La presidente del Consiglio Giorgia Meloni ha presentato lunedì 5 ottobre all’Ufficio dell’Unione europea per la proprietà intellettuale (EUIPO) una domanda per registrare la propria voce come marchio sonoro, con l’obiettivo di aggiungere uno strumento legale a quelli già disponibili contro i falsi creati con l’intelligenza artificiale. La richiesta, che sul sito dell’EUIPO risulta datata 5 ottobre, è ancora “oggetto di esame” e non è stata quindi approvata.

Il file depositato ha una durata di quattro secondi e contiene la frase “Io sono Giorgia Meloni”, pronunciata due volte dalla premier. L’espressione rimanda al comizio del 2019 in piazza San Giovanni a Roma, divenuto un meme, oltre che al titolo dell’autobiografia pubblicata nel 2021.

Cosa è stato depositato e cosa tutela

La domanda è stata presentata all’EUIPO dalla Praxi Intellectual Property, società romana specializzata in consulenza sulla proprietà industriale. La normativa europea permette di registrare un suono come marchio, rappresentandolo attraverso un file audio e collegandolo ai prodotti o servizi per i quali viene richiesta la protezione. La tutela, una volta concessa, avrà quindi effetto all’interno di quell’ambito.

Qualora la domanda venisse accolta, chi impiegasse senza autorizzazione una voce clonata potrebbe essere obbligato a rimuovere il materiale, versare un risarcimento e rispondere di contraffazione di marchio. La registrazione, tuttavia, non rende impossibile la creazione tecnica di un deepfake né garantisce un diritto assoluto su qualsiasi imitazione della voce: si aggiunge agli altri strumenti di tutela già esistenti.

I precedenti e il contesto

La premier non è la prima persona a percorrere questa strada. Prima di lei avevano depositato il proprio timbro vocale la cantante Giusy Ferreri e il doppiatore Luca Ward, mentre negli Stati Uniti l’attore Matthew McConaughey ha fatto ricorso alla registrazione di marchi per proteggere alcune sue registrazioni vocali.

Meloni è già stata al centro di contenuti manipolati. Nel 2024 ha avviato un’azione civile contro un uomo sardo accusato di aver diffuso immagini pornografiche false che utilizzavano il suo volto e a maggio ha segnalato nuove immagini contraffatte circolate online, sottolineando che “molti altri” non dispongono degli strumenti per difendersi che lei può utilizzare. In quell’occasione aveva definito i deepfake uno strumento capace di “ingannare, manipolare e colpire chiunque”.

Le questioni aperte

Il Giornale interpreta la scelta anche come una risposta all’utilizzo dei social e dell’intelligenza artificiale da parte di Roberto Vannacci. Fanpage ricorda che l’ultimo video pubblicato dall’account Robertus_vannaccius mostra Meloni vestita da patrizia dell’antica Roma davanti ai video di Vannacci. Nessuna fonte ufficiale ha però collegato la richiesta presentata all’Euipo a questi episodi.

La vicenda ha riaperto anche il dibattito sulla legge italiana sull’intelligenza artificiale, che contiene una disposizione sui deepfake ma non vieta ogni contenuto realizzato attraverso questi strumenti, oltre che sulle tutele invocate dalle opposizioni per i cittadini che non hanno accesso a strumenti specialistici.

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