La Commissione europea avverte sulle tempistiche relative allo strumento Security Action for Europe (SAFE) da 150 miliardi di euro, sottolineando che nel 2027 potranno eventualmente essere utilizzati soltanto fondi non ancora assegnati, qualora ve ne siano. “Se rimarranno risorse, allora potrebbe essere possibile erogare quei fondi anche in un secondo momento”, ha dichiarato la portavoce capo della Commissione europea, Paula Pinho, rispondendo a una domanda sulla possibilità per l’Italia di accedere successivamente ai prestiti per 14,9 miliardi di euro richiesti dall’Italia a fine novembre 2025 considerato che ad oggi Roma non ha ancora firmato l’accordo di prestito.
La precisazione arriva dopo le dichiarazioni del ministro della Difesa Guido Crosetto, che in un’intervista a La Stampa ha contestato l’idea che l’Italia disponga soltanto di un mese per accedere al fondo SAFE, sostenendo di avere informazioni su tempistiche più ampie.
“Mi risultano tempi maggiori e quindi potremmo magari usarlo per finanziare gli impegni del 2027”, ha affermato Crosetto. Alla domanda se si fosse arreso sul ricorso allo strumento europeo, il ministro ha risposto che “la lealtà verso il governo non mi impedisce di dire ciò che ritengo giusto”, rivendicando il proprio compito di rappresentare “le esigenze della Difesa”. “Poi le decisioni spettano all’esecutivo e sono certo che gli impegni verranno rispettati”, ha aggiunto.
Le parole del ministro si collocano in un quadro che Bruxelles ha cercato di definire con maggiore precisione. Sempre durante il briefing di mezzogiorno a Palazzo Berlaymont, il portavoce della Commissione per la Difesa, Thomas Regnier, ha spiegato che l’obiettivo di SAFE resta finanziare gli investimenti degli Stati membri nell’industria della difesa entro il 2030, attraverso i 150 miliardi di euro di prestiti messi a disposizione dall’Unione.
L’erogazione delle risorse, ha ricordato Regnier, avviene in modo progressivo. I primi pagamenti sono già partiti per Polonia, Cipro e Lituania. Al momento, 18 Stati membri hanno ottenuto l’approvazione dei rispettivi piani e ricevuto gli accordi di prestito da completare con la firma.
Di questi, dieci Paesi hanno già firmato l’accordo. Altri cinque lo hanno rinviato alla Commissione e sono in attesa della controfirma di Bruxelles. Restano invece tre Stati membri, tra cui l’Italia, per i quali la procedura deve ancora avanzare.
SAFE, l’UE avverte Roma: un mese per attivare i 14,9 miliardi o saranno riallocati
Necessario progredire rapidamente
“Dobbiamo fare progressi piuttosto rapidamente”, ha affermato Regnier, chiarendo che la firma dell’accordo è necessaria per procedere all’erogazione delle risorse e consentire l’avvio concreto dei progetti finanziati. Il portavoce non ha però indicato una data intermedia precisa, come la fine di luglio, agosto, settembre o ottobre, entro cui Roma dovrebbe firmare.
Il vincolo rilevante è però fissato alla fine del 2026. Le risorse non utilizzate dovranno infatti essere riallocate entro l’anno, secondo quanto previsto dalla base giuridica dello strumento. Per questo, ha spiegato Regnier, la Commissione deve conoscere rapidamente la posizione di ogni Stato membro e completare il prima possibile le procedure di assegnazione.
“Il contesto politico dimostra che la scadenza era ieri”, ha osservato il portavoce. “Dobbiamo partire, dobbiamo erogare il denaro, dobbiamo sostenere la nostra industria della difesa”.
Cos’è lo strumento SAFE
Proposto dalla Commissione europea il 19 marzo del 2025 nell’ambito del piano Readiness 2030, lo strumento SAFE ha l’obiettivo di mettere a disposizione degli Stati membri fino a 150 miliardi di euro in prestiti a lungo termine e a condizioni favorevoli, finanziati attraverso emissioni comuni dell’Unione e destinati ad accelerare gli investimenti nella difesa, soprattutto attraverso appalti congiunti.
Le risorse sono assegnate sulla base dei piani nazionali di investimento nella difesa presentati dagli Stati membri.
In base alle linee guida fornite dalla Commissione UE, gli acquisti devono coinvolgere almeno due Paesi partecipanti, anche se per una fase transitoria SAFE consente procedure nazionali. Il regolamento prevede inoltre che non più del 35 per cento del costo dei componenti provenga da Paesi esterni all’UE, all’Ucraina e ai Paesi EFTA-SEE.
Tra gennaio e aprile 2026 il Consiglio ha approvato piani per 18 Stati membri, autorizzando complessivamente le rispettive linee di credito. L’Italia figura nella seconda tranche con un importo massimo di 14,9 miliardi di euro, ma senza prefinanziamento indicato nella decisione del Consiglio. Come chiarito da Bruxelles, per ricevere le somme non basta l’approvazione del piano: serve la conclusione dell’accordo di prestito con la Commissione europea.
I primi fondi sono già arrivati a Polonia e Cipro. Varsavia, principale beneficiaria del programma con una dotazione massima di 43,734 miliardi di euro, ha ricevuto il 29 maggio un primo prefinanziamento di 6,560 miliardi. Cipro ha incassato il 18 giugno 177,2 milioni, pari al 15 per cento della propria allocazione massima di 1,181 miliardi.
Per l’Italia, la ragione formale della mancata firma non è stata spiegata pubblicamente dalla Commissione, ma come sottolineato dagli esponenti del governo guidato da Giorgia Meloni il nodo è interno al governo. Già a maggio il ministro Crosetto aveva sollecitato il ministero dell’Economia a decidere sull’accesso ai prestiti, mentre il ministro Giancarlo Giorgetti aveva espresso cautela per il fatto che si tratta di debito da rimborsare e per gli effetti sui vincoli di bilancio, oltre alla pressione sui conti pubblici derivante dalla guerra in Medio Oriente che ha spinto il governo a dare la priorità al sostegno delle famiglie e delle imprese contro il caro-energia.

