Il progetto di video-pillole parla in realtà dei “bivi non presi”: mancati salti in avanti del processo di rafforzamento della sovranità europea accanto a quelle nazionali, nel tentativo di rafforzare la capacità dell’Europa di comportarsi da attore globale, non come (litigiosa) unione di paesi sempre attenti a soddisfare presunti e imprescindibili interessi nazionali, che d solito sono solo gl’interessi di corporazioni ed elites al governo dei singoli paesi.

È entrato nel vivo il progetto EUTeach, con la realizzazione di questo primo ciclo di lezioni sulle tappe mancate dell’integrazione europea, che verrà completato nei prossimi giorni e poi reso disponibile online sia sulla piattaforma moodle di Roma Tre sia linkato sulla piattaforma SOFIA del Miur.

Obiettivo delle ‘pillole’, realizzate da docenti e collaboratori dell’Università Roma Tre, è fornire agli insegnanti una prospettiva critica sulle tappe dell’integrazione economica europea. Che eviti le trappole della retorica celebrativa del successo, secondo la quale ogni tappa del processo d’integrazione sarebbe stata comunque una grande conquista, e della opposta retorica del fallimento, secondo la quale l’integrazione europea avrebbe sistematicamente prodotto effetti negativi. Una polarizzazione del dibattito pubblico che negli ultimi decenni ha ostacolato la creazione di una seria coscienza critica nell’opinione pubblica, necessaria per acquisire una più ampia consapevolezza del ruolo storico dell’integrazione europea nel mondo e del ruolo della filiera educativa nel preparare i cittadini ad essere soggetti attivi del cambiamento.

Perché il percorso di unificazione in Europa è invece caratterizzato da avanzamenti ed arretramenti, rispetto al sogno iniziale dei padri fondatori di creare una sovranità europea condivisa accanto a quelle nazionali. E questo ciclo di video-pillole mira esattamente a mettere in evidenza alcuni fallimenti, o appunto ‘bivi non presi’, del percorso.

Alcuni di essi sono noti, altri meno. Tra quelli più noti vi è sicuramente la vicenda della CED, la Comunità Europea di Difesa, il cui accordo fu firmato solennemente a Parigi nel maggio del 1952; e mai ratificato, decretandone di fatto il fallimento.

Altri sono episodi più oscuri, che non hanno avuto l’onore delle cronache. E spesso neanche sollevato l’attenzione degli storici. Come il (mancato) passaggio dall’Unione Europea dei Pagamenti ad un Fondo Monetario Europeo, che avrebbe dovuto assistere i paesi europei in difficoltà di bilancia dei pagamenti indipendentemente dall’intervento del Fondo Monetario Internazionale. O il tentativo di realizzare un fondo per gl’investimenti europei negli anni Cinquanta, rivolto all’energia, ai trasporti, a finanziare la disoccupazione e la riconversione che avrebbero potuto essere innescate dal mercato unico. Tutte tappe cancellate poi dall’agenda sovranazionale ed affrontate singolarmente da ciascun paese in maniera non sinergica.

O come nel 1993, col Libro Bianco di Delors su Crescita, Competitività, Occupazione. Le sfide e le vie da pwercorre3re per entrare nel XXXI secolo, che lucidamente individuava nelle transizioni ecologica e digitale i beni pubblici chiave per rendere l’Europa innovativa e competitiva sul piano internazionale. Anch’esso unanimemente approvato dal Consiglio Europeo e poi dimenticato in un cassetto.

O le vicende del mancato completamento dell’agenda di Schengen. O ancora quel ruolo internazionale dell’euro che la mancanza di volontà politica nella creazione di un debito condiviso ha finora ostacolato. Insomma, le video-pillole dovrebbero essere intese soprattutto come spunti d riflessione per i docenti; per permettere loro di affrontare in maniera più critica e problematica l’insegnamento della storia e dell’economia dell’integrazione europea quando si rivolgono ai loro studenti. Uno strumento che si spera possa essere di qualche utilità per contribuire a rendere meno scontato ed acritico l’insegnamento delle materie economiche nel nostro paese. Che d’altronde è lo scopo principale del Progetto Jean Monnet EUTeach.

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