Il futuro primo ministro ungherese Péter Magyar ha utilizzato la sua prima grande conferenza stampa internazionale dopo la vittoria schiacciante di Tisza per inviare uno dei segnali di politica estera più chiari finora: Budapest ricostruirà i legami strategici con Varsavia e “troverà un modo” per consegnare i fuggitivi politicamente collegati che hanno trovato rifugio sotto Viktor Orbán, tra cui l’ex premier nordmacedone Nikola Gruevski e due politici polacchi ai quali è stato concesso asilo in Ungheria.
Magyar ha accusato il governo uscente di aver gravemente danneggiato la un tempo stretta relazione ungaro-polacca attraverso il suo allineamento agli interessi russi e a faide politiche personali. Ha dichiarato che il suo primo viaggio all’estero da primo ministro sarà a Varsavia all’inizio di maggio, seguito da Vienna e Bruxelles, nell’ambito di un rapido reset diplomatico volto a ristabilire la fiducia con i principali partner europei.
Per anni, Budapest e Varsavia sono stati pilastri centrali della cooperazione conservatrice all’interno dell’Unione europea, spesso coordinandosi su migrazione, dispute sulla sovranità e scontri istituzionali con Bruxelles. Questo asse si è indebolito drasticamente con il mutamento della politica interna polacca e l’approfondimento dei legami di Orbán con Mosca. Magyar sembra ora intenzionato a ricostruire il rapporto bilaterale su nuove basi filo-europee.
Parlando dopo la travolgente vittoria elettorale di Tisza, Magyar ha affermato che gli ungheresi hanno “scritto la storia” il 12 aprile, descrivendo il risultato come un mandato decisivo per un cambiamento sistemico dopo 16 anni di governo Fidesz. Con 3,3 milioni di voti di lista e una previsione di 138 seggi nell’Assemblea nazionale di 199 membri, Tisza è comodamente sopra la soglia dei due terzi necessaria per modifiche costituzionali. Una volta conteggiati i voti degli espatriati e quelli trasferiti nel corso della settimana, il partito prevede di salire ulteriormente fino a 141 o 142 seggi.
Ha presentato la vittoria non semplicemente come un cambio di governo di parte, ma come il rifiuto di un sistema di “partito-Stato” radicato, costruito su propaganda, uso improprio delle istituzioni statali e fusione tra amministrazione pubblica e interessi di partito. Magyar ha sostenuto che, senza quella che ha definito una massiccia macchina propagandistica dal valore di centinaia di miliardi di fiorini, Fidesz avrebbe mantenuto solo una frazione della propria rappresentanza parlamentare.
Questa supermaggioranza, ha chiarito, sarà utilizzata immediatamente per una revisione istituzionale. Il primo pacchetto legislativo includerà misure anticorruzione, il processo di adesione dell’Ungheria alla Procura europea, la creazione di un’Ufficio nazionale per il recupero e la protezione degli asset e limiti costituzionali di mandato che impediranno a chiunque di restare primo ministro per più di otto anni.
Magyar ha inoltre aumentato la pressione sulla questione delle estradizioni, sostenendo di avere “informazioni interne affidabili” secondo cui documenti sarebbero già in fase di distruzione all’interno del ministero degli Esteri e di altre istituzioni legate allo Stato. In una delle sue accuse più dure, ha affermato che funzionari vicini al ministro degli Esteri uscente Péter Szijjártó starebbero distruggendo fascicoli legati a materiali sulle sanzioni, descrivendo il passaggio di potere come una corsa per mettere in sicurezza ciò che resta dell’archivio statale.
L’ufficio per il recupero degli asset è destinato a diventare uno degli strumenti di punta del nuovo governo. Magyar ha dichiarato che riesaminerà i principali dossier sensibili alla corruzione degli ultimi 16-20 anni, tra cui le perdite della banca centrale, le concessioni autostradali e del tabacco, i contratti pubblicitari statali, gli appalti pubblici superiori a 10 miliardi di fiorini, lo scandalo degli acquisti di ventilatori e grandi accordi strategici nel settore energetico e infrastrutturale. L’ufficio esaminerà anche il trasferimento di beni pubblici a istituzioni e fondazioni legate politicamente.
Le implicazioni legali e diplomatiche delle sue dichiarazioni sui casi di asilo potrebbero rivelarsi altrettanto significative. Magyar ha affermato che l’Ungheria “non sarà una discarica per criminali ricercati a livello internazionale”, una frase chiaramente rivolta alle decisioni dell’era Orbán che avevano attirato critiche dai partner europei. Citando esplicitamente Gruevski insieme all’ex ministro della Giustizia polacco Zbigniew Ziobro e al suo vice Marcin Romanowski, Magyar ha collegato il ripristino dello Stato di diritto interno a un più ampio sforzo europeo per ricostruire la fiducia giudiziaria.
