Un fattore di “indipendenza” e “un vero e proprio settore del futuro”. Così il presidente francese Emmanuel Macron ha descritto il nucleare civile, insistendo sulla sua rinascita nel mezzo di una crisi energetica mondiale provocata dal riaccendersi del conflitto in Medio Oriente e dalla risalita dei prezzi di gas e petrolio.
Questa indipendenza è tanto più strategica in un contesto geopolitico in cui la dipendenza dagli idrocarburi può “diventare uno strumento di pressione, o addirittura di destabilizzazione”, ha affermato Macron aprendo il secondo vertice dedicato al nucleare civile a Parigi, a cui prendono parte i rappresentanti di 40 Paesi e delle istituzioni dell’Unione europea, oltre a Cina e Stati Uniti. Nel suo intervento, il presidente francese ha definito il nucleare “un motore di progresso, prosperità e indipendenza”, sostenendo che questa fonte consente di conciliare tre obiettivi che oggi, a suo dire, sono al centro delle strategie industriali ed energetiche: competitività, decarbonizzazione e sovranità.
Organizzato dalla Francia in collaborazione con l’Agenzia internazionale per l’energia atomica (AIEA), il vertice vede a margine anche una riunione straordinaria dei ministri dell’Energia del G7 per discutere dell’impennata dei prezzi del petrolio, che sta scuotendo i mercati e i prezzi dei carburanti, e valutare possibili contromisure, compreso un eventuale rilascio delle riserve strategiche.
Macron ha inserito il summit in un contesto internazionale “molto specifico”, segnato non soltanto dalle tensioni in Medio Oriente, ma anche dal ritorno del tema della sicurezza energetica come questione di stabilità politica ed economica.
Dopo una prima edizione a Bruxelles nel 2024, il vertice del 2026 si tiene nel quindicesimo anniversario dell’incidente di Fukushima e nel quarantesimo anniversario del disastro di Chernobyl. Nel ricordare la tragedia giapponese, Macron ha rivolto un pensiero “fraterno” alle famiglie delle vittime, agli sfollati e ai soccorritori, sottolineando però che proprio da Fukushima sono state tratte lezioni decisive. Dal 2011, ha osservato, gli standard di sicurezza e i sistemi di ispezione sono stati rafforzati, mentre in Europa i reattori sono stati sottoposti ad alcune delle verifiche più severe al mondo. “Oggi possiamo dire che il nucleare è sicuro”, ha sostenuto, pur ribadendo che non può esistere energia nucleare civile senza garanzie rigorose in materia di sicurezza, controlli e trasparenza scientifica.
Nel suo discorso il capo dell’Eliseo ha anche richiamato la guerra in Ucraina e i rischi posti dall’occupazione russa del sito di Zaporizhzhia, affermando che la questione nucleare impone sempre una riflessione etica oltre che tecnologica e industriale. Proprio per questo ha difeso il ruolo dell’AIEA e delle autorità di sicurezza nazionali, insistendo sul fatto che la fiducia nel rilancio del nucleare passa dalla capacità di preservare i meccanismi internazionali di controllo, non proliferazione e tutela degli impianti.
Energia nucleare fondamentale per indipendenza e sovranità energetica
“L’energia nucleare è fondamentale per conciliare l’indipendenza e quindi la sovranità energetica, la decarbonizzazione e quindi la neutralità carbonica entro il 2050, e la competitività e quindi la creazione di posti di lavoro nelle nostre economie”, ha affermato Macron. Nel ragionamento del presidente francese, il nucleare non è alternativo alle rinnovabili, ma complementare.
La Francia, ha ricordato Macron, ha scelto di puntare su entrambe, perché il nucleare fornisce una produzione programmabile, decarbonizzata e su larga scala, capace di sostenere tanto l’elettrificazione dei consumi quanto lo sviluppo delle nuove tecnologie, dai data center all’intelligenza artificiale.
Macron ha anche rivendicato che la disponibilità di elettricità nucleare abbia permesso alla Francia di esportare energia e di rafforzare la propria protezione rispetto agli shock globali.
Da qui l’insistenza sull’idea che “il tempo dell’azione” sia arrivato.
