La Corte costituzionale spagnola ha stabilito che la legge sull’amnistia deve essere applicata anche ai leader del movimento indipendentista catalano condannati o perseguiti per appropriazione indebita di fondi pubblici. Con una maggioranza di sette voti contro cinque, il tribunale ha accolto martedì 6 ottobre il ricorso dell’ex ministra regionale Dolors Bassa, ritenendo che la Corte Suprema avesse violato i suoi diritti fondamentali nel negarle l’applicazione dell’amnistia.
La sentenza, accompagnata dalle opinioni dissenzienti dei cinque magistrati conservatori, riguarda formalmente il ricorso di Bassa, ma fissa un principio destinato ad applicarsi anche agli altri dirigenti del governo catalano coinvolti nel processo indipendentista del 2017. La Corte costituzionale ha annullato le precedenti decisioni della Corte Suprema che avevano escluso dall’amnistia il reato di appropriazione indebita di fondi pubblici e ha disposto che la misura venga applicata.
Gli effetti della decisione sono stati immediati. Nella stessa giornata di martedì, il giudice istruttore della Corte Suprema Pablo Llarena ha revocato gli ordini nazionali di arresto che gravavano sull’ex presidente catalano Carles Puigdemont e sugli ex ministri regionali Toni Comín e Lluís Puig. Puigdemont può quindi rientrare in Spagna senza rischiare di essere arrestato sulla base di quell’ordine.
Il ritorno, tuttavia, non dovrebbe essere immediato. Secondo l’agenzia EFE, che cita fonti di Junts, l’ex presidente catalano, attualmente in Belgio, intende attendere che la giustizia spagnola applichi pienamente la legge sull’amnistia e che il procedimento nei suoi confronti venga definitivamente archiviato. Puigdemont starebbe valutando tempi e modalità del rientro in Catalogna, al quale vorrebbe attribuire anche un significato politico e istituzionale.
La prospettiva del rientro assume un peso politico particolare alla luce delle elezioni generali anticipate convocate dal presidente del governo Pedro Sánchez per il prossimo 29 novembre. Sánchez ha annunciato lo scioglimento del Parlamento lunedì 5 ottobre, mentre il decreto di convocazione delle elezioni è stato pubblicato nella Gazzetta ufficiale spagnola il giorno successivo. Il possibile ritorno di Puigdemont potrebbe quindi coincidere con le settimane della campagna elettorale.
La Corte costituzionale ha affrontato anche il ricorso presentato dall’ex ministro regionale e attuale segretario generale di Junts Jordi Turull. Il magistrato conservatore José María Macías, inizialmente incaricato di predisporre la proposta di decisione, aveva elaborato una nuova relazione dopo che la sua precedente impostazione contraria all’amnistia non aveva ottenuto la maggioranza del collegio. Alla vigilia della seduta del 6 ottobre ha tuttavia rinunciato all’incarico, lasciando che fosse la sentenza sul caso Bassa, elaborata dal presidente Cándido Conde-Pumpido, a fissare il principio giuridico sulla questione.
La vicenda giudiziaria riguarda alcuni dei principali protagonisti della crisi catalana del 2017. Puigdemont, allora presidente del governo catalano, lasciò la Spagna alla fine di ottobre di quell’anno dopo la dichiarazione unilaterale d’indipendenza e l’intervento del governo centrale. Da allora ha vissuto prevalentemente in Belgio, pur tornando brevemente in Catalogna nell’agosto 2024 per partecipare a un evento politico a Barcellona, riuscendo poi a lasciare nuovamente il Paese nonostante l’ordine di arresto allora ancora in vigore. La decisione della Corte costituzionale e la successiva revoca dell’ordine di arresto eliminano ora il principale ostacolo giudiziario al suo rientro stabile in Spagna.
[A cura di Simone Cantarini]