Gruevski è stato primo ministro della Macedonia del Nord per lungo tempo (2006-2016) e leader del partito nazionalista VMRO-DPMNE; è stato condannato per corruzione (tra cui abuso d’ufficio nell’acquisto di un’auto di lusso) e nel 2018 è stato condannato al carcere, sentenza che ha definito politicamente motivata. Nel novembre 2018 è fuggito dalla Macedonia del Nord pochi giorni prima di iniziare a scontare la pena, attraversando secondo quanto riportato l’Albania e altri Paesi balcanici con l’assistenza di diplomatici ungheresi (e forse dei servizi), prima di raggiungere Budapest, dove il governo Orbán gli ha concesso asilo politico.
Zbigniew Ziobro, ex ministro della Giustizia polacco (2015-2023) e figura chiave del governo di destra PiS noto per controverse riforme giudiziarie, insieme al suo vice Marcin Romanowski, si sono rifugiati in Ungheria dopo essere stati accusati di corruzione, abuso di potere e uso improprio di fondi pubblici provenienti dal Fondo Giustizia (inclusi presunti dirottamenti per l’acquisto di spyware e favoritismi verso alleati politici). I due hanno denunciato le accuse come persecuzione politica da parte del governo successivo filo-UE guidato da Donald Tusk; Viktor Orbán ha concesso loro asilo politico tra la fine del 2024 (Romanowski) e l’inizio del 2026 (Ziobro), trattandoli come alleati ideologici e casi di “lawfare” contro i conservatori, contribuendo a incrinare i rapporti con Varsavia.
Oltre alla Polonia, il leader di Tisza ha delineato una politica estera basata su un allineamento europeo pragmatico ma più solido. Ha ribadito che l’Ungheria resta orgogliosa della sua appartenenza sia all’Unione europea sia alla NATO, definendo l’Unione fondamentalmente un progetto di pace nonostante i suoi limiti. Ha promesso un impegno costruttivo con Bruxelles anziché un confronto permanente, pur insistendo sul fatto che gli interessi ungheresi saranno difesi “in modo onesto e determinato” a Strasburgo, Bruxelles, Mosca, Berlino, Washington e Pechino.
Sulla Russia, Magyar ha segnalato continuità nel pragmatismo energetico ma una rottura nei toni politici. Ha dichiarato che tutti i principali accordi, inclusi l’espansione della centrale nucleare di Paks e i contratti di fornitura energetica, saranno riesaminati e, se necessario, rinegoziati. Allo stesso tempo, ha sottolineato che la diversificazione – e non un disimpegno brusco da petrolio e gas russi – sarà il pilastro della futura strategia di sicurezza energetica ungherese.
Magyar ha inoltre indicato un significativo cambio di rotta sull’Ucraina, affermando che “tutti in Ungheria sanno che l’Ucraina è la vittima in questa guerra” e sottolineando che Kyiv ha pieno diritto di preservare la propria sovranità e integrità territoriale secondo il Memorandum di Budapest. Ha aggiunto che nessuna potenza esterna ha il diritto di dire all’Ucraina quali territori dovrebbe cedere, in netto contrasto con la retorica precedentemente espressa da esponenti di Fidesz. Allo stesso tempo, ha collegato un eventuale riavvicinamento bilaterale a garanzie per i diritti dei circa 100.000 ungheresi etnici residenti in Ucraina.
L’agenda di riforme interne è altrettanto ambiziosa. Magyar ha promesso ministeri separati per sanità, istruzione, ambiente e sviluppo rurale, una ristrutturazione dell’ufficio del primo ministro, il ripristino di un controllo professionale sui servizi di intelligence e la fine dei finanziamenti alla propaganda statale a fini politici. Tra le prime misure nel campo dei media, ha annunciato la sospensione del servizio di notizie dell’emittente pubblica fino al ripristino delle condizioni per un’informazione imparziale.
Per Bruxelles, l’implicazione più immediata potrebbe essere lo sblocco dei fondi europei. Magyar ha promesso una rapida conformità alle richieste di lunga data dell’Unione in materia di indipendenza della magistratura, misure anticorruzione, pluralismo dei media e libertà accademica. Ha avvertito che l’Ungheria ha già perso troppo tempo – e troppo denaro.
Tradotto da Cesare Ceccato. Leggi qui l’articolo originale.
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