La Commissione europea sta “analizzando” la lettera inviata dai ministri dell’Economia di Austria, Germania, Italia, Portogallo e Spagna, che chiedono una misura per tassare gli extraprofitti delle società energetiche alla luce dell’aumento dei prezzi dei carburanti provocato dalla guerra contro l’Iran scatenata da Stati Uniti e Israele lo scorso 28 febbraio.

“Abbiamo ricevuto la lettera. La stiamo attualmente analizzando e risponderemo a tempo debito”, ha dichiarato una fonte ufficiale della Commissione europea in una risposta scritta inviata all’agenzia di stampa portoghese Lusa. Secondo la stessa fonte, “più in generale, la Commissione sta lavorando a stretto contatto con gli Stati membri su possibili misure politiche mirate in risposta all’attuale crisi energetica che l’Europa sta affrontando”.

“Sebbene non ci troviamo nella stessa situazione, è importante tenere conto degli insegnamenti tratti dal 2022, compreso il contributo temporaneo di solidarietà dell’Ue”, ha aggiunto ancora la fonte ufficiale, senza fornire ulteriori dettagli.

Nella lettera, datata 3 aprile e indirizzata al commissario europeo per il Clima Wopke Hoekstra, i cinque Paesi chiedono “una soluzione europea”, sostenendo che essa “rappresenterebbe un segnale per i cittadini” e per l’economia, dimostrando che “siamo uniti e in grado di agire”.

Nel testo, i ministri dei cinque Paesi — l’austriaco Markus Marterbauer, il tedesco Lars Klingbeil, l’italiano Giancarlo Giorgetti, il portoghese Joaquim Miranda Sarmento e lo spagnolo Carlos Cuerpo — sottolineano che “il conflitto in Medio Oriente ha causato un aumento dei prezzi del petrolio, imponendo un onere significativo sull’economia europea e sui cittadini europei”, evidenziando la necessità di “garantire che tale onere sia distribuito equamente”.

I cinque ministri ricordano inoltre di aver “sostenuto e promosso misure per tassare gli extraprofitti delle imprese energetiche” e chiedono alla Commissione di sviluppare “uno strumento analogo a livello dell’Ue, fondato su una solida base giuridica”. Secondo i firmatari, un’azione comune consentirebbe di “finanziare misure temporanee di sostegno, in particolare per i consumatori, e contenere l’aumento dell’inflazione, senza gravare ulteriormente sui bilanci pubblici”.

Sulla proposta si registra però la netta contrarietà di Unem, l’associazione che riunisce le imprese petrolifere italiane. In un’intervista a Repubblica, il presidente Gianni Murano ha affermato che “il nostro sconcerto, quando sentiamo parlare di tassare gli extraprofitti, deriva dal fatto che da settimane stiamo contenendo gli aumenti, senza ribaltarli interamente e direttamente alla pompa. E lo dimostra il fatto che gli automobilisti svizzeri vengono a fare il pieno in Italia. E non sono gli unici”.

Murano sostiene infatti “che il settore ha mostrato responsabilità, evitando di trasferire subito gli aumenti del mercato internazionale alla pompa”. Secondo il presidente di Unem, i prezzi italiani restano competitivi rispetto alla media europea, “tanto che assistiamo ai ‘transfrontalieri al contrario’, con automobilisti svizzeri e sloveni che fanno rifornimento in Italia”.

Il presidente di Unem contesta anche l’impostazione della misura sul piano industriale, sostenendo “che il governo sembra ignorare la struttura della nostra industria: per il 90% è raffinazione e distribuzione, non estrazione. Colpire chi acquista greggio per raffinarlo e venderlo significa scoraggiare gli investimenti”.

Murano aggiunge poi che “c’è un equivoco, il prezzo del Brent è quello medio, non è quello finale”. Al greggio, osserva, “si sono aggiunti premi legati a qualità e disponibilità, saliti fino a 25 dollari al barile”. A questi si sommano altri rincari, come “i noli dei porti, non solo nell’area legata alla crisi, ma in generale, anche a livello nazionale”, elementi che secondo Unem “le compagnie assorbono”.

Infine, Murano sostiene che “una tassa sugli extraprofitti, sotto altro nome, il governo l’ha già messa”. Il riferimento è al decreto bollette, perché “l’aumento di due punti dell’Irap riguarda anche le raffinerie”. Per il presidente di Unem, “è un errore continuare a colpire un settore che garantisce la sicurezza degli approvvigionamenti”. A sostegno della sua tesi cita il caso francese: “In Francia abbiamo visto 1.600 distributori bloccati per il fermo delle raffinerie. In Italia questo non accade grazie alla tenuta del sistema. Sarebbe meglio non mortificarlo”.

[a cura di Simone Cantarini]

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