Il presidente francese ha sostenuto che la priorità, per i Paesi che già dispongono di un parco nucleare, debba essere il prolungamento in sicurezza della vita degli impianti esistenti, insieme a nuovi investimenti per migliorarne prestazioni e affidabilità. Ma ha aggiunto che il rilancio del settore passerà anche attraverso una maggiore standardizzazione dei reattori, condizione che a suo giudizio permetterebbe di ridurre costi e tempi di costruzione ed evitare la continua ripetizione di prototipi diversi. In questa prospettiva, Macron ha evocato una cooperazione più stretta tra autorità di regolazione, industria e istituzioni internazionali, sul modello di altri grandi settori integrati come l’aviazione.
Come finanziare il rilancio del nucleare?
Nel suo intervento Macron ha affrontato anche il tema cruciale del finanziamento di un settore che alti costi di sviluppo e tempistiche lunghe. Il presidente della Repubblica ha invitato “ogni attore pubblico e privato a fare la sua parte per continuare a mobilitare gli investimenti” per lo sviluppo del nucleare civile, “un vero settore del futuro per la nostra energia, le nostre società e i nostri Paesi”.
“Invito anche le banche e i fondi di investimento, che devono impegnarsi”, in particolare nel “capitale di rischio per i progetti più rischiosi”, ha aggiunto, sostenendo che negli ultimi anni la fiducia sia tornata ma che l’Europa debba ancora correggere regole che, in passato, hanno finito per penalizzare il nucleare in nome di una neutralità tecnologica rimasta incompleta. Macron ha accolto positivamente il sostegno già emerso da parte della Banca europea per gli investimenti, ma ha chiesto di andare oltre e più in fretta.
Macron ha citato il Regno Unito come esempio, dove il modello di finanziamento scelto è il RAB (regulated asset base) consente di ridurre il costo del capitale anticipando parte del recupero dei costi durante la costruzione, ritenendo però che gli europei debbano “andare ancora oltre” in questo ambito.
In parallelo, Macron ha chiesto che il nucleare sia pienamente integrato nelle strategie industriali dell’Unione europea, includendo l’intera filiera, dall’approvvigionamento del combustibile al riprocessamento, e ha invocato la creazione di un importante progetto di interesse comune europeo anche per il nucleare, sul modello di quanto già fatto per batterie e idrogeno.
Per Macron, il rilancio del nucleare deve accompagnarsi alla costruzione di una vera “Europa delle reti”, con interconnessioni transfrontaliere più forti e una libera circolazione dell’elettricità decarbonizzata. L’idea indicata dal presidente francese è quella di un sistema in cui elettroni prodotti da nucleare, eolico offshore o solare possano fluire più facilmente all’interno del mercato europeo, rafforzando al tempo stesso la sicurezza degli approvvigionamenti e la competitività industriale del continente.
Ridurre le dipendenze strategiche
Macron – che all’inizio del summit è stato interrotto da due attivisti di Greepeace che hanno denunciato come il nucleare contribuisca a fornire risorse alla Russia – ha riconosciuto la necessità di ridurre le dipendenze strategiche, osservando che la dipendenza dalla Russia “è vera per l’uranio” e ricordando che Mosca pesa per “il 40% della produzione mondiale”.
Da qui l’insistenza sulla necessità di “diversificare chiaramente la catena di approvvigionamento”, “mettere in sicurezza le forniture di uranio”, “continuare a investire per aumentare la capacità di arricchimento” e rafforzare “la cooperazione internazionale”, in particolare “per la produzione del combustibile e la chiusura del ciclo”.
In UE l’uranio naturale arriva soprattutto da Canada e Kazakistan, che nel 2024 sono stati i primi due fornitori, seguiti da Australia, Niger e Russia. Secondo l’Euratom Supply Agency, il Canada ha coperto il 33,9% delle consegne di uranio naturale alle utility europee, il Kazakistan il 24,25%. Tuttavia la Russia pesa ancora per il 15,63% seguita in misure minore dall’Australia il 10,54% e dal Niger l’8,25%.
Il nodo resta la capacità di arricchimento. Nel 2025 la società nucleare statale russa Rosatom rappresentava circa il 44% della capacità mondiale di arricchimento dell’uranio, secondo la World Nuclear Association, e a quattro anni dall’invasione russa dell’Ucraina i produttori europei di energia nucleare faticano ancora ad affrancarsi da queste forniture.

