Il primo ministro ungherese Péter Magyar si recherà questa settimana a Bruxelles, dove intende discutere lo sblocco di 10,4 miliardi di euro del fondo per la ripresa. L’Unione europea aveva congelato tali risorse a causa delle violazioni dello Stato di diritto sotto il precedente governo di Viktor Orbán. Il nuovo esecutivo ha già avviato una serie di riforme costituzionali e anticorruzione, ma potrebbe avere difficoltà con parte delle richieste di Bruxelles.
Già ad agosto scadrà il termine per presentare le richieste di utilizzo delle risorse europee del cosiddetto fondo di ripresa dell’Unione. Tuttavia, affinché il nuovo governo ungherese possa accedervi, dovrà impegnarsi a realizzare una serie di riforme. In particolare, dovrà soddisfare 27 “super milestone” fissate dalla Commissione europea, che comprendono il ripristino della piena indipendenza della magistratura e l’introduzione di severe misure anticorruzione.
“Entrambe le parti faranno tutto il possibile affinché la prossima settimana, quando andrò a Bruxelles, possiamo firmare un accordo politico tra il governo ungherese e la Commissione europea che ci permetta di chiudere tutte le questioni entro il 31 agosto”, ha dichiarato Magyar la scorsa settimana ai giornalisti a Budapest. Secondo il sito Politico, la firma potrebbe avvenire già oggi.
Le riforme sono già in movimento
La scorsa settimana il partito Tisza, che dispone di una forte maggioranza costituzionale in Parlamento, ha presentato il suo primo importante emendamento costituzionale. Questo introduce un limite di otto anni per la carica di primo ministro. Il limite si applicherebbe retroattivamente a tutti i capi di governo dal 1990, il che significherebbe che Orbán non potrebbe più tornare al potere. Tuttavia, la proposta è già oggetto di critiche da parte di alcuni esperti legali per il suo carattere retroattivo.
Tisza sta inoltre cercando di assumere il controllo di 34 controverse “fondazioni per la gestione del patrimonio di interesse pubblico” create dal precedente governo. Queste fondazioni controllano attualmente enormi beni statali, inclusi 21 atenei.
Un’altra misura preparata dal nuovo governo è la riduzione degli stipendi delle più alte cariche politiche, incluso il taglio dello stipendio di Magyar a meno della metà di quello del suo predecessore. L’esecutivo si è inoltre impegnato a limitare i rimborsi parlamentari per carburante, alloggio e spese legate al personale.
Alcune riforme potrebbero creare problemi
Tuttavia, Magyar nutre riserve su alcune richieste dell’Unione europea, complicando così i tentativi di sbloccare i fondi, ha scritto Euronews. Le riforme del sistema pensionistico e fiscale si sarebbero rivelate i principali punti di attrito tra Budapest e Bruxelles.
Secondo Euronews, che cita diversi funzionari della Commissione europea, Magyar si oppone a entrambe le riforme. A suo avviso, eserciterebbero ulteriore pressione sul bilancio dello Stato.
La riforma delle pensioni è stata una promessa centrale della campagna elettorale di Magyar e il partito Tisza aveva promesso di aumentare le pensioni minime e inferiori alla media. La riforma fa anche parte del piano di ripresa ungherese, attraverso il quale il Paese può accedere ai fondi di Next Generation EU. Essa include misure per garantire un sistema pensionistico più sostenibile ed equo, oltre a sforzi per semplificare il sistema fiscale nazionale.
Secondo Euronews, il team di Magyar avrebbe comunicato a Bruxelles che l’Ungheria resta in linea di principio impegnata nella riforma pensionistica. Tuttavia, la debole situazione fiscale del Paese e i tempi limitati rendono praticamente impossibile attuarla prima della scadenza prevista.
Sul fronte fiscale, Magyar ha escluso l’abolizione delle tasse straordinarie imposte ai settori energetico e finanziario. “La Commissione europea, ad esempio, si aspetta che il governo elimini gradualmente alcune delle imposte speciali. Questo è ovviamente anche nell’interesse dell’economia ungherese, ma nella situazione di bilancio attuale il governo ungherese non può assolutamente permetterselo”, ha dichiarato la scorsa settimana.
I fondi europei come priorità
Dopo la vittoria elettorale, Magyar aveva già indicato come una delle sue priorità proprio lo sblocco di circa 18 miliardi di euro di fondi europei congelati. Si tratta nello specifico di 10,4 miliardi di euro predisposti per il pacchetto per la ripresa e la resilienza da Next Generation EU, il fondo straordinario creato per mitigare le conseguenze della crisi economica, e di 6,3 miliardi di euro provenienti dai fondi di coesione.
Poco dopo la vittoria, Magyar aveva promesso di concentrarsi sul miglioramento dei rapporti con l’Unione europea e sulle riforme. Ha ad esempio dichiarato che il governo cercherà di garantire “condizioni eque” per gli investitori stranieri sostenendo al contempo le imprese nazionali.
Secondo lui, l’Ungheria riavvierà inoltre il processo di adesione alla Procura europea e riesaminerà i documenti classificati. Ha anche delineato piani per una ristrutturazione dei ministeri, affermando che il governo punterà a un maggiore coinvolgimento pubblico nelle decisioni chiave e ad ampliare i meccanismi di consultazione.
Tradotto da Cesare Ceccato. Articolo originale pubblicato da update-eu disponibile qui.

