Il presidente dell’Autorità per l’Integrità dell’Ungheria, Ferenc Pál Biró, è stato formalmente incriminato per abuso d’ufficio, cattiva gestione di fondi pubblici e altri reati, in un caso che potrebbe avere importanti conseguenze per una delle principali istituzioni anticorruzione del Paese.
La Procura Centrale ha annunciato che il 5 giugno sono state depositate presso il Tribunale Centrale Distrettuale di Budapest accuse secondo cui Biró avrebbe causato un danno economico superiore a 140 milioni di fiorini ungheresi (circa 350.000 euro) all’Autorità per l’Integrità attraverso una serie di decisioni e spese illegittime.
L’Autorità per l’Integrità è stata istituita nell’ambito degli sforzi dell’Ungheria per rispondere alle preoccupazioni dell’Unione europea riguardo alla corruzione e alla gestione dei fondi comunitari. L’istituzione ha avuto un ruolo centrale nei tentativi di Budapest di ricostruire la fiducia con Bruxelles dopo anni di controversie sul rispetto dello Stato di diritto.
Secondo i procuratori, una delle accuse più gravi riguarda l’utilizzo di veicoli di servizio. L’atto d’accusa sostiene che, pur avendo già a disposizione un’auto ufficiale con autista fornita dall’Autorità, Biró avrebbe continuato a noleggiare un SUV di lusso a spese dell’ente, consentendo inoltre alla moglie di utilizzarlo esclusivamente per scopi privati.
La procura sostiene che il veicolo non solo sia stato utilizzato senza autorizzazione, ma che il carburante sia stato pagato con fondi pubblici, generando circa 21 milioni di fiorini di costi inutili per l’Autorità.
Biró aveva precedentemente respinto queste accuse, affermando che l’Autorità noleggia circa venti veicoli e che le auto assegnate ai dirigenti possono essere utilizzate anche dai familiari. Ha inoltre dichiarato che sua moglie usava quello che lui considera il proprio veicolo personale per normali attività familiari.
L’atto d’accusa sostiene inoltre che Biró abbia abusato della sua posizione limitando illegalmente i poteri degli altri due membri del consiglio direttivo dell’Autorità. Secondo i procuratori, avrebbe esercitato unilateralmente poteri pubblici impedendo agli altri membri del consiglio di esercitare le prerogative loro riconosciute dalla legge ungherese.
Un altro elemento centrale del caso riguarda alcuni contratti stipulati con una società di consulenza con sede a Bruxelles. Secondo la procura, Biró avrebbe firmato tre accordi il cui contenuto era incompatibile con il mandato legale dell’Autorità per l’Integrità. I contratti erano in parte collegati a un progetto per creare quello che i procuratori definiscono un ufficio di rappresentanza diplomatica a Bruxelles.
La procura sostiene che l’Autorità non avesse alcuna competenza legale per istituire una simile rappresentanza, poiché soltanto lo Stato ungherese può mantenere missioni diplomatiche ufficiali all’estero.
Nell’ambito di tali contratti, l’Autorità avrebbe inoltre versato oltre 100 milioni di fiorini per servizi di lobbying e comunicazione che i procuratori ritengono inutili.
L’atto d’accusa afferma anche che Biró abbia autorizzato una registrazione fittizia di un ufficio presso l’indirizzo della società di consulenza a Bruxelles. Secondo la procura, nonostante la registrazione ufficiale, in quella sede non avrebbe mai operato alcun ufficio reale.
Le accuse riguardano anche le spese sostenute durante viaggi all’estero. Secondo la procura, Biró aveva diritto a indennità giornaliere per coprire vitto e altre spese durante le missioni ufficiali all’estero. Tuttavia, i procuratori sostengono che abbia utilizzato anche una carta bancaria dell’Autorità per spendere circa 1,5 milioni di fiorini (circa 4.000 euro) per spese personali, pur continuando a percepire tali indennità.
Un’ulteriore accusa riguarda l’assunzione nel 2024 di una persona conosciuta dalla famiglia. Biró avrebbe assunto consapevolmente un individuo privo delle qualifiche necessarie per il ruolo e il cui lavoro non aveva alcun legame con le competenze statutarie dell’Autorità. Il dipendente avrebbe dovuto partecipare a una prevista “Accademia dell’Integrità” e insegnare materie comprendenti temi filosofici e spirituali.
Il rapporto di lavoro è stato successivamente risolto automaticamente dopo che un controllo obbligatorio di sicurezza aveva evidenziato criticità dal punto di vista della sicurezza nazionale. Secondo i procuratori, questa nomina avrebbe causato perdite superiori a 11 milioni di fiorini (circa 28.000 euro).
Un funzionario di Viktor Orbán ha minacciato di azione legale il media EUAlive
La procura chiede una pena detentiva, una sanzione pecuniaria e la confisca di circa 23 milioni di fiorini (circa 58.000 euro) collegati al presunto uso improprio dei veicoli e delle carte di pagamento. La moglie di Biró, accusata di aver favorito il reato relativo all’utilizzo del veicolo, rischia una pena detentiva con sospensione condizionale e una multa.
Il caso riporta inoltre l’attenzione sul futuro della leadership dell’Autorità per l’Integrità. Secondo la legislazione ungherese, il presidente della Corte dei Conti può avviare un procedimento giudiziario volto alla destituzione del presidente dell’Autorità qualora non siano più soddisfatte le condizioni necessarie per ricoprire l’incarico.
Il presidente della Corte dei Conti, László Windisch, non ha ancora avviato tale procedura. Tuttavia, l’istituzione aveva già dichiarato in precedenza che un eventuale rinvio a giudizio del presidente dell’Autorità avrebbe costituito una nuova circostanza tale da richiedere una rivalutazione della possibilità di avviare un procedimento di destituzione.
Dopo la formalizzazione delle accuse, la Corte dei Conti ha ribadito che Windisch sta nuovamente valutando se portare la questione davanti ai tribunali.
Il governo guidato dal primo ministro Péter Magyar è finora rimasto in silenzio sul caso. Secondo i media ungheresi, l’esecutivo non ha risposto alle domande riguardanti un eventuale cambiamento della propria posizione sul futuro di Biró alla luce dell’incriminazione.
Dal canto suo, Biró continua a respingere tutte le accuse. Ha definito l’indagine infondata e motivata politicamente, sostenendo che la procura lo stia prendendo di mira personalmente nel tentativo di indebolire l’Autorità per l’Integrità.
In una dichiarazione diffusa dopo la pubblicazione dell’atto d’accusa, Biró ha affermato di considerare le accuse completamente prive di fondamento e si è detto fiducioso che i tribunali finiranno per scagionarlo. “Sono convinto che il procedimento giudiziario e l’esame obiettivo delle prove dimostreranno chiaramente la mia innocenza”, ha detto.
Recentemente, un avvocato di Ferenc Pál Biró aveva inviato una formale richiesta legale, accompagnata dalla minaccia di gravi conseguenze economiche, ai media Átlátszó ed EUalive dopo la pubblicazione dell’articolo “Auto di lusso, yacht, jet privati: 16 casi emblematici di opulenza nell’Ungheria di Orbán in 16 anni”.
Tradotto da Cesare Ceccato. Articolo originale pubblicato su EUAlive disponibile qui.

