La NATO sta rafforzando la propria prontezza in vista di un eventuale conflitto con la Russia, ma l’Alleanza Atlantica ha bisogno di un maggior numero di soldati, di maggiori scorte di munizioni, di droni moderni e di armi a lungo raggio.
Questo mese la NATO avvia i colloqui sulle forze armate e sulle armi di cui gli alleati avrebbero bisogno per difendersi da un potenziale attacco russo, nonché sulle modalità di finanziamento di tali capacità.
I colloqui mirano a definire gli obiettivi in materia di capacità militari per il 2029. Ciascuno dei 32 Stati membri della NATO dovrà dichiarare le forze e le attrezzature specifiche che metterà a disposizione dell’Alleanza. I funzionari europei avvertono che, entro quella data, la Russia, se avesse tale intenzione, potrebbe essere pronta ad attaccare uno degli Stati membri della NATO.
L’Alleanza non ha bisogno solo di più fondi
Durante la riunione del Comitato militare della NATO tenutasi il mese scorso a Copenaghen, i capi della difesa degli Stati alleati hanno discusso dell’attuazione degli accordi raggiunti al vertice NATO di Ankara. Tra i temi principali figuravano il rafforzamento della deterrenza, lo sviluppo delle tecnologie militari e l’ulteriore assistenza all’Ucraina.
Il presidente del Comitato militare della NATO, l’ammiraglio Giuseppe Cavo Dragone, ha sottolineato che la priorità è tradurre gli impegni politici in capacità difensive concrete.
“Attueremo gli accordi del vertice di Ankara, spostando l’attenzione dalla semplice dichiarazione dei bilanci alla fornitura di capacità che consentano alla NATO di scoraggiare gli avversari e difendere l’area euro-atlantica”, ha affermato. Ha inoltre sottolineato la necessità di accelerare l’attuazione delle nuove capacità di difesa e lo sviluppo tecnologico.
Sul sito ufficiale dell’Alleanza, nella descrizione dello sviluppo delle capacità di difesa, si sottolinea che i nuovi obiettivi richiedono forze più consistenti, equipaggiamenti adeguati, un aumento degli investimenti, il potenziamento dell’industria della difesa e il rafforzamento delle catene di approvvigionamento. Tra le priorità principali figurano la difesa aerea e antimissile, le armi a lungo raggio, la logistica e le grandi formazioni delle forze terrestri.
A sua volta, durante il Warsaw Security Forum della scorsa settimana, il generale Alexus Grynkewich, comandante supremo delle forze alleate della NATO in Europa (SACEUR), ha presentato la cosiddetta “teoria della vittoria della NATO“.
In tale contesto, ha annunciato investimenti in sistemi di attacco di precisione a lungo raggio, l’ampliamento della rete di sensori e dei sistemi di ricognizione, nonché lo sviluppo della cosiddetta «nuvola di combattimento», che consente di collegare e scambiare dati provenienti da diverse fonti.
“La NATO è un’alleanza difensiva. Nessuno, tuttavia, dovrebbe confondere la nostra natura difensiva con debolezza o mancanza di determinazione. Se qualcuno fosse così avventato da attaccarci, combatteremo ancora più strenuamente”, ha sottolineato.
“Se l’avversario minaccerà un’escalation, mostrerà i muscoli o deciderà effettivamente di procedere a un’escalation nel corso del conflitto, ciò non porterà alla disgregazione della nostra Alleanza. Al contrario, ci unirà ancora di più”, ha aggiunto.
Più soldati e maggiore prontezza al combattimento
Il segretario generale della NATO Mark Rutte, durante un colloquio tenutosi il mese scorso a Des Moines, nello Stato dell’Iowa, ha sottolineato che la NATO ha bisogno di forze sufficientemente numerose che possano essere rapidamente dispiegate, rifornite e impiegate in operazioni di combattimento. In caso di conflitto, non conta solo la consistenza numerica dell’esercito, ma anche la sua capacità di condurre operazioni di lunga durata.
“Per garantire una sicurezza reale, non basta destinare più fondi alla difesa. Servono soldati e soldatesse: addestrati e pronti all’azione”, ha affermato.
Ha inoltre sottolineato che la minaccia russa è di natura a lungo termine e che, pertanto, gli alleati devono investire nella difesa ed essere pronti a proteggere ogni parte del territorio della NATO. Allo stesso tempo, ha messo in guardia dal cedere al panico e ha sottolineato la necessità di continuare a sostenere l’Ucraina.
