La Commissione europea sta monitorando i livelli di stoccaggio del gas nei vari Paesi europei, l’obiettivo è raggiungere l’80% delle riserve entro l’inizio dell’inverno. Oggi la media nell’UE è del 50% ma l’esecutivo non sembra preoccupato.

“Siamo in una situazione diversa rispetto al 2022” è quello che Anna-Kaisa Itkonen, portavoce per l’Energia della Commissione UE, ha ripetuto più volte in risposta alle preoccupazioni dei giornalisti presenti alla conferenza stampa quotidiana a Palazzo Berlaymont. Pur riconoscendo che i livelli attuali delle scorte sono “leggermente inferiori rispetto a quelli precedenti alla crisi” tuttavia “non destano preoccupazioni immediate per la sicurezza energetica”.

All’aumento dei prezzi dell’energia dovuto alla chiusura dello Stretto di Hormuz a fine febbraio, si aggiunge anche lo stress nelle scorte di gas degli Stati membri. Un quinto, infatti, della produzione mondiale di gas naturale liquefatto (Gnl) transitava ogni giorno dallo stretto, facendo di questa lingua di mare uno dei nodi commerciali più importanti al mondo.

Ventidue Paesi dell’UE firmano il primo accordo tripartito per lo stoccaggio energetico

Nell’accordo raggiunto dalla Commissione, gli Stati membri sono tenuti a portare i livelli di gas stoccato all’80% delle loro riserve, ma oggi la media europea – secondo i dati di AGSI – è appena del 50%. Fra i Paesi in fondo alla classifica ci sono la Svezia (9.97%), Belgio (25.24%) e Paesi Bassi (28.38%), mentre l’Italia (69.30%) si colloca al quarto posto, dietro a Portogallo (92.29%), Polonia (74.35%) e Spagna (73.37%).

Nonostante la maggior parte dei Paesi sia ben al di sotto della soglia di sicurezza, Itkonen ha tranquillizzato: “Non riteniamo che i livelli attuali siano preoccupanti in alcun modo”. “Questa è la stagione dell’accumulo di scorte, è piena estate”.

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