Le autorità ucraine stanno intensificando gli attacchi a lungo raggio contro le infrastrutture militari russe, inviando al contempo un messaggio diplomatico deciso: Kyiv resta disponibile a negoziare, ma alle proprie condizioni e con una pazienza limitata.
Ogni ulteriore ritardo potrebbe spingere l’Ucraina a riconsiderare le attuali proposte, sostenuta da una crescente capacità di pressione militare.
Avvertimento al Consiglio di Sicurezza dell’ONU
Lunedì 22 giugno 2026, il rappresentante permanente dell’Ucraina presso le Nazioni Unite, Andriy Melnik, è intervenuto al Consiglio di Sicurezza.
Melnik ha ribadito la disponibilità dell’Ucraina a colloqui diretti con la Russia per raggiungere una pace giusta e duratura nel rispetto della Carta delle Nazioni Unite. Tuttavia, ha lanciato un chiaro avvertimento dai toni simili a un ultimatum.
“L’Ucraina è pronta a negoziati diretti con la Russia per raggiungere una pace giusta e duratura in conformità con la Carta delle Nazioni Unite. Ma la nostra pazienza non è illimitata”, ha dichiarato il diplomatico ucraino. “Se il Consiglio di Sicurezza dell’ONU continuerà ad adottare un atteggiamento attendista, l’Ucraina potrebbe riconsiderare le sue attuali proposte”.
“Un cessate il fuoco lungo l’attuale linea del fronte rappresenta già un grande compromesso”, ha aggiunto Melnik. L’Ucraina aveva infatti proposto un cessate il fuoco lungo l’attuale linea del fronte, ma i recenti attacchi in profondità e l’intensificazione delle operazioni contro la Crimea potrebbero fare riconsiderare la strategia a Kyiv.
Melnik ha sottolineato che la Russia è bloccata sul fronte, subendo oltre 30.000 perdite al mese, e che non riuscirà mai a mantenere il controllo dei territori ucraini occupati. Ha accusato Mosca di crimini di guerra nell’ampio attacco del 15 giugno contro Kiev che ha danneggiato lo storico complesso monastico di Pechersk Lavra, gli Studi cinematografici Dovzhenko e altri luoghi del patrimonio culturale.
La sessione ha visto un forte sostegno internazionale. Il rappresentante degli Stati Uniti ha esortato la Russia a raggiungere immediatamente un accordo, dichiarando che “il tempo non è dalla parte di Mosca”. Oltre alle perdite sul campo, la Russia affronta crescenti difficoltà economiche, mentre l’Ucraina continua ad avanzare sul piano tecnologico.
I rappresentanti di Francia, Regno Unito e altri Paesi hanno ribadito l’appello affinché Mosca si impegni in modo concreto sulla base della sovranità e dell’integrità territoriale dell’Ucraina.
Attacchi di precisione colpiscono obiettivi militari russi strategici
Le forze armate ucraine continuano a dimostrare la propria capacità di colpire obiettivi strategici in profondità nel territorio russo. Secondo quanto riferito dallo Stato maggiore ucraino, tra il 21 giugno e la notte del 22 giugno sono stati condotti diversi attacchi con missili da crociera lanciati da velivoli contro infrastrutture militari e logistiche russe.
Tra gli obiettivi colpiti figura il centro di comunicazioni spaziali Dubna, situato nei pressi di Mosca, dove sarebbe stata osservata una vasta colonna di fumo. La valutazione dei danni provocati dall’attacco è ancora in corso.
Un altro bersaglio è stato un impianto strategico nella regione di Voronež, specializzato nella produzione di componenti elettronici destinati ai missili Iskander, Kh-101 e ai sistemi di difesa aerea Pantsir-S1. La struttura rappresenta un nodo rilevante del complesso militare-industriale russo e il suo danneggiamento potrebbe avere conseguenze sulla capacità di produzione di armi di precisione.
Gli attacchi hanno inoltre interessato posti di comando nelle regioni di Belgorod e Donec’k, oltre alle infrastrutture portuali del terminal Kavkaz, nel Territorio di Krasnodar. Secondo Kiev, sarebbero stati colpiti anche due traghetti per automobili utilizzati per il rifornimento delle forze russe impegnate nel sud dell’Ucraina.
Le operazioni puntano a indebolire le capacità logistiche, di comando e di produzione missilistica della Russia, aumentando la pressione militare su Mosca.
L’ultimatum alla Bielorussia provoca la reazione del Cremlino
Parallelamente alla pressione militare e diplomatica, il presidente Volodymyr Zelensky ha imposto un ultimatum di una settimana alla Bielorussia, chiedendo di smantellare le stazioni russe di trasmissione del segnale per i droni vicino al confine e interrompere la fornitura di carburante alle forze russe.
Il portavoce del Cremlino Dmitrij Peskov ha confermato che Vladimir Putin discuterà dell’ultimatum con Aljaksandr Lukašenka – un raro riconoscimento ufficiale della questione, che mette in evidenza le tensioni all’interno dell’alleanza Russia-Bielorussia e la vulnerabilità di Minsk dopo che, secondo quanto riportato, la Russia avrebbe rimosso parte delle difese aeree bielorusse.
Queste azioni coordinate – gli attacchi in profondità sul territorio russo, l’ultimatum alla Bielorussia che ha provocato una risposta del Cremlino e l’esplicito avvertimento di Melnik al Consiglio di Sicurezza dell’ONU secondo cui le proposte potrebbero essere riviste – evidenziano la strategia di Kyiv.
L’Ucraina non sta avanzando nuove concessioni, ma esercitando pressione per costringere la Russia ad accettare condizioni eque oppure ad affrontare conseguenze sempre più pesanti. Le autorità ucraine sottolineano che il proseguimento dell’aggressione e dei ritardi nei negoziati non faranno altro che peggiorare la posizione della Russia.
Tradotto da Cesare Ceccato. Articolo originale pubblicato su EUAlive disponibile qui.

