Il Parlamento europeo allarga il perimetro del CBAM, il Meccanismo di adeguamento del carbonio alle frontiere, applicata alle merci che entrano nell’Unione, e stringe i controlli contro chi prova ad aggirarla. Il 6 luglio la commissione Ambiente dell’Eurocamera ha approvato, con 56 voti a favore, 11 contrari e 12 astensioni, la propria posizione sulla revisione del meccanismo. Con 59 voti a favore, 16 contrari e 6 astensioni, gli stessi deputati hanno anche dato il via libera a un fondo temporaneo per aiutare le imprese europee a reggere la concorrenza sui mercati esteri.
È un passaggio importante che arriva a sei mesi dall’entrata in vigore del CBAM, scattata il primo gennaio scorso, e apre la strada ai negoziati con i governi nazionali sul testo definitivo. In gioco c’è la tenuta di uno strumento che la stessa Commissione europea, a dicembre, aveva ammesso essere viziato ancora da troppe scappatoie. E il rischio, ora, è che allargare il sistema di controlli lasci scontente proprio quelle filiere industriali che dal CBAM dipendono per le materie prime.
Il CBAM obbliga chi importa nell’Ue beni ad alta intensità di carbonio – acciaio, cemento, fertilizzanti, alluminio, elettricità e idrogeno – a comprare dei certificati che ne compensino le emissioni di CO2, allineandoli a quanto già pagano i produttori europei con il sistema di scambio delle quote (Ets). Il problema è che, così com’è pensata attualmente, la tassa colpisce quasi solo le materie prime e lascia fuori i prodotti finiti che le contengono. Per tappare questo buco, la Commissione ha proposto lo scorso 17 dicembre di estendere il CBAM a circa 180 prodotti a valle ad alta intensità di acciaio e alluminio: dai bulloni ai radiatori industriali, fino a qualche elettrodomestico. Il Consiglio dell’Unione aveva già trovato, in data 12 giugno 2026, un’intesa su questi punti. Ora tocca al Parlamento: la posizione approvata in commissione dovrà passare dall’Aula a settembre, prima dell’inizio vero e proprio dei negoziati con gli Stati membri.
Più prodotti nel mirino, meno scappatoie
Nel merito, la commissione Ambiente conferma l’impostazione della Commissione sull’estensione ai prodotti a valle, ma chiede che si basi su calcoli trasparenti e verificabili, e introduce un’eccezione per l’elettricità importata da fuori UE usata dai gestori di rete per tenere stabile il sistema. Sul fronte dell’elusione, i deputati hanno chiarito che anche le lavorazioni minime dei prodotti contano come tentativi di aggirare la norma, non solo le modifiche più vistose; tuttavia, la stretta riguarda solo chi lo fa apposta per eludere il CBAM, escludendo tutte quelle normali scelte aziendali che mirano a contenere i costi. Nel caso in cui vengano scoperti schemi di elusione sistematici viene inoltre dato alla Commissione il potere di usare i valori standard del vero Paese di origine.
Grande cambiamento riguarda inoltre le regole per l’e-commerce. Il testo propone un limite unico basato sul peso complessivo delle spedizioni di un venditore, non più pacco per pacco, con nuovi obblighi di rendicontazione e responsabilità retroattiva per chi spezzetta gli invii pur di restare sotto la soglia: un modo per chiudere quella che il Parlamento considera apertamente come la falla delle importazioni online. Per i Paesi più poveri sono previste procedure più semplici e un sostegno tecnico, mentre è stata tolta l’opzione, voluta dalla Commissione, di scontare dagli obblighi Cbam i crediti di carbonio dell’articolo 6 dell’Accordo di Parigi: una questione che i deputati preferiscono affrontare quando si rivedrà il sistema ETS.
Il fondo temporaneo per la decarbonizzazione dovrebbe coprire il triennio 2027-2029, e non solo dal 2028 come voleva la Commissione, e si aprirebbe anche ai produttori di fertilizzanti e a chi li utilizza a valle, con urea, nitrato di ammonio e solfato di ammonio inclusi tra i beni ammessi. Tutte le aziende che usano prodotti coperti dal Cbam come materia prima potrebbero ricevere un sostegno, mentre gli eventuali incassi in più, invece di tornare agli Stati membri come previsto dalla Commissione, potrebbero finanziare gli impegni internazionali dell’Ue sul clima.
