Il primo ministro albanese Edi Rama ha ribadito il proprio sostegno a un controverso progetto di sviluppo turistico di lusso da 1,4 miliardi di euro associato a Jared Kushner e alla sua società Affinity Partners, nonostante settimane di proteste crescenti, allarmi ambientali, indagini anticorruzione e preoccupazioni da parte dell’Unione europea.

Soprannominata la “Rivoluzione dei Fenicotteri”, l’ondata di contestazione ruota attorno ai piani per la costruzione di hotel di alta gamma, ville e infrastrutture sull’Isola di Sazan e nella vicina zona umida di Vjosa-Narta e Zvërnec, nei pressi di Valona, habitat di fenicotteri, tartarughe marine, foche monache e numerose altre specie.

Il progetto e la posizione di Rama

In un’intervista concessa a Reuters lunedì, Rama ha promesso di andare avanti con il progetto, definendolo un “grande sogno” destinato a modernizzare l’Albania, creare posti di lavoro, incrementare il turismo e contribuire allo sviluppo europeo. Ha descritto Kushner e Ivanka Trump come “persone molto gentili, umili e umanamente buone”, sostenendo che i terreni siano stati acquistati da proprietari privati e che gli sviluppatori abbiano promesso una gestione responsabile del territorio.

Una valutazione d’impatto ambientale è ancora in attesa di approvazione e verrà condotta parallelamente allo sviluppo del progetto. Rama ha liquidato parte delle proteste come motivate politicamente ed esagerate, pur ammettendo che la recinzione iniziale con filo spinato fosse stata una “idea vergognosa”.

In un’intervista a Euronews, il premier ha inoltre riconosciuto che il complesso sarà destinato esclusivamente a una clientela d’élite e che i cittadini albanesi non potranno accedervi. “Perché? Perché diventa un’élite su una terra che appartiene al popolo albanese”, ha dichiarato, correggendosi poi: “La terra appartiene agli investitori. L’hanno acquistata da privati”.

Il governo ha conferito al progetto lo status di “investimento strategico” e gli sviluppatori – tra cui Sazan Real Estate Development LLC con partner qatarioti – sottolineano che alcune aree del resort rimarranno accessibili al pubblico e che la fauna selvatica sarà tutelata.

Le proteste e il malcontento più ampio

Le proteste sono esplose alla fine di maggio 2026, dopo l’inizio dei lavori preliminari e l’installazione delle recinzioni. Dalla costa si sono rapidamente estese a manifestazioni serali davanti all’ufficio di Rama a Tirana.

I manifestanti sventolano fenicotteri gonfiabili, scandiscono slogan come “L’Albania non è in vendita” e chiedono la cancellazione del progetto. Per molti, il resort rappresenta il simbolo di problemi più profondi maturati durante i tredici anni di governo di Rama: presunta corruzione, privatizzazione di beni pubblici e naturali, incapacità di migliorare i servizi essenziali e favoritismi.

Lo studente Albano Lushi ha dichiarato a Reuters: “Stiamo diventando sempre più numerosi e resteremo qui finché non si dimetterà. Non solo per la biodiversità, ma per ogni ingiustizia che affrontiamo”. Le proteste hanno ricevuto il sostegno della diaspora e attirato attenzione internazionale; alcuni scontri hanno provocato feriti tra i manifestanti.

Rischi ambientali e rapporti con l’Unione europea

Le organizzazioni ambientaliste avvertono che il progetto potrebbe causare danni irreversibili alle zone umide protette. La Commissione europea ha segnalato possibili rischi per il percorso di adesione dell’Albania all’Unione, citando potenziali violazioni delle direttive ambientali.

Rama ha replicato che l’Albania vanta un solido record nella tutela della fauna e che il progetto sarà realizzato in modo responsabile.

Le indagini per corruzione

La procura speciale albanese SPAK ha aperto indagini sull’acquisizione dei terreni, comprese presunte irregolarità nei titoli di proprietà e modifiche allo status di protezione ambientale introdotte nel 2024.

I beni collegati a una società proprietaria dei terreni controllata da investitori qatarioti, Albania Land Development, che disponeva di circa 195 milioni di dollari in conti correnti, sono stati temporaneamente congelati, anche se il provvedimento sarebbe poi stato revocato.

Rama si è detto favorevole a verificare eventuali comportamenti sospetti dei precedenti proprietari, pur difendendo la legittimità dei capitali investiti.

Prospettive politiche: davvero nessuna possibilità di tornare indietro?

Al potere dal 2013 e rieletto per un quarto mandato nel 2025 con la maggioranza del Partito Socialista d’Albania, Rama ha presentato il progetto come essenziale per la sua agenda di modernizzazione e per l’integrazione europea del Paese. Ha ripetuto più volte che non esiste “assolutamente alcuna possibilità” che l’investimento venga fermato mentre lui è in carica.

Le prossime elezioni parlamentari sono previste solo nel 2029, il che gli concede tempo per gestire la crisi. Tuttavia, le proteste si stanno trasformando in un più ampio movimento di opposizione al governo, riflettendo un malcontento diffuso.

Se il progetto dovesse subire ritardi significativi, battute d’arresto giudiziarie o provocare danni ambientali evidenti – oppure se il processo di adesione all’Unione dovesse rallentare – il sostegno a Rama potrebbe indebolirsi, soprattutto tra i giovani e gli elettori urbani.

D’altro canto, il premier ha già superato numerose controversie grazie alla sua popolarità personale, al controllo delle istituzioni e alla narrazione di essere il leader che ha attratto investimenti in un Paese storicamente sottosviluppato. L’opposizione resta frammentata e fatica a presentarsi come un’alternativa credibile. Inoltre, il legame con figure di alto profilo come Kushner e la famiglia Trump aumenta l’attenzione internazionale sul progetto, ma potrebbe anche conferirgli prestigio qualora avesse successo.

Rama appare determinato a portare avanti il progetto senza possibilità di ripensamento, scommettendo che i benefici economici supereranno le proteste. Che questa scelta finisca per costargli politicamente la guida del Paese dipenderà dagli sviluppi dei prossimi mesi: dall’esito delle indagini dello SPAK, dall’andamento concreto dei lavori e dalla capacità del movimento di protesta di mantenere lo slancio.

Per ora, la “Rivoluzione dei Fenicotteri” mette in luce la tensione tra sviluppo economico accelerato, tutela del patrimonio naturale dell’Albania e responsabilità democratica. Le prossime mosse del governo in materia di trasparenza e mitigazione ambientale saranno decisive.

Tradotto da Cesare Ceccato. Articolo originale pubblicato da EUAlive disponibile qui.

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