Una maggiore prontezza operativa richiede anche una logistica adeguata: si tratta di forniture di carburante, pezzi di ricambio, munizioni e attrezzature mediche. La NATO sottolinea che la capacità di spostare le forze e mantenere le linee di rifornimento è parte integrante di un’efficace deterrenza.
Droni e armi a lungo raggio
La NATO sottolinea inoltre la crescente importanza dei velivoli senza pilota. I droni vengono utilizzati per la ricognizione, l’osservazione del campo di battaglia, l’individuazione degli obiettivi e lo sferramento di attacchi.
L’Alleanza ne ha parlato nel documento ufficiale “NATO’s Drone Edge” pubblicato nel luglio di quest’anno. “I droni hanno sostanzialmente cambiato la natura della guerra moderna e sono diventati un fattore decisivo sul campo di battaglia. Lo vediamo ogni giorno in Ucraina”, si sottolinea nel documento. È stato inoltre evidenziato l’aumento del numero di incidenti che coinvolgono droni nei confronti degli Stati membri, in particolare sul fianco orientale.
La NATO ha annunciato investimenti superiori a 40 miliardi di dollari nelle capacità anti-drone nell’arco di cinque anni. È previsto inoltre un aumento di cinque volte del numero di operatori di droni addestrati nelle forze armate entro la fine del 2027.
Tuttavia, è importante anche lo sviluppo della produzione. A settembre Rutte ha affermato che, dato il ritmo dei cambiamenti tecnologici, l’accumulo di grandi scorte di velivoli senza pilota potrebbe diventare rapidamente inefficace. “È necessario garantire la capacità di produrre droni e, successivamente, realizzare droni che utilizzino le tecnologie più recenti”, ha sottolineato il segretario generale della NATO.
Parallelamente, la NATO sta sviluppando misure di contrasto ai droni, compresi i sistemi per il loro rilevamento, tracciamento e neutralizzazione. L’obiettivo è limitare l’efficacia degli attacchi contro le forze armate, le infrastrutture critiche e le strutture militari.
Un’altra priorità è lo sviluppo di armamenti a lungo raggio. I documenti ufficiali della NATO citano queste capacità tra gli elementi più importanti della pianificazione della difesa.
Le armi a lungo raggio consentono di colpire obiettivi situati lontano dalla linea del fronte. I conflitti contemporanei dimostrano che rivestono grande importanza sia i mezzi di attacco, sia la capacità di individuare gli obiettivi, trasmettere dati e coordinare gli attacchi.
Durante il colloquio di settembre, Rutte ha sottolineato che un eventuale conflitto tra la NATO e la Russia sarebbe diverso dalla guerra condotta dall’Ucraina.
“Se la NATO si trovasse in stato di guerra con la Russia, sarebbe una guerra diversa. Abbiamo mezzi diversi da quelli degli ucraini”, ha affermato, riferendosi alle capacità convenzionali dell’Alleanza.
Questa dichiarazione non equivale a un annuncio di inizio del conflitto. Rutte ha sottolineato che la NATO è un’alleanza difensiva e non intende cercare la guerra con la Russia. Ha tuttavia precisato che l’Alleanza dispone di capacità militari diverse e deve essere pronta a difendere i propri membri.
Altrettanto importante è la protezione contro missili e velivoli senza pilota. Il sistema di difesa aerea deve comprendere il rilevamento delle minacce, l’identificazione dei bersagli e la capacità di intercettare i mezzi di attacco in avvicinamento. Lo sviluppo di queste capacità richiede la cooperazione tra gli Stati, l’interoperabilità delle attrezzature e adeguate scorte di missili intercettori.
Nel comunicato successivo all’incontro di Copenaghen, la NATO ha sottolineato la necessità di accelerare l’implementazione di nuove capacità e di avvalersi dell’innovazione e della tecnologia. Il documento sui droni, dal canto suo, evidenzia il ruolo dell’industria della difesa e degli ecosistemi di innovazione in via di sviluppo, comprese le piccole e medie imprese.
Anche la cooperazione transatlantica riveste grande importanza. A settembre Rutte ha sostenuto che le azioni degli Stati Uniti non significano un ritiro dalla cooperazione nell’ambito dell’Alleanza Nordatlantica, ma che l’Europa deve assumersi una maggiore responsabilità per la propria difesa.
“Gli Stati Uniti non possono farlo da soli (difendere l’Europa – ndr), poiché svolgeranno un ruolo significativo nella regione indo-pacifica. Pertanto è giusto che gli europei si impegnino maggiormente nella difesa convenzionale dell’Europa. È del tutto giustificato”, ha affermato.
