La Commissione europea ha pubblicato due nuovi rapporti dedicati al tessuto delle piccole e medie imprese nell’Unione: l’Annual Report on European SMEs 2025/2026 e uno studio specifico sull’imprenditoria femminile. Entrambi i documenti sono destinati a orientare le future politiche, le iniziative e le misure di finanziamento a sostegno delle PMI.

Secondo l’Annual Report, le 34 milioni di piccole e medie imprese attive nell’Unione hanno registrato una crescita solida nel corso del 2025, proseguendo il percorso di recupero dopo le crisi degli ultimi anni. Il numero di imprese è aumentato dell’1,8%, il valore aggiunto reale del 2,5% e l’occupazione dell’1,0%.

Il rapporto individua nell’adozione di nuove tecnologie, e in particolare dell’intelligenza artificiale, uno dei principali margini di miglioramento per la produttività delle PMI. I dati mostrano un divario netto rispetto alle imprese di maggiori dimensioni: nel 2025 l’intelligenza artificiale è stata utilizzata dal 55,0% delle grandi aziende, contro il 30,4% delle medie imprese e il 17,0% delle piccole. Il documento approfondisce inoltre le difficoltà che le PMI incontrano lungo le catene del valore in un contesto di trasformazione tecnologica accelerata, utilizzando il settore automobilistico come caso di studio.

Solo un titolare d’impresa su tre nell’UE è donna

Il secondo rapporto, intitolato “Women Entrepreneurs in Europe: Data, Barriers, and Recommendations for Support”, analizza la situazione dell’imprenditoria femminile nell’Unione, individuando gli ostacoli che le imprese guidate da donne incontrano nella fase di avvio e in quella di crescita, oltre alle difficoltà di accesso al credito e ai finanziamenti.

Il dato di partenza è che le donne rappresentano solo il 33% dei titolari d’impresa nell’UE. Lo studio rileva inoltre una marcata concentrazione settoriale: le imprenditrici sono sovrarappresentate nei servizi alla persona (69%), nella sanità e nell’assistenza sociale (65%) e nell’istruzione (57%), mentre restano una minoranza in molti altri comparti dell’economia.

Il rapporto si chiude con cinque raccomandazioni mirate, volte a rafforzare l’ambiente favorevole all’imprenditoria femminile e a valorizzare il potenziale ancora inespresso delle donne e delle imprese a guida femminile nell’Unione europea.

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