Il presidente ceco Petr Pavel e il primo ministro Andrej Babiš raggiungeranno il vertice NATO di due giorni che si apre oggi (7 luglio) ad Ankara a bordo di due diversi aerei governativi in partenza dall’aeroporto militare di Praga-Kbely, a testimonianza delle profonde tensioni riguardo alla rappresentanza del Paese, al protocollo e all’autorità costituzionale.
Pavel dovrebbe partire questa mattina su un velivolo governativo, con un briefing previsto intorno alle 8:30 ora locale. La delegazione ufficiale di Babiš – composta dal primo ministro, dal ministro degli Esteri Petr Macinka e dal ministro della Difesa Jaromír Zůna – decollerà poco prima con un altro volo.
L’organizzazione di due viaggi separati è il risultato di una disputa che dura da mesi e che si è intensificata nel giugno 2026. Il 22 giugno il governo Babiš aveva infatti deciso di escludere il presidente Pavel dalla delegazione ufficiale ceca, sostenendo che fosse l’esecutivo, guidato dal primo ministro, a dover rappresentare la posizione del Paese in materia di difesa e politica estera. La decisione rompeva con la prassi consolidata degli ultimi anni, durante i quali i presidenti cechi hanno sempre preso parte ai vertici NATO da quando il Paese è entrato nell’Alleanza.
Pavel, generale dell’esercito in congedo ed ex presidente del Comitato militare della NATO (2015-2018), ha contestato l’esclusione. Richiamandosi al proprio ruolo costituzionale di rappresentanza dello Stato all’estero previsto dall’articolo 63 della Costituzione ceca, ha presentato un ricorso alla Corte costituzionale per conflitto di attribuzioni, chiedendo anche misure cautelari.
Il 24 giugno la Corte ha emesso una rapida decisione provvisoria, ordinando al governo di consentire la partecipazione di Pavel senza pronunciarsi nel merito della controversia, sulla quale è ancora attesa una sentenza definitiva. L’esecutivo ha quindi accreditato il presidente, ribadendo però che sarebbe stato Babiš a guidare la delegazione e a partecipare ai principali incontri. Secondo quanto riportato, l’entourage accreditato di Pavel è stato limitato a un ristretto gruppo di collaboratori.
Divergenze politiche e di indirizzo
La frattura affonda le proprie radici sia nella rivalità personale e politica – Babiš è stato sconfitto da Pavel alle elezioni presidenziali del 2023 – sia in divergenze sostanziali. I principali punti di attrito riguardano la spesa per la difesa e il sostegno all’Ucraina. Pavel si è espresso con maggiore decisione a favore di un forte impegno transatlantico e dell’assistenza a Kyiv, mentre il governo Babiš ha posto l’accento sui vincoli di bilancio e su un approccio più prudente.
Pavel ha definito le mosse del governo una violazione senza precedenti delle prerogative presidenziali e ha proposto alcuni compromessi, come la suddivisione della partecipazione ai diversi eventi di alto livello. Babiš ha invece respinto alcune aperture a ulteriori incontri, sostenendo che il governo abbia già adempiuto ai propri obblighi legali dopo l’ordinanza provvisoria della Corte.
Incognite sugli eventi principali e sul protocollo
Resta ancora poco chiara la ripartizione dei ruoli una volta arrivati ad Ankara. Per la cena informale dei leader del 7 luglio, secondo diverse fonti il governo avrebbe ostacolato o comunque non avrebbe pienamente accreditato Pavel per la partecipazione.
Per la sessione principale del Consiglio Nord Atlantico dell’8 luglio, il presidente dovrebbe invece prendere parte alla riunione plenaria ufficiale.
Permangono inoltre dubbi sulla tradizionale foto di famiglia dei leader NATO. Con la presenza contemporanea do Pavel e Babiš, le modalità della rappresentanza ceca nella fotografia ufficiale non sono ancora state chiarite pubblicamente e non è noto quale dei due avrà un ruolo più visibile.
L’ufficio di Pavel ha confermato il viaggio del presidente, senza tuttavia pubblicare un programma dettagliato dei suoi impegni. Dal canto suo, il governo ha ribadito che sarà Babiš a svolgere i principali compiti di rappresentanza.
Contesto e implicazioni
L’episodio evidenzia le persistenti tensioni tra la presidenza della Repubblica e la coalizione populista-nazionalista guidata da Babiš soprattutto in materia di politica estera e sicurezza. La vicenda rappresenta inoltre un banco di prova per i confini della prassi costituzionale ceca riguardo a chi abbia il diritto di rappresentare il Paese sulla scena internazionale.
Poiché entrambi i leader parteciperanno al vertice, alleati e osservatori seguiranno con attenzione eventuali segnali pubblici di dissenso durante l’incontro di Ankara, incentrato sulla condivisione degli oneri all’interno dell’Alleanza, sui nuovi obiettivi di investimento nella difesa fino al 2035 e sul sostegno all’Ucraina nel quadro delle più ampie dinamiche transatlantiche.
Tradotto da Cesare Ceccato. Articolo originale pubblicato su EUAlive disponibile qui.

