stampa congiunta con la presidente dell’Eurocamera Roberta Metsola, è tornato sul dossier che da settimane divide il suo stesso partito.

Secondo Martin, il nodo reale non riguarda la neutralità militare del paese, ma la capacità delle forze di difesa irlandesi di continuare a partecipare a missioni di pace all’estero. Il Taoiseach ha citato il ritiro dei caschi blu irlandesi dalla missione UNIFIL in Libano, dovuto a una posizione assunta dagli Stati Uniti in seno al Consiglio di sicurezza dell’ONU “con un forte contributo di Israele”, secondo la sua stessa ricostruzione. Il governo, ha precisato, non porterà comunque il disegno di legge sul Triple Lock in aula prima dell’autunno.

Il meccanismo e la sua origine

Il Triple Lock è la procedura in tre passaggi che oggi condiziona l’invio all’estero di più di 12 membri delle forze di difesa irlandesi: serve l’approvazione del governo, un voto del Dáil, la camera bassa, e un mandato delle Nazioni Unite. Il meccanismo fu introdotto nel 2001 dopo la bocciatura, nel primo referendum irlandese sul Trattato di Nizza, che aveva sollevato timori diffusi su una possibile erosione della neutralità del paese e su un coinvolgimento automatico in una futura difesa comune europea.

L’anno successivo, dopo che il Consiglio europeo di Siviglia accolse una dichiarazione irlandese che formalizzava il Triple Lock come garanzia della neutralità nazionale, gli elettori approvarono il trattato nel secondo referendum. Da allora il meccanismo è stato più volte richiamato dagli stessi leader di Fianna Fáil, incluso Martin, come elemento costitutivo della politica di neutralità attiva irlandese.

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La riforma e i precedenti delle missioni sospese

Il governo di Dublino ha ottenuto l’approvazione del Consiglio dei ministri per una riforma che eliminerebbe il requisito del mandato ONU, lasciando in vigore solo l’approvazione del governo e il voto del Dáil per le missioni all’estero. L’esecutivo sostiene che il cambiamento consentirebbe all’Irlanda di partecipare anche a missioni di pace non esplicitamente autorizzate dalle Nazioni Unite, comprese eventuali missioni a guida UE, purché coerenti con la Carta ONU e il diritto internazionale.

A sostegno della riforma, l’esecutivo cita il precedente della missione navale UE Operation Irini nel Mediterraneo e della stessa UNIFIL in Libano, da cui l’Irlanda si è dovuta ritirare per l’impossibilità di ottenere o mantenere un via libera del Consiglio di sicurezza, dove Russia e altri membri permanenti dispongono di potere di veto. Secondo il governo, nessun leader straniero dovrebbe avere la facoltà di bloccare la partecipazione irlandese a missioni di peacekeeping.

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Le resistenze interne a Fianna Fáil e le opposizioni

La riforma incontra resistenze all’interno dello stesso Fianna Fáil. Un gruppo di deputati, tra cui Willie O’Dea, Pat the Cope Gallagher, James O’Connor, Padraig O’Sullivan, John Lahart e Albert Dolan, ha firmato una lettera indirizzata a Martin per chiedere che la questione venga discussa “con urgenza”, sostenendo che l’abolizione del vincolo ONU rappresenti un cambiamento sostanziale rispetto alla tradizionale linea del partito. La lettera, sottoscritta da una ventina di deputati, richiama anche il ruolo che il Triple Lock ebbe nel convincere l’elettorato ad approvare i trattati di Nizza e di Lisbona.

Martin ha replicato che la riforma era già contenuta nel programma elettorale di Fianna Fáil per le elezioni generali del 2024 e nel programma di governo, approvato dal 93% degli iscritti al partito. Il disegno di legge, ha confermato, non sarà comunque presentato al Dáil prima della fine della pausa estiva. Sul fronte dell’opposizione, Sinn Féin e Labour restano contrari allo smantellamento del meccanismo e chiedono che la questione sia sottoposta a un referendum popolare.

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