Quando, su sollecitazione del fondatore del Network Euractiv, abbiamo deciso di imbarcarci nell’avventura di creare Euractiv Italia, poi partito il 9 maggio 2020 in piena emergenza Covid, volevamo contribuire a rendere un po’ meno ideologico e provinciale il dibattito, in Italia, sui temi europei. Troppo spesso caratterizzato da notizie di circostanza, più legate a retoriche istituzionali e ad interessi corporativi, che a raccontare davvero come stia evolvendo in Europa il dibattito sull’attualità continentale e mondiale e quali siano i riflessi per il nostro paese.
Nel nostro piccolo abbiamo cercato di dare il nostro contributo, in questi sei anni, a rafforzare nei lettori l’idea di far parte di una comunità ben più ampia di quella esclusivamente nazionale. Di un processo d’integrazione continentale, sovranazionale, i cui successi ed insuccessi necessitano di essere ricondotti quotidianamente ad un percorso ancora in via di costruzione, attraverso le tappe di un mondo che cambia con accelerazioni improvvise, spesso difficili da comprendere pienamente.
Qualche settimana fa Euractiv bv, controllata dal gruppo Mediahuis dal 2023, ha deciso di porre fine all’esperimento di un Network paneuropeo multilingue fondato su redazioni in tanti Paesi, cancellando gli accordi con le redazioni in Italia, Romania, Polonia, Repubblica Ceca, Slovacchia. Dopo aver già chiuso qualche mese prima gli accordi in Spagna e Bulgaria. Così facendo ha perso il patrimonio di competenze accumulato da quelle redazioni nel comprendere e raccontare il legame tra quella “bolla” ed il resto del territorio e della popolazione europea. Un errore, a nostro avviso.
Ci siamo interrogati se, con l’occasione, non fosse venuto il momento di staccare la spina, riprendendo il nostro lavoro quotidiano di ricerca, senza preoccupazioni di carattere divulgativo, senza provare ad incidere sul dibattito pubblico, senza informare i lettori rispetto alla dimensione europea e globale della nostra quotidianità. E la risposta è stata negativa. Non è ancora venuto il momento di abbandonare la strada intrapresa sei anni fa. Non si è ancora esaurito il compito. I media nazionali, per quanto oggi presentino una visione un po’ meno provinciale delle notizie, sono ancora largamente lacunosi rispetto a quanto avviene nel resto d’Europa e del mondo, se non strettamente legato al sensazionalismo o alla consumabilità istantanea della notizia.
Abbiamo dunque deciso di fondare un nuovo media, una nuova piattaforma di informazione online, FocusEurope.it, che diventerà da oggi la nostra nuova finestra d’informazione sull’Europa e sul mondo. Un media italiano, ma parte di un nuovo Network paneuropeo multilingue, Focus Europe, con redazioni in altri paesi, eredi delle varie versioni linguistiche di Euractiv, per ricostruire quel network che aveva caratterizzato il successo della testata precedente e di cui non ci sembrava opportuno perdere l’eredità e l’esperienza.
Per i nostri lettori non cambia nulla. Continueremo nella nostra politica open access, nella nostra linea editoriale, volta a mostrare non tanto successi o insuccessi, che presuppongono un modello ottimale di confronto (che non pretendiamo di possedere), ma soprattutto le contraddizioni che ogni giorno caratterizzano il processo incompiuto d’integrazione europea, la mancata trasformazione della UE in un attore globale, come sarebbe oggi necessario per rispondere efficacemente alle crescenti sfide globali ed interne.
Ci sia consentito di rinnovare un sincero ringraziamento alle due vere forze che in questi anni hanno sostenuto lo sforzo editoriale: i nostri lettori, sempre più numerosi ed affezionati; ed i collaboratori, sia quelli che alimentano il lavoro giornaliero della redazione, sia quelli occasionali, che arricchiscono con i loro commenti la nostra percezione dell’Europa, delle sue scelte politiche e delle dinamiche internazionali. A loro va la nostra più sentita gratitudine per il sostegno allo sforzo fin qui fatto e per l’eccellente lavoro che, siamo sicuri, continuerà nei prossimi anni.
Ad maiora!

