L’annuncio delle dimissioni di Keir Starmer da primo ministro del Regno Unito, lunedì 22 giugno davanti a Downing Street, ha aperto immediatamente un fronte di scontro politico interno che si sovrappone alla transizione di potere all’interno del Partito laburista. Mentre Andy Burnham, ex sindaco di Greater Manchester ed eletto la settimana scorsa alla Camera dei Comuni nel collegio di Makerfield, si avvia a raccogliere l’eredità di Starmer alla guida del Labour, i partiti di opposizione hanno reagito non limitandosi a commentare l’uscita del premier, ma rilanciando attacchi al governo nel suo complesso e chiedendo, con toni e obiettivi diversi, un passaggio elettorale anticipato.
Starmer ha annunciato che le candidature per la nuova leadership del Labour si apriranno il 9 luglio, restando in carica come premier fino alla nomina di un successore, attesa non prima di settembre, quando il Parlamento tornerà dalla pausa estiva. Le candidature termineranno il 16 luglio e i potenziali candidati avranno tempo fino ad allora per raccogliere il sostegno di almeno 81 parlamentari laburisti.
Burnham incassa il sostegno interno, ma l’incognita resta aperta
All’interno del Labour, la successione appare già in larga parte definita. Subito dopo l’annuncio di Starmer, Burnham ha ringraziato il premier uscente per il servizio reso al paese, promettendo continuità su crescita economica, costo della vita, servizi pubblici e politiche abitative e sottolineando che il cambiamento politico non deve mai distogliere dalla responsabilità di migliorare le condizioni di vita dei cittadini.
Un sostegno determinante è arrivato da Wes Streeting, ex segretario alla Salute dimissionario dal governo nel mese di maggio e considerato fino a poche settimane fa il principale rivale interno di Burnham per la leadership. Streeting ha annunciato pubblicamente il proprio appoggio a Burnham, invitando il partito a non disperdere energie su differenze interne minori nell’estate che precede il cambio alla guida del governo e del Labour.
Il consolidamento del fronte interno laburista, tuttavia, non ha placato le tensioni esterne. Diversi commentatori britannici hanno osservato che Burnham resta una figura relativamente nuova sulla scena nazionale, e che la sua effettiva capacità di tenuta dipenderà dal margine con cui otterrà il sostegno dei parlamentari laburisti, che dispongono ancora di una maggioranza ampia in Parlamento.
Badenoch: “Starmer un pessimo premier, ma il problema è il Labour”
Il primo fronte di attacco arriva dal partito di opposizione ufficiale. La leader conservatrice Kemi Badenoch ha definito Starmer “un pessimo primo ministro” in una dichiarazione diffusa sui social subito dopo l’annuncio, elencando una serie di scelte di governo contestate: l’aumento dei contributi previdenziali, la tassazione delle aziende agricole familiari, la rinuncia a una riforma sostanziale del welfare, i mancati investimenti nella difesa e la nomina di Peter Mandelson, su cui secondo Badenoch l’esecutivo avrebbe fornito una versione poi rivelatasi non veritiera dei fatti.
Badenoch ha però voluto chiarire che, a suo giudizio, la responsabilità non si esaurisce nella figura di Starmer: ha attribuito le stesse scelte politiche all’insieme del Partito laburista, sostenendo che i parlamentari laburisti continuino a privilegiare un aumento della spesa per il welfare finanziato con maggiore tassazione, indipendentemente da chi guiderà il partito in futuro. Su questa base, la leader conservatrice ha rivendicato la necessità di un ritorno dei Tories al governo per “rimettere il Regno Unito al lavoro”.
Sul fronte della tempistica della transizione, Badenoch ha criticato la scelta di attendere settembre per l’insediamento del nuovo premier, definendo la situazione come un paese lasciato senza una guida effettiva mentre Starmer compie un “tour di addio” e Burnham, a suo dire, pensa alle vacanze estive. Diversamente da Nigel Farage, però, Badenoch non ha chiesto elezioni immediate: ha condizionato un’eventuale richiesta di voto anticipato alla capacità di Burnham di presentare un piano credibile sul finanziamento della difesa nazionale.
Farage rilancia: “Deposto Starmer, ora tocca a Burnham”
Il leader di Reform UK, Nigel Farage, ha scelto un registro più aggressivo, pubblicando un lungo intervento sulla piattaforma Substack in cui ha rivendicato un ruolo diretto nella caduta di Starmer, descritto come “il primo ministro più incapace” nella storia recente del paese. Farage ha ricordato di aver già contribuito, a suo dire, alla fine delle premiership conservatrici di David Cameron, Theresa May e Rishi Sunak, e ha indicato ora in Burnham il prossimo obiettivo politico, nonostante la sconfitta subita da Reform UK nel collegio di Makerfield la settimana precedente.
Farage ha chiesto elezioni generali immediate, sostenendo che la legge non imponga una scadenza prima del 2029 ma che il paese non possa permettersi di attendere. Ha inoltre accusato sia il Labour di Burnham sia i conservatori di Badenoch di rappresentare un “partito unico” che preferisce gestire il cambio di premier attraverso accordi interni piuttosto che attraverso il voto popolare, sostenendo che tale riluttanza nasconda il timore delle forze tradizionali nei confronti della crescita di Reform UK nei sondaggi.
La richiesta di elezioni anticipate ha trovato, paradossalmente, un’eco anche all’interno del Labour: il deputato Mike Tapp, fedele a Starmer, aveva nei giorni precedenti le dimissioni suggerito di introdurre una norma che imponga il voto in caso di cambio di leadership del partito di governo, definendo questo meccanismo un modo per porre fine ai continui ricambi ai vertici dell’esecutivo e concentrare l’attenzione dei politici sull’azione di governo piuttosto che sulle manovre interne.
Da Bruxelles, elogi a Starmer e uno sguardo cauto a Burnham
Lo scontro tra le forze politiche britanniche si è svolto sotto lo sguardo delle istituzioni europee, che hanno scelto un registro opposto a quello dell’opposizione interna. La presidente della Commissione europea Ursula von der Leyen ha definito Starmer uno “statista”, sottolineando “ci vogliono anni a molti leader per crescere fino a diventare lo statista che tu sei diventato in soli due anni”. Un apprezzamento condiviso dal presidente del Consiglio europeo António Costa, secondo cui sotto la premiership di Starmer si sarebbe aperta una nuova fase nelle relazioni tra Bruxelles e Londra, secondo quanto riportato dall’emittente pubblica irlandese RTE.
Dietro gli elogi pubblici, però, fonti diplomatiche europee citate da RTE mostrano una cautela maggiore sul futuro. Un diplomatico UE ha osservato che il vertice di “reset” delle relazioni con Londra, previsto per il 22 luglio, difficilmente potrà tenersi con un primo ministro uscente, definendo il rinvio non ideale dopo mesi di lavoro su un riallineamento pragmatico dei rapporti bilaterali. Lo stesso diplomatico ha indicato che le parole di lode di von der Leyen conterrebbero anche un segnale indiretto al probabile successore: a Bruxelles, Burnham resta una figura ancora poco conosciuta, e i prossimi passi sul dossier UE-UK dipenderanno in larga parte dall’esito dello scontro interno che si sta consumando a Westminster.
Sullo sfondo, i mercati attendono segnali da Burnham
Mentre la battaglia politica si concentra sulla data delle elezioni e sulla gestione della transizione, i mercati finanziari hanno reagito con cautela. La sterlina ha perso terreno nelle ore successive all’annuncio, scendendo fino a circa 1,318 dollari, in prossimità del minimo annuale toccato nel mese di marzo, per poi recuperare parzialmente; il rendimento dei titoli di stato decennali (gilt) è salito di un punto base al 4,85%, mentre l’indice FTSE 100 ha chiuso in leggero calo.
Secondo Nigel Green, amministratore delegato del gruppo di consulenza finanziaria deVere, la relativa stabilità della sterlina rifletterebbe più il sollievo per la fine dell’incertezza legata alla leadership di Starmer che un giudizio sul probabile successore. Gli analisti citati dalla stampa finanziaria britannica indicano che l’attenzione degli investitori si sposterà ora sulle scelte di Burnham in materia fiscale, in particolare sulla conferma o meno della cancelliera dello Scacchiere Rachel Reeves, considerata fino a oggi la garante della disciplina di bilancio dell’esecutivo Starmer: una conferma di Reeves verrebbe letta dai mercati come un segnale di continuità, un suo allontanamento aprirebbe invece una fase di maggiore incertezza sui conti pubblici britannici.

