Hamas ha annunciato nella giornata di ieri, sei luglio 2026, di aver disciolto il proprio governo de facto a Gaza e di voler lasciare spazio a un comitato tecnico di palestinesi. La scelta è stata presa in ottica di un cessate il fuoco negoziato con gli Stati Uniti ed è stata definita da Israele una “messa in scena”.

L’accaduto segna un significativo cambiamento politico per Hamas, che governa Gaza da quando i suoi combattenti hanno preso il controllo dal movimento palestinese rivale Fatah nel 2007. Inoltre, il cambiamento segna il punto di svolta per il riconoscimento della Palestina da parte del Belgio, l’abbandono del potere da parte di Hamas è infatti uno dei prerequisiti posti dal ministro degli Esteri belga Maxime Prévot per il riconoscimento dello Stato palestinese.

Hamas non ha specificato se intende compiere il passo cruciale del disarmo o del trasferimento della sicurezza a una forza internazionale, ma ha descritto la sua decisione come una prova del suo impegno per la ricostruzione di Gaza.

In una conferenza stampa Ismail al-Thawabta, direttore generale dell’Ufficio stampa governativo gestito da Hamas, ha dichiarato che “solo il personale tecnico e professionale” rimarrà al proprio posto per gestire gli affari quotidiani dell’enclave palestinese. “Tutti i dipendenti che lavorano nei servizi sono dipendenti statali e sono pienamente preparati a lavorare sotto il Comitato nazionale per l’amministrazione di Gaza (NCAG)”, ha spiegato al-Thawabta.

L’NCAG, con sede al Cairo, è stato creato dal Board of Peace istituito da Donald Trump durante la mediazione del cessate il fuoco dell’ottobre 2025. L’NCAG sarà guidato dal Dr. Ali Sha’ath, un leader tecnocratico ampiamente rispettato, che supervisionerà il ripristino dei servizi pubblici essenziali, la ricostruzione delle istituzioni civili e la stabilizzazione della vita quotidiana a Gaza, ponendo al contempo le basi per una governance autosufficiente a lungo termine. “Affermiamo che il Comitato nazionale per l’amministrazione di Gaza è pienamente pronto ad assumere le proprie responsabilità nazionali non appena saranno disponibili le risorse e le capacità necessarie”, ha affermato Sha’ath, sottolineando che “i requisiti fondamentali per il successo del comitato sono un’unica autorità, un’unica legge con un mandato chiaro e un’unica forza armata sotto l’autorità di questa singola entità”

Il Board of Peace, dunque,  ha dichiarato di aver preso atto della mossa di Hamas, aggiungendo che la sua valutazione “sarà guidata dalle azioni, non dalle promesse, per soddisfare i bisogni critici della popolazione di Gaza”.

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La risposta di Israele

Secondo Reuters, il ministro degli Esteri israeliano Gideon Saar ha respinto l’annuncio di Hamas dichiarando su X che “l’apparente disponibilità del gruppo a fare spazio a un governo tecnocratico è volta a impedire il proprio disarmo”. Per Saar, finché Hamas manterrà le sue armi qualsiasi governo civile “opererà ovviamente secondo le direttive di Hamas”. Dunque, Israele insiste sulla piena attuazione del piano di Trump, compreso il deporre le armi da parte di Hamas.

In risposta, Hamas ha accusato Israele di aver ripetutamente violato il cessate il fuoco e di non aver rispettato altre parti del piano, che prevede il ritiro delle forze israeliane da Gaza. Secondo quanto riportato da Khaleej Times, “il passaggio alla seconda fase, che avrebbe dovuto prevedere il disarmo di Hamas e un graduale ritiro delle forze israeliane da Gaza, è bloccato da mesi. Negli ultimi mesi le forze israeliane hanno effettivamente ampliato la loro presenza nel territorio, prendendo il controllo di quasi il 70%”. Inoltre, “sia Hamas che Israele si accusano reciprocamente di aver violato il cessate il fuoco. Secondo il ministero della Salute del territorio, che opera sotto l’autorità di Hamas e le cui cifre sono considerate attendibili dalle Nazioni Unite, almeno 1.072 palestinesi sono stati uccisi a Gaza dall’entrata in vigore della tregua. L’esercito israeliano afferma di aver perso cinque soldati a Gaza nello stesso periodo, oltre a un contractor”.

Il riconoscimento della Palestina da parte del Belgio

Il ministro degli Esteri belga Maxime Prévot ha dichiarato lunedì di aver incaricato il suo governo di procedere verso una decisione sul riconoscimento dello Stato palestinese. L’abbandono del potere da parte di Hamas è infatti uno dei prerequisiti posti da Prévot per il riconoscimento della Palestina da parte del Belgio. Non è ancora certo se il dossier per la decisione potrà essere discusso nel Consiglio dei Ministri di venerdì. “Non so se saremo pronti per venerdì, ma sarà presto sul tavolo”, ha affermato Prévot. In ogni caso, spera che il riconoscimento venga preso in considerazione il prima possibile.

Dopo la guerra di Israele a Gaza, iniziata in risposta  all’attentato terroristisco di Hamas del 7 ottobre 2023, è cresciuto il sostegno europeo nei confronti dei civili palestinesi.

L’attacco di Hamas ha causato la morte di circa 1.200 persone in Israele, la stragrande maggioranza delle quali civili, e il sequestro di 251 persone. Secondo gli ultimi dati, oltre 73.000 palestinesi sono stati uccisi dall’esercito israeliano dall’inizio della guerra.

Col proseguire del conflitto, Spagna, Irlanda e Norvegia hanno tutte riconosciuto lo Stato palestinese nel 2024 , la Francia lo ha invece fatto a settembre 2025.

L’anno scorso, il primo ministro Bart De Wever ha annunciato presso la sede delle Nazioni Unite a New York che il Belgio avrebbe fatto parte di un gruppo di Stati pronti a riconoscere la Palestina. Tuttavia, a tale accordo erano subordinate alcune condizioni, che furono raggiunte solo gradualmente all’interno del governo. Ad esempio, tutti gli ostaggi dovevano essere rilasciati e Hamas doveva essere estromesso dal governo.

Nel tardo pomeriggio di lunedì, i cristiano-democratici fiamminghi CD&V hanno chiesto che vengano rispettati gli impegni presi a settembre in seno al governo federale. “Ora che Hamas si sta effettivamente ritirando dal suo ruolo amministrativo a Gaza, il Belgio deve mantenere la parola data”, ha esortato la deputata fiamminga cristiano-democratica Els Van Hoof (CD&V), presidente della commissione Affari esteri della Camera di Commercio.

Resta da chiarire il nodo irrisolto della deposizione delle armi da parte di Hamas.

Articolo scritto da Maria Vittoria Braschi

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