A maggio 2026 il CEO di Mercedes-Benz, Ola Källenius, aveva dichiarato al Wall Street Journal di non escludere un ingresso del gruppo nel settore della difesa, sottolineando come l’Europa debba rafforzare le proprie capacità in un mondo “diventato più imprevedibile”. A distanza di poco meno di un mese, quella disponibilità si è tradotta in un accordo concreto.
Il 10 giugno 2026, in occasione dell’ILA 2026 (International Aerospace Exhibition di Berlino), Mercedes-Benz ha firmato un Memorandum of Understanding con TYTAN Technologies, scale-up tedesca di Monaco specializzata in droni, sensori e sistemi di missione. La firma è avvenuta alla presenza della ministra federale per gli Affari economici e l’Energia, Katherina Reiche.
Il progetto: “Drone Defender”
L’intesa riguarda lo sviluppo di un sistema mobile di difesa anti-drone, ribattezzato “Drone Defender”, basato su due piattaforme Mercedes già esistenti: il G-Class, in versione militare, e il furgone Sprinter. Su questi veicoli verrebbero montati i sensori e i droni intercettori sviluppati da TYTAN — tra cui il modello “Metis” — pensati per individuare e neutralizzare droni di piccole dimensioni di tipo FPV (first-person-view), la categoria più diffusa nei conflitti recenti, a partire dalla guerra in Ucraina. Secondo quanto riportato dal Financial Times, la produzione potrebbe partire entro la fine dell’anno, con l’obiettivo di arrivare a migliaia di unità l’anno.
Il CEO e co-fondatore di TYTAN, Balázs Nagy, ha parlato di un “pericolo reale”, riferendosi ai sempre più frequenti sorvoli di droni non identificati registrati sopra infrastrutture critiche in Germania e in altri Paesi del Nord Europa — episodi la cui origine resta ufficialmente non accertata, ma che diversi governi e analisti collegano alle “minacce ibride” attribuite alla Russia. Per Mercedes-Benz, invece, l’operazione si inserisce in una logica di diversificazione industriale: il manager Michael Schiebe ha definito la difesa “un campo di crescita strategico” per l’azienda.
Un trend europeo
Mercedes non è la prima: negli ultimi mesi anche Renault, che sta sviluppando un drone terrestre e ha avviato una partnership con il gruppo Turgis Gaillard, e Volkswagen, che ha firmato una lettera di intenti con l’israeliana Rafael, hanno stretto accordi simili con il settore della difesa, complice una crisi strutturale dell’automotive europeo — calo della domanda di veicoli elettrici, concorrenza cinese, costi di finanziamento elevati — e una crescita del comparto difesa dal 2022 in poi.
A livello UE, questa tendenza si inserisce nel piano “ReArm Europe/Readiness 2030”, che punta a mobilitare fino a 800 miliardi di euro in quattro anni, e nello strumento di prestito SAFE, entrambi pensati per rafforzare la base industriale e tecnologica della difesa europea. A inizio giugno il Parlamento europeo ha approvato in via definitiva nuove misure per indirizzare ulteriori fondi UE verso investimenti nella difesa, anche attraverso programmi come Horizon Europe e STEP.
L’accordo Mercedes-TYTAN, dunque, non è solo una notizia industriale: è un altro tassello della riconversione in atto in un pezzo importante dell’economia europea, accompagnata — e in parte sostenuta — da un quadro di policy comunitario in piena evoluzione.
[Marco Boi]

