La procura federale belga ha emesso un mandato d’arresto europeo nei confronti del deputato greco ed ex commissario europeo Dimitris Avramopoulos nell’ambito della complessa inchiesta sul cosiddetto Qatargate, uno dei più gravi scandali di presunta corruzione che abbia coinvolto le istituzioni dell’Unione europea negli ultimi anni.
Avramopoulos, figura di primo piano del partito di governo greco Nuova Democrazia (ND | PPE) e, tra il 2014 e il 2019, commissario europeo per Migrazione, Affari interni e Cittadinanza, è indagato per presunti legami con un’organizzazione criminale. Al centro delle verifiche vi sono pagamenti per circa 73.000 euro complessivi – pari a circa 5.000 euro mensili – che avrebbe ricevuto dall’ONG Fight Impunity, fondata dall’ex eurodeputato italiano Pier Antonio Panzeri, considerato la figura chiave dell’inchiesta.
Secondo gli inquirenti belgi, tali flussi di denaro sarebbero collegati a un sistema di influenza illecito volto a orientare le decisioni del Parlamento europeo nell’interesse del Qatar e, in parte, anche del Marocco, attraverso attività di lobbying mascherate da consulenze e incarichi formalmente legittimi.
Avramopoulos non si sarebbe presentato a una convocazione per testimoniare risalente a circa un anno fa, circostanza che – secondo fonti giudiziarie – avrebbe contribuito alla decisione di procedere con l’emissione del mandato. Le autorità belghe stanno ora chiedendo alla Grecia la revoca della sua immunità parlamentare, condizione necessaria per procedere a un eventuale arresto ed estradizione.
La difesa dell’ex commissario respinge ogni accusa, sostenendo che i pagamenti ricevuti erano relativi a prestazioni effettivamente svolte, regolarmente dichiarate e autorizzate dal Comitato etico della Commissione europea. I suoi collaboratori sottolineano inoltre che la collaborazione con Fight Impunity si sarebbe conclusa prima che lo scandalo esplodesse pubblicamente nel dicembre 2022.
Cos’è il Qatargate
Il Qatargate è un’inchiesta giudiziaria esplosa alla fine del 2022 in Belgio che riguarda presunti episodi di corruzione, riciclaggio e influenza indebita all’interno del Parlamento europeo.
Secondo le accuse, alcuni eurodeputati, assistenti e intermediari avrebbero ricevuto denaro, regali e vantaggi da Paesi extra-europei – in particolare Qatar e Marocco – in cambio di un atteggiamento politico favorevole o dell’indebolimento di risoluzioni critiche.
L’indagine è partita dopo il sequestro di ingenti somme di denaro in contanti e ha portato all’arresto di diverse figure politiche e lobbisti, tra cui l’ex eurodeputato Pier Antonio Panzeri, considerato il presunto perno del sistema. Da lui avrebbe preso forma una rete di influenza che operava attraverso ONG e canali informali di lobbying.
Il caso ha avuto un forte impatto politico a Bruxelles, sollevando interrogativi sulla trasparenza delle istituzioni europee, sul ruolo delle ONG e sull’efficacia dei controlli etici interni al Parlamento europeo. Da allora, le autorità belghe stanno portando avanti un’inchiesta lunga e complessa, che continua a produrre sviluppi a distanza di anni.
Tradotto da Cesare Ceccato. Articolo originale pubblicato da EUAlive disponibile qui.