“Ciò non significa che gli Stati Uniti si stiano ritirando dalla difesa convenzionale dell’Europa, ma che gli europei si assumono una parte maggiore di responsabilità, ricoprono più incarichi di comando di alto livello e così via”, ha spiegato.
Questa tendenza è già stata battezzata “NATO 3.0”. Sia Bruxelles che Washington sottolineano la necessità di trasferire in misura maggiore il peso del mantenimento dell’Alleanza sul Vecchio Continente. “L’Europa deve assumersi la responsabilità principale della difesa convenzionale del continente”, ha sottolineato durante il Warsaw Security Forum il commissario UE per la difesa e lo spazio Andrius Kubilius.
La NATO non intende attaccare la Russia
Allo stesso tempo, durante la visita della scorsa settimana in Estonia, Rutte ha placato i timori relativi a una minaccia diretta, come abbiamo riportato su FocusEurope.pl.
“Non riteniamo che la Russia abbia tale intenzione e non vediamo una minaccia diretta per il territorio della NATO”, ha dichiarato. Ha aggiunto che, se necessario, l’Alleanza reagirà.
Un giornalista dell’emittente televisiva estone TV3 ha chiesto a Rutte se non fosse giunto il momento di definire apertamente le azioni della Russia come una “guerra condotta nell’ombra” e per quanto tempo la NATO intenda tollerare tali incidenti senza una risposta chiara.
Rutte ha assicurato che l’Alleanza dispone di diverse opzioni di risposta. “Non sempre le vedrete. Non sempre saranno pubbliche e non sempre si tratterà di una risposta del tipo ‘occhio per occhio'”, ha detto. Come ha spiegato, la reazione può essere simmetrica o asimmetrica, e la sua natura dipenderà dalle circostanze.
Il segretario generale ha citato l’operazione “Baltic Sentry”, avviata nel gennaio 2025 in seguito al danneggiamento del cavo sottomarino tra l’Estonia e la Finlandia alla fine di dicembre 2024. L’operazione ha rafforzato la presenza della NATO nel Mar Baltico e ha lo scopo di contribuire alla protezione delle infrastrutture sottomarine. “Interverremo laddove sarà necessario”, ha sottolineato Rutte.
Ha invece escluso categoricamente la possibilità che la NATO dichiari guerra alla Russia, a meno che quest’ultima non attacchi. “Si tratta di un’alleanza difensiva. Non sferreremo mai per primi un attacco contro qualcun altro, perché non è nel nostro interesse”, ha sottolineato.
Il ruolo della Polonia nell’architettura di sicurezza della NATO
La Polonia è il principale beneficiario del programma UE SAFE, dal quale le sono stati assegnati 44 miliardi di euro. In un colloquio della scorsa settimana con Andrius Kubilius, il ministro della Difesa Władysław Kosiniak-Kamysz ha assicurato che il nostro Paese spenderà praticamente l’intera somma.
Il ministro ha comunicato che la Polonia sta addirittura discutendo con la Commissione europea per aumentare lo stanziamento nell’ambito del programma. “Non tutti gli Stati utilizzeranno il fondo del meccanismo SAFE. Non tutti ne sono in grado, ad esempio l’Ungheria, poiché il precedente governo non ha fatto nulla in tal senso per impiegare questi fondi in modo corretto e trasparente”, ha sottolineato, riferendosi ai governi di Viktor Orbán.
Secondo lui, tutte le iniziative – dal cyberspazio, passando per gli armamenti tradizionali e l’equipaggiamento individuale dei soldati, fino alle tecnologie moderne – devono essere interconnesse.
“Non è possibile costruire un esercito basato solo su un unico tipo di equipaggiamento, su tecnologie obsolete o esclusivamente nuove. Deve esserci un mix di diversi tipi di esperienza, nonché la capacità di integrare equipaggiamenti e competenze tra i singoli Stati membri dell’Unione Europea e della NATO”, ha affermato il ministro.
“Siamo molto lieti che la Polonia rappresenti un esempio così eccellente per gli altri paesi europei, poiché stiamo parlando, ad esempio, dell’ottimo utilizzo dei fondi del programma SAFE”, ha affermato a sua volta Kubilius.
Riferendosi alla “teoria della vittoria” della NATO presentata il giorno prima da Grynkewich, ha invece sottolineato che la sua attuazione “è strettamente legata al ruolo della Polonia, che in questo contesto avrà un ruolo molto importante”.
Articolo tradotto da Luca Gualco. Leggi qui la versione originale pubblicata su Focus Europe Poland.

