Nel contesto del progetto “Freedom of Religion and Right to information” (FreeBeRi), si è svolta giovedì 7 marzo presso l’Antica Biblioteca dell’Università degli Studi Link la conferenza internazionale Conspiracy theories and hate speech against and within religions in European history. Lo scopo dell’iniziativa è stato quello di gettare luce su diversi esempi storici e contemporanei di teoria del complotto e disinformazione, affidando ad un discussant il compito di commentare i contributi dei relatori presenti.

L’evento, sotto la supervisione scientifica della Prof.ssa Silvia Cristofori dell’Università Link Campus, ha visto la partecipazione di molti studenti e studiosi di storia e scienze sociali. Le riflessioni della giornata sono state introdotte dal prof. Paul Hanebrink dell’Università di Rutgers, il quale si è soffermato in prospettiva storica sulla propaganda antisemita del XX secolo e in particolare sulle teorie del complotto che interpreta il bolscevismo come complotto ebraico.

L’associazione fra bolscevismo ed ebraismo ebbe, all’epoca, delle giustificazioni pretestuose, come l’identificazione etnica semita di alcuni esponenti socialisti e comunisti. Molti partiti conservatori e nazionalisti, talvolta sostenuti da esponenti religiosi cristiani, fecero leva su questa connessione, provando a spiegare il bolscevismo come parte di un complotto giudaico in Europa.

Questo primo contributo è stato commentato dal prof. Andrew McKenzie-McHarg della Catholic Australian University, il quale ha sottolineato come ancora oggi si accusano gli individui di origine ebraica di voler sovvertire i valori occidentali e di incoraggiare il cosmopolitismo e la globalizzazione guidati da un’ideologia marxista. A questo proposito, è importante tuttavia distinguere tra “teorie della cospirazione” propriamente dette e razzismo. I due fenomeni possono essere connessi, ma spesso viaggiano su binari diversi e sono ricongiunti solo a livello propagandistico da alcuni partiti politici.

Un taglio più contemporaneo è stato dato nella sua presentazione dalla prof.ssa Katja Valaskivi dell’università di Helsinki. La studiosa si è soffermata su diverse piattaforme attraverso le quali la disinformazione e le teorie della cospirazione sono diffuse, enfatizzando la differenza tra l’epoca pre-social media e il mondo di oggi, in cui diversi attori traggono profitto proprio da applicazioni online che favoriscono la diffusione di notizie false o fuorvianti.

Nel mondo contemporaneo come in passato, il medium non è neutrale ma favorisce una narrativa che può essere in molti casi distruttiva. Alcuni gruppi contemporanei, come QAnon, usano proprio le piattaforme social, soprattutto quelle che si prestano per lo scopo, per realizzare la loro agenda politica diffondendo false notizie.

L’idea delle piattaforme social è stata in parte ripresa dalla prof.ssa Rossella Bottoni dell’Università di Trento, autrice di un contributo sull’ “Hate speech” e le teorie della cospirazione nello spazio dell’Unione Europea.

L’intervento si è concentrato a livello concettuale sulla differenza tra discorsi di odio e disinformazione e a livello legislativo sulle iniziative istituzionali in atto per tenere in osservazione il fenomeno, come l’High level group on disinformation e il Codice di condotta dell’Unione europea, a cui aderiscono diverse piattaforme social.

Proprio il ruolo dell’Unione europea e della società civile dal punto di vista della sociologia della comunicazione è stato affrontato dalla discussant di questo panel, la prof.ssa Kristina Stoeckl dell’ Università Luiss Guido Carli.

La docente ha enfatizzato la difficoltà da parte di diversi legislatori di limitare il fenomeno e la sfida di conciliare il dibattito democratico con un controllo delle fake news. Gli ultimi interventi sono stati a cura del prof. Marco Ventura dell’Università di Siena e della prof.ssa Francesca Cadeddu dell’Università di Modena e Reggio Emilia, intervenuta in qualità di discussant.

L’intervento del prof. Ventura si è concentrato su casi contemporanei e controversi di disinformazione; un caso interessante è quello della politica finlandese Paivi Räsänen che è stata accusata nel 2019 di incitamento all’odio contro la comunità LGBTQ. La cultura contemporanea nel mondo dell’informazione si sta basando sul nesso vittima/aggressore e sui sentimenti dell’aggredito più che su fatti normativi e la cultura normativista ha difficoltà ad adattarsi.

L’ultimo intervento ha commentato queste riflessioni, soffermandosi soprattutto sulle differenze tra discorsi di odio perpetrati da/contro gruppi e quelli promossi o subiti da individui, interagendo con il pubblico sulla differenza tra responsabilità individuale e collettiva e la necessità di riflettere su questo nesso. La conferenza è stata conclusa da un vivace dibattito tra i presenti e dai saluti e ringraziamenti finali della prof.ssa Cristofori. La conferenza è stata patrocinata dal Centro Studi storici, europei e transnazionali “Alizè”.

Alexander Langer nella sua vita è stato un attivo costruttore di pace, con un impegno costante per il dialogo e la pace a tutti i livelli (dal Sudtirolo alle guerre nei Balcani, alle crisi e guerre internazionali): principalmente ricordato come un politico e come il promotore del movimento dei Verdi in Italia, è stato anche docente, giornalista, amico della nonviolenza e promotore assiduo di ponti e iniziative di cooperazione e convivenza, per la tutela dell’ambiente e i diritti delle minoranze, un “traditore della compattezza etnica” e un intellettuale fuori dalle etichette.

A trent’anni dall’elaborazione di questo testo il Centro studi storici europei e transnazionali Alizé dell’Università degli studi Link di Roma e la Fondazione Alexander Langer Stiftung di Bolzano si propongono di approfondire il pensiero e l’opera dell’europarlamentare sudtirolese organizzando una due giorni di convegno (27-28 marzo 2024) presso l’Antica Biblioteca dell’Università degli studi Link con la partecipazione di studiosi e rappresentanti di associazioni e movimenti, tra i quali alcuni suoi compagni di viaggio in momenti e periodi diversi dalla sua vita impegnata nella ricerca e nella realizzazione di un futuro amico e di pace tra gli uomini e il pianeta.

Il Convegno, che costituisce un momento iniziale di un percorso di ricerca universitario nazionale nell’ambito del PRIN 2022 “La costruzione europea nell’epoca multipolare: attori, movimenti, iniziative (1989-2009)”, si soffermerà soprattutto sul contributo dato da Langer alla pedagogia, al federalismo europeo, alla prevenzione e trasformazione nonviolenta dei conflitti con diversi progetti (tra i quali la costituzione di Corpi civili di pace dell’Unione europea) e alla prospettiva della conversione ecologica, cercando di soffermarsi sull’attualità del suo pensiero e della sua azione, che rimangono ancora oggi presenti attraverso iniziative e progetti che continuano, a distanza di quasi trent’anni dalla sua scomparsa, a svilupparsi in molte direzioni.

[A cura di Federico Castiglioni]

Qui potete trovare il programma del Convegno

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