Il 29 e 30 settembre si è svolto presso il Dipartimento di Scienze Politiche dell’Università Roma Tre il workshop internazionale “Europe as a Global Actor? A Historical Perspective”, organizzato nell’ambito del progetto EU-TEACH, cofinanziato dalla Commissione europea. L’iniziativa è stata realizzata in collaborazione con la Young Scholars Initiative dell’Institute for New Economic Thinking (INET-YSI), l’AISPE – Associazione Italiana per la Storia del Pensiero Economico, l’AUSE – Associazione Universitaria di Studi Europei e la Robert Triffin International (RTI).
Le due giornate di conferenze hanno offerto un ampio confronto accademico sui “bivi non presi” dell’integrazione europea, interrogandosi su cosa si sarebbe potuto fare di più in termini di governance economica, politica industriale e cooperazione monetaria.
Tra i momenti più significativi, l’intervento del Premio Nobel Michael Spence (Università di Stanford e Bocconi), che ha proposto una riflessione sull’attualità e il futuro dell’economia europea in un contesto globale sempre più incerto. Il suo messaggio principale è che la razionalità economica spinge l’Unione verso una crescente coesione, sia in termin di policy che di capacità decisionale, e che solo l’irrazionalità delle narrazioni politiche nazionali impedisce un cambio di passo, sempre più urgente. Secondo Spence occorre spingere su alcuni piccoli cambiamenti che tuttavia siano capaci di spostare l’intera costruzione europea verso un’architettura irreversibilmente sovranazionale.
Le diverse sessioni hanno affrontato temi quali la mancata formazione di un Fondo Monetario Europeo, la (mancata) formazione di una politica industriale comunitaria tra gli anni Settanta e Novanta (degenerata in una semplice politica di tutela della concorrenza), fino alle prospettive economiche di paesi membri come Ungheria e Lettonia, oggi al centro delle tensioni geopolitiche che attraversano i confini orientali dell’Unione.
Il secondo giorno si è tenuto l’intervento di Marco Buti, ex Direttore Generale per gli Affari Economici e Finanziari della Commissione europea, che ha analizzato punti di forza e debolezza dell’UE in quanto “superpotenza incompleta”. Come va ripetendo da anni anche con altri coautori, l’elemento cruciale su cui far leva è quello dei beni pubblici europei, che devono trovare canali decisionali e di finanziamento ad-hoc, pena la decadenza dell’Europa come potenziale attore globale.
I lavori si sono conclusi con una tavola rotonda dal titolo “European Success or Failure?”, moderata da Fabio Masini e con la partecipazione di Virgilio Dastoli, Daniela Felisini e Paolo Guerrieri, che hanno discusso se l’Europa possa davvero essere considerata un attore globale in grado di incidere sugli equilibri internazionali. E soprattutto su quali siano le condizioni perché ciò possa avvenire. Ancora una volta, capacità decisionale snella (non ingessata dalle logiche dell’unanimità) e il problema del bilancio (sia in termini di risorse proprie sia di spesa per investimenti in beni collettivi strategici) sono stati al centro dell’attenzione.