Il relatore per il CBAM, l’eurodeputato olandese Mohammed Chahim (S&D), ha detto che il compromesso rende lo strumento “più forte, più equo e più resiliente”, rivendicando la chiusura di lacune importanti e controlli più severi contro l’elusione, come riporta il Parlamento europeo. Sulla stessa linea il francese Pascal Canfin (Renew), relatore per il fondo di decarbonizzazione, ha parlato di un passo avanti per rendere l’Europa un posto sicuro dove investire nella decarbonizzazione, rivendicando soprattutto le nuove regole contro quello che in gergo si chiama resource shuffling, cioè la pratica, attribuita alla Cina, di dirottare verso il mercato europeo le esportazioni a minore impatto di carbonio, riservando ad altri mercati quelle più inquinanti.
Le imprese protestano, e anche a Bruxelles vige un clima di disaccordo
Le imprese, però, non sono altrettanto soddisfatte. Assopannelli, l’associazione dei produttori di pannelli in legno aderente a FederlegnoArredo, ha reagito con durezza al voto della commissione Ambiente: l’urea – inclusa tra i beni coperti dal CBAM – è una materia prima strategica per produrre le resine e le colle usate nei pannelli, che pesano per circa il 43% dei costi diretti di produzione, ha spiegato il presidente Paolo Fantoni, secondo quanto riportato da Eunews. Con l’obbligo di comprare i certificati CBAM, il costo dell’urea potrebbe salire tra 40 e 60 euro a tonnellata già nel 2026, e i pannelli costare il 10-12% in più alla fine periodo transitorio – un aggravio che si scaricherebbe su tutta la filiera, fino ad arrivare al mobile e all’arredo. A complicare le cose è la dipendenza dalle importazioni: nel 2023 oltre l’80% dell’urea consumata in Italia veniva da Egitto, Algeria e Nigeria. Assopannelli chiede quindi sospensioni temporanee, più flessibilità e, in alternativa, di escludere l’urea dal regolamento.
Anche in Parlamento, però, il voto non ha convinto tutti. L’eurodeputato Stefano Cavedagna (FdI-ECR), relatore ombra dei conservatori sul dossier, ha votato contro il testo, giudicandolo “profondamente insoddisfacente” nonostante il recepimento di alcune richieste italiane, secondo quanto riportato dall’Ansa. Per Cavedagna resta inaccettabile la scelta di eliminare la clausola di salvaguardia che avrebbe permesso di escludere temporaneamente prodotti strategici come i fertilizzanti, ritenuti essenziali per l’agricoltura italiana ed europea nell’attuale fase di tensione geopolitica.
Il punto sollevato da Cavedagna non è il solo: è lo stesso su cui Parlamento e Consiglio si sono già divisi. I deputati hanno infatti cancellato la salvaguardia proposta dalla Commissione – quella che avrebbe permesso di escludere temporaneamente alcuni beni dal CBAM in caso di shock di prezzo – sostituendola con un meccanismo che redistribuisce ai settori colpiti i proventi del CBAM stesso. Il Consiglio, nella sua posizione del 12 giugno, ha invece scelto di mantenerla, definendo però con più precisione i criteri e i limiti del potere di esenzione della Commissione. Trovare un’intesa tra queste due linee, con le imprese che fanno pressione da più parti, non sarà semplice.
Il tentativo del Parlamento di blindare il CBAM contro l’elusione, e in particolare contro le triangolazioni commerciali attribuite alla Cina, riflette quanto sia diventata centrale, a Bruxelles, la parola resilienza industriale. Ma il malcontento di settori come il legno-arredo, e le resistenze interne anche a un partito di governo come Fratelli d’Italia, mostrano il limite di uno strumento pensato soprattutto per proteggere l’industria pesante – acciaio e alluminio in testa – che finisce per scaricare effetti a catena su comparti manifatturieri a valle, meno attrezzati ad assorbire l’aumento dei costi. Nei prossimi mesi sarà da constatare se il Parlamento confermerà in Aula, a settembre, il mandato negoziale approvato in commissione, quali margini di mediazione emergeranno con il Consiglio sulle esenzioni, e se le pressioni di Assopannelli e degli altri settori a valle porteranno a qualche correzione nel testo finale.
Articolo scritto da Marco Boi

