Non accenna a placarsi la polemica sulla proposta della FIFA di aprire il capitale delle proprie competizioni, Coppa del Mondo compresa, a investitori privati. Al centro dello scontro c’è il presidente della federazione mondiale Gianni Infantino, accusato dall’europea UEFA di aver avviato un bieco processo di trasformazione commerciale dello sport, dalla nordamericana CONCACAF e dall’asiatica AFC di averlo fatto senza un adeguato coinvolgimento delle istituzioni che ne governano il sistema.

La proposta, secondo quanto emerso da un articolo del Times, prevederebbe la creazione di una nuova struttura commerciale incaricata di valorizzare alcuni asset legati alle competizioni FIFA attraverso l’ingresso di investitori esterni. Dopo una prima reazione di dissenso legata allo slogan “il calcio è di tutti”, la UEFA è tornata a criticare la FIFA in un nuovo comunicato, mettendo anche in discussione l’approccio della leadership dell’organizzazione.

“Abbiamo appreso della scadenza fissata dalla FIFA per le associazioni affinché sostengano le sue proposte, pena il ritiro dell’offerta di un pagamento una tantum. Questo dice tutto ciò che c’è da sapere su questo piano”, ha dichiarato la UEFA. La federazione europea ha ribadito che la FIFA “non può continuare a utilizzare il nostro sport per arricchire sé stessa e i propri amici”, sottolineando la necessità di un modello di sviluppo che metta al centro federazioni nazionali, club, leghe, calciatori e tifosi.

Il riferimento agli “amici” della FIFA, o meglio di Infantino, lasciato volutamente tra le righe dal comunicato UEFA non può che essere destinato al presidente statunitense Trump e ai fratelli Kushner, investitori affini al tycoon. Durante la Coppa del Mondo ospitata tra Canada, Messico e Stati Uniti d’America, Infantino ha infatti mostrato una vicinanza senza precedenti a Trump, non solo conferendogli il nuovo – e difficilmente destinato a diventare un appuntamento stabile nel calendario FIFA – Peace Prize, ma anche affidandogli un ruolo da protagonista nella cerimonia di premiazione della finale.

Trump è stato infatti chiamato da Infantino a consegnare personalmente il trofeo alla Spagna campione del mondo, momento che il presidente ha sfruttato per inserirsi a forza nelle immagini celebrative della nazionale iberica, partecipando alle foto di rito del sollevamento della coppa. Tale scena che ha suscitato perplessità tra molti osservatori, alimentando le critiche di chi vede nella gestione di Infantino una progressiva politicizzazione della FIFA e una crescente sovrapposizione tra calcio, interessi economici e relazioni di potere.

Quello andato in scena quest’anno è stato oltretutto il Mondiale più orientato alla valorizzazione commerciale nella storia della competizione. Oltre all’intervallo di 27 minuti nel corso della finale, la nuova formula – con i cosiddetti “hydration break”, piccole interruzioni a metà di ogni tempo regolamentare – ha introdotto una gestione delle partite fortemente pensata per il mercato televisivo, con pause più frequenti e finestre aggiuntive per gli inserzionisti.

La UEFA e l’UE contro il piano di Infantino per vendere quote dei Mondiali a investitori privati

Dopo la UEFA e le istituzioni europee – con il commissario europeo allo Sport Glenn Micallef che ha espresso preoccupazione per una crescente commercializzazione del calcio – hanno preso posizione anche la CONCACAF, confederazione che rappresenta il calcio nordamericano, e la AFC, che riunisce le federazioni asiatiche. Le due organizzazioni, tuttavia, hanno concentrato le proprie critiche soprattutto sul processo decisionale adottato dalla FIFA, più che sui contenuti economici della proposta.

La CONCACAF ha dichiarato di essere venuta a conoscenza del progetto “solamente attraverso notizie riportate dai media” e successivamente tramite un comunicato ufficiale della FIFA. “Siamo profondamente preoccupati per la mancanza di un adeguato processo decisionale”, ha affermato la confederazione nordamericana, chiedendo che ogni decisione futura sia guidata da “buona governance, processi solidi e una gestione responsabile orientata al lungo termine”.

Una posizione simile è stata espressa dalla AFC, secondo cui “le decisioni che potrebbero ridefinire il futuro commerciale e finanziario del calcio richiedono un coinvolgimento preventivo e approfondito delle confederazioni, delle associazioni membri e degli altri stakeholder rilevanti prima che qualsiasi proposta venga sottoposta agli organi decisionali competenti”.

La differenza tra le posizioni delle diverse confederazioni è significativa. Se UEFA ha messo apertamente in discussione la natura stessa del progetto, CONCACAF e AFC sembrano invece contestare unicamente la modalità con cui la proposta è stata elaborata e comunicata.

Considerato il peso politico delle tre confederazioni coinvolte, se oggi fossero chiamate a esprimersi rimarrebbe comunque concreta la possibilità che la proposta FIFA venga approvata almeno nei suoi aspetti fondamentali. Ma la discussione sta prendendo piede anche nel resto del mondo. La CAF, la confederazione africana, ha annunciato che il proprio Comitato Esecutivo si riunirà la prossima settimana per valutare la proposta. Resta invece attesa una posizione ufficiale della OFC, oceanica, e soprattutto della CONMEBOL, sudamericana, storicamente influente negli equilibri del calcio mondiale e tradizionalmente vicina alla UEFA.

Infantino ha spiegato che il progetto verrebbe comunque attuato soltanto nel caso in cui più della metà delle associazioni membri della FIFA aderisse entro la scadenza e il Consiglio FIFA approvasse formalmente le modifiche necessarie. Difficilmente le associazioni prenderanno una posizione diversa da quella sostenuta in sede di confederazione.

In un intervento video diffuso dalla FIFA, Infantino ha difeso l’iniziativa sostenendo che la creazione di una società dedicata alla gestione commerciale della Coppa del Mondo rappresenterebbe soltanto una proposta finalizzata a sbloccare valore commerciale ancora non sfruttato. “Fa parte di un processo democratico, di consultazione, e soprattutto rappresenta un’opportunità, non un obbligo”, ha dichiarato il presidente della FIFA, assicurando che la Coppa del Mondo resterà sotto il controllo della federazione internazionale e senza interferenze esterne.

Lo scontro sembra destinato a proseguire. La questione non riguarda soltanto un modello economico, ma la decisione sul futuro del calcio globale, tra chi vede nella crescita commerciale una necessità per competere nel mercato dell’intrattenimento internazionale e chi teme che la logica finanziaria possa prevalere sull’ambito prettamente sportivo.